Rispecchiare il pluralismo, l’incapacità dei partiti

Con un progetto di riforma costituzionale, Giorgia Meloni rilancia il tema del presidenzialismo. E lo fa a partire dalla constatazione di un’evoluzione di fatto (al di là delle regole) in tale direzione che la leader di FI ha colto nei più recenti passaggi istituzionali e della crisi della rappresentanza e della mediazione partitica in Parlamento.

Rispecchiare il pluralismo, l’incapacità dei partiti
Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha presentato recentemente un progetto di riforma costituzionale volta al presidenzialismo
(Foto di ansa)

Difficile negare la plausibilità, almeno parziale, di questi presupposti: da un lato, l’ampliamento ben visibile dell’influenza presidenziale nelle recenti crisi di Governo, grazie all’elasticità (a fisarmonica) dei poteri attribuiti al Capo dello Stato dalla Costituzione; e ancor più il degrado della mediazione parlamentare incarnata dai partiti. Le vicende della rielezione del presidente Mattarella (che ritengo una soluzione costituzionalmente problematica) hanno confermato queste difficoltà. Come «ricetta», la Meloni propone un presidenzialismo esplicito e costituzionalmente disciplinato. Va detto che la soluzione presidenziale non è certo eversiva, né può essere liquidata come malcelata nostalgia totalitaria.

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