Terra Santa, la pace ingiusta di Trump
Il presidente Usa Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu

Terra Santa, la pace
ingiusta di Trump

L’unica notizia buona, a volerla cercare, è la presentazione di un piano di pace per mettere fine al conflitto israelo-palestinese dopo 12 anni privi di qualsiasi iniziativa. L’ultimo tentativo, il tredicesimo, risale infatti al 2007: la Conferenza di Annapolis tra il presidente palestinese Abu Mazen e l’allora premier israeliano Ehud Olmert. Poi più niente: la parola solo alle armi. Ma definire piano di pace quello presentato dal presidente statunitense l’altro giorno è un’offesa al senso di giustizia.

Vediamo in cosa consiste: due Stati, israeliano e palestinese, ma quest’ultimo con notevoli limitazioni. La Palestina infatti non potrà avere un esercito né firmare accordi di difesa con altri Stati, non controllerà i suoi confini esterni e il suo spazio aereo. Gerusalemme unita rimane la capitale di Israele, e solo in uno dei sobborghi della Città Santa (Abu Dis) potrebbe sorgere la capitale palestinese. In Cisgiordania quasi tutti gli insediamenti ebraici legali (secondo il governo israeliano) diventeranno Stato di Israele.

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