Sostegno all’Ucraina, la posta
in gioco

Esteri. La storia, è risaputo, non si fa sulle ipotesi. Con i se si possono fare solo dei giochi di fantasia. Non si può preconizzare il corso degli avvenimenti, mutando a proprio arbitrio un dato del contesto storico. Facciamo un esempio: se Cleopatra non fosse riuscita a sedurre Antonio, Cesare non avrebbe avuto la meglio e la storia di Roma avrebbe preso tutt’altro corso.

E ancora: se Alessandro Magno, invece di rivolgere le armi a Oriente, avesse marciato contro l’Occidente, non sarebbe sorto l’Impero romano. Chi più ne ha, più ne metta. Ma serve a poco. La storia non si può cambiare. Si può solo cercare di capire come sono avvenute realmente le cose, e magari indagare perché e con quali conseguenze hanno preso quella piega. Tuttavia, c’è un modo che può risultare utile, giocando a ipotizzare un diverso corso degli avvenimenti. Ed è quando si immagina una scelta politica alternativa a quella effettivamente adottata. Questo per commisurare le conseguenze della linea seguita rispetto a quella congetturata.

Ha implicitamente fatto ricorso ad un ragionamento controfattuale - come lo definiscono gli storici, - il presidente della Repubblica nel discorso di fine anno. Per convincere gli scettici al sostegno armato all’Ucraina, Mattarella ha fatto riferimento alle tragiche conseguenze che sarebbero derivate all’Italia e all’Europa dall’abbandono al suo destino del Paese vittima dell’aggressione russa. Putin avrebbe certamente concluso vittoriosamente e in tempi brevi la sua «operazione militare speciale». Gli Stati confinanti, già appartenuti all’Urss e l’Europa intera, intimidita e ulteriormente divisa al suo interno, si sarebbero trovati faccia a faccia con l’aggressivo orso russo. Russia e Cina si sarebbero sentite incoraggiate a dispiegare la loro offensiva imperialistica, ad allargare la loro influenza economica, a intensificare la loro campagna demolitrice dei valori e degli istituti di un Occidente al tramonto. Certo, in compenso il vecchio continente avrebbe scongiurato i danni provocati dalla guerra: crisi energetica, inflazione, interruzione della ripresa economica seguita alla fine del lockdown.

Nell’immaginare le conseguenze a lungo termine di un mancato sostegno a Zelensky non è possibile andare oltre. Questo significherebbe, per l’appunto, sconfinare nella fantapolitica. Limitarsi a mettere a confronto le due opzioni di fronte al dramma esploso nel cuore dell’Europa basta a fare chiarezza sul quesito posto all’inizio. Si è sfatata la favola che senza il sostegno logistico e militare all’Ucraina avremmo avuto solo vantaggi: niente crisi energetica, niente inflazione, stabile ripresa economica. Evidentemente, chi stila un simile bilancio ottimistico non considera come costi la lesione della sovranità di uno Stato indipendente, l’aggressione impunita condotta da una grande potenza a danno di una minore, l’estensione dell’influenza militare ed economica di potenze imperialistiche, l’incoraggiamento offerto ai campioni dell’autocrazia a esportare il loro modello di civiltà politica. A meno che non si pensi che l’Europa possa prosperare nel mondo globalizzato ripiegandosi su se stessa, salvaguardando la sua libertà, il suo sviluppo economico, il suo progresso sociale.

Ma questa è «l’isola che non c’è» e che, se pure esistesse, sarebbe alla mercè dei predatori che non fanno mistero di essere alla ricerca di ricche prede, tanto più appetibili se inermi.

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