Un sindaco per la Lega che riparte dal basso

Otto voti di distacco sono un’inezia. Un finale mai visto nella storia di una Lega che ha vissuto congressi ben più drammatici e ad alta tensione di quello di ieri a Treviglio.

Se fuoco c’è (e c’è...) cova ben sotto la cenere ed è destinato comunque a rinfocolarsi a breve, diciamo al momento di scegliere le candidature per le Regionali. Procedura che il neosegretario Fabrizio Sala ha assicurato di voler sottoporre alle primarie, così da evitare nomi imposti dall’alto, come evidentemente sono stati percepiti quelli scelti alle recenti Politiche. Cominciamo da un dato inequivocabile, per la prima volta la Lega ha un sindaco come segretario. Ed è sorprendente che non fosse successo prima, perché è proprio negli amministratori e nella base che il movimento ha sempre riposto la sua forza, e su questo punto entrambi i contendenti si sono trovati d’accordo: bisogna ripartire dal basso. Anche per questo 6 anni dall’ultimo congresso (al netto dell’emergenza Covid) sono stati troppi, perché hanno accentuato la distanza tra i militanti, le sezioni e i vertici. In sostanza è aumentata oltremodo la sensazione che i primi siano buoni solo per stare in strada e fare attivismo, mentre le decisioni vengono sempre e comunque calate dall’alto.

Temi che Sala, sindaco di Telgate al secondo mandato, ha saputo cavalcare con più energia rispetto all’intervento dello sconfitto (se tale si può definire visto il distacco meno che minimo...) Mauro Brambilla, primo cittadino di Fontanella. Il suo è stato un mix di vecchi e nuovi temi, compreso un richiamo all’identità del movimento che lo colloca in una posizione legata ad una Lega vecchia maniera, più vicina a quella di Daniele Belotti che a quella di Giovanni Malanchini, consigliere regionale e già sindaco di Spirano che nella Bassa ha il suo feudo. Sarà interessante vedere cosa succederà nelle prossime settimane, considerando che entrambi sono più che in corsa per una candidatura in Regione.

Dovranno passare dalle primarie come annunciato dal neosegretario provinciale? Ma soprattutto, si faranno davvero? E ancora, il passaggio di testimone con quel Cristian Invernizzi fautore dell’intesa con il Pd rimescolerà le carte in Provincia? Sala assicura di no, ma è chiaro che una vittoria di Brambilla, comunque vicino (diciamo geopoliticamente...) a Malanchini, altro protagonista dell’intesa avrebbe reso più stabile il rapporto. Fermo restando che in questa vicenda ognuno ha i suoi bei grattacapi, quindi pure gli altri partiti. Staremo a vedere.

Di certo è stato un congresso con due candidati di livello e sempre in bilico, difficile da decifrare: chi aveva previsto una facile vittoria per questo o quello ha fatto male i suoi calcoli e da subito. La notevole partecipazione (700 persone su 1.200 aventi diritto al voto) ha scompaginato le carte, soprattutto quelle di chi forse pensava che un’assise nella Bassa avrebbe reso più complicata un’affluenza da tutta la provincia, favorendo (geograficamente, quantomeno) più lo schieramento di Brambilla che quello altrui. La differenza l’hanno fatta proprio quei militanti che hanno deciso di far sentire la propria voce nell’urna, qualcuno anche convinto last minute dai toni più forti di Sala, tutti probabilmente intenzionati a rimarcare l’eccessiva distanza percepita in questi anni dai vertici.

Ecco, se tensione c’è, sembra soprattutto un affare interno a questi ultimi, soprattutto davanti a un consenso più che dimezzato alle ultime Politiche e con il punto interrogativo delle Regionali dove i posti potrebbero essere anche meno. Ma non sembrano questioni che interessino così tanto la base leghista, uscita scottata dal crollo delle elezioni e che ora chiede risposte. E soprattutto di contare.

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