Trump in crisi
alza lo scontro

L’ultima sortita di Trump, ovvero il tweet in cui ipotizzava un rinvio delle elezioni presidenziali fissate per il 3 novembre, adducendo il timore di brogli nel voto per posta, ci fa capire che la campagna elettorale è entrata nel vivo. Ed è uno scontro anomalo, di certo il meno «normale» della storia recente degli Usa. In campo democratico Joe Biden, il candidato, gioca la carta
della forza tranquilla: pochi squilli, tanta mediazione (nei giorni delle proteste si è detto contrario al taglio dei fondi per la polizia), contropiede rispetto al protagonismo, spesso scomposto, di Trump. Si potrebbe persino dire che la vera campagna elettorale, per i democratici, la conduce Barack Obama. L’ex presidente ha una grande scelta di tempo e un’oratoria impeccabile, ma chissà se il suo presenzialismo (mai un ex era stato così attivo una volta lasciata la Casa Bianca) è tutto vantaggio per Biden. Dopo tutto, Obama sponsorizzava anche Hillary Clinton e sappiamo com’è finita.

Trump in crisi     alza lo scontro
Donald Trump

Ma anche sul lato di Trump le anomalie si sprecano. Si capisce chiaramente, per dirne una, che molti nel Partito Repubblicano faticano a sopportarlo ma non hanno altra scelta che sostenerlo. E soprattutto, Trump deve correre in salita con uno zaino pesantissimo, dovendo rimontare il Covid che fa un morto al minuto (già oltre 150 mila il totale delle vittime) e ha portato allo sprofondo l’economia Usa, con il Pil crollato del 32,9%. A fine febbraio la maggior parte degli analisti considerava più che probabile la sua rielezione. Si capisce quindi perché Trump faccia tanta fatica ad adeguarsi al ruolo dell’inseguitore a cui le circostanze lo hanno improvvisamente costretto.

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