Un governo malato tra rinvii e crisi

Un governo malato
tra rinvii e crisi

Approvare la legge di bilancio è stato per la maggioranza come doppiare il Capo di Buona Speranza. Da qui la navigazione sarebbe proceduta in tutta scioltezza. Conte, Di Maio e Zingaretti si erano quindi ripromessi di fare il tagliando alla coalizione per fissare il cronoprogramma del governo: stabilire tempi certi per le riforme promesse. Un neologismo è sempre una risorsa retorica preziosa. Un nome nuovo conferisce sempre una certa aura
di novità a chi lo pronuncia. Promettere un programma di governo è un rito consunto, molto meglio promettere un «cronoprogramma». Peccato che sia rimasto solo un flatus vocis. I buoni propositi si sono inceppati ancor prima di iniziare a tradursi in azione.

Lo scorso 7 gennaio doveva tenersi il vertice di maggioranza: saltato. Il giorno dopo doveva tenersi un vertice per sciogliere il nodo intricatissimo della prescrizione: slittato. Per il 20 prossimo era convocata la Giunta per le immunità del Senato per affrontare l’autorizzazione a procedere per Salvini, accusato di sequestro di persona per i 131 migranti bloccati in mare un anno fa sulla Gregoretti; tema, carico di implicazioni politiche ed elettorali: rinviato a dopo il voto regionale del 26.

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