L'Editoriale
Venerdì 30 Gennaio 2026
Stati Uniti inaffidabili, l’esercito europeo difficile ma necessario
MONDO. In occasione della conferenza annuale dell’Agenzia europea della difesa, il commissario dell’Unione europea per lo spazio e la difesa, Andrius Kubilius, ha affermato che sul tema militare l’Europa è un gigante che dorme.
È ora di svegliare questo gigante e di farlo tutti assieme. È quindi necessario essere pronti a combattere non come la somma di 27 Stati ma come Europa. Le ragioni della Nato sono militari. Senza gli americani l’Alleanza perde consistenza anche in ragione del divario che separa ancora gli europei dagli standard operativi dei militari Usa. E tuttavia è presente anche una nota politica. Il rapporto con gli alleati d’oltreatlantico è considerato vitale perché l’Occidente è uno e lo si intende a guida americana. Il recente documento della Strategia di difesa americana del Pentagono parla di emisfero occidentale. L’Europa in verità è menzionata come parte debole e in declino. La sua posizione nel mondo è in diminuzione in ragione del minore peso economico globale. Ma il Pentagono assicura che gli Usa rimarranno impegnati nel Vecchio continente. Questo spiega l’atteggiamento di Mark Rutte che concepisce la forza della Nato come legata alla presenza degli Stati Uniti.
I dubbi sull’efficacia di un esercito europeo
I dubbi sull’efficacia di un esercito europeo nascono non solo dal suo ritardo militare e strategico ma dalle divisioni che lacerano la compattezza del fronte Ue. La prima domanda che sorge è qual è la catena di comando. Si pensi solo alle divisioni e ai litigi tra francesi e tedeschi sul nuovo aereo di sesta generazione che dovrà contrastare il dominio americano nel settore. È un caso emblematico che fa testo per l’intera politica di difesa. I francesi rivendicano il diritto di disporre delle linee guida e di esercitare il comando. La Germania si è rifiutata e quindi il Fcas, questa la denominazione del progetto, è un sogno riposto nel cassetto. Berlino si guarda attorno e sta pensando di fare un aereo tutto in solitudine.
Così alla fine avremmo in Europa un velivolo di ultima generazione francese e poi un altro tedesco. Gli italiani, che da sempre hanno problemi ad accettare l’egemonia franco-tedesca in campo militare, si sono buttati sul Gcap in alleanza paritetica con Gran Bretagna e Giappone. Per un militare che deve operare sui fatti e non sulle speranze, l’opzione europea per un esercito unico diventa velleitaria. Meglio dunque la predominanza americana con la certezza che l’operatività è garantita.
La battuta di Trump sull’Afghanistan
Certo rimane la percezione di essere un po’ la ruota di scorta. La battuta di Trump sui soldati europei in Afghanistan lontani dal campo di battaglia, il che vale a dire «imboscati», suona amara in chi come l’Italia ha avuto più di cinquanta caduti o come la Germania che ne conta più di ottanta. Ma mentre per l’alleato britannico vi sono state parole di sostegno, per gli altri solo silenzio. Il governo Meloni sostiene le iniziative di collaborazione con i vari soggetti europei, come per esempio per il corazzato per trasporto truppe con la tedesca Rheinmetall. E anche con Thales e Airbus, Leonardo si muove nelle politiche spaziali. Il ministro Crosetto è arrivato a dire che tutte le informazioni tecniche sensibili vanno messe in comune.
Resta il fatto che è difficile fare affidamento su Trump. Il primo ministro slovacco Robert Fico, di recente ospite a Mar-a-Lago nella residenza del presidente americano in Florida, pare abbia detto di averlo trovato «fuori di testa». Tutto ovviamente smentito da entrambe le parti. Ma il dubbio resta. L’Europa forse non è ancora militarmente affidabile ma l’America di Trump per quanto ancora lo sarà?
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