Quirinale
Il Pd cerca
di allargare
il consenso

Alla riunione di direzione del partito Enrico Letta ha irrigidito ulteriormente la posizione del Pd sulla candidatura di Silvio Berlusconi che il centrodestra ha formalizzato l’altroieri per iscritto al termine del suo vertice nella villa romana del Cavaliere. Una candidatura, si badi bene, che è sottoposta alla verifica dei numeri necessari all’elezione a Capo dello Stato del fondatore della coalizione, numeri che peraltro in questo momento non ci sono. Ed è proprio da qui che è partito Letta per motivare ulteriormente il suo no alla candidatura più divisiva che si potesse pensare.

Quirinale Il Pd cerca di allargare il consenso

Non ci sono i numeri perché nessuno oggi ha la maggioranza sufficiente per eleggersi il «proprio» presidente anche a partire dalla quarta votazione, quella che richiede un quorum di 505 voti, cioè la maggioranza assoluta - e non dei due terzi - degli aventi diritto, che sono 1.009. Dunque non esiste un «diritto» del centrodestra ad avere un presidente ad esso affine. È vero che la condizione di vantaggio esiste, ed è immaginabile che Berlusconi, Salvini e Meloni vogliano fare un tentativo dopo che gli ultimi presidenti sono stati tutti espressi da aree liberal-riformiste, ex comuniste, cattolico democratiche.

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