Vaccini urgenti agli stati poveri

Vaccini urgenti
agli stati poveri

La grande mobilità umana è un tratto distintivo della nostra epoca, frenato dalla pandemia ma non fermato, come non poteva essere. La temibile variante Omicron - per la numerosità delle variazioni del genoma virale, ben 32, e per la rapidità di diffusione - è stata portata in Italia da un manager casertano dell’Eni, di ritorno da un viaggio di lavoro in Mozambico. Ancora una volta questo fatto ripropone un’urgenza: diffondere le vaccinazioni nei Paesi poveri, per una questione di giustizia innanzitutto ma anche di convenienza per l’Occidente.

«Non ci si salva da soli» è del resto una delle lezioni della pandemia ma non sembra essere stata ancora ben appresa. Nei Paesi a basso reddito solo l’1,6% della popolazione ha ricevuto almeno una dose. L’Africa ha il 17% della popolazione mondiale - 1,3 miliardi di persone - ma finora ha avuto accesso solo al 7% dei vaccini globali. Eppure gli impegni non sono mancati: il programma internazionale «Covax» dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), sostenuto dal recente G20 a guida italiana, dovrebbe permettere ad almeno il 70% degli africani di vaccinarsi entro giugno 2022. Ma il continente nero ha ricevuto appena 300 milioni di dosi (214 milioni quelle somministrate), la maggior parte arrivate a novembre.

Al 24 dello scorso mese l’Africa contava 8.609.413 contagi e 222.118 decessi per Covid. Numeri bassi in rapporto alla popolazione, usati tra gli argomenti manipolati dai no vax per una domanda a risposta retorica complottista: perché li si muore così poco? Innanzitutto vanno considerate le alte temperature che ostacolano la propagazione del virus ma soprattutto le condizioni disastrose della sanità africana: sono eseguiti pochissimi tamponi e soprattutto nei villaggi non viene fatta una diagnosi dei decessi. Non a caso l’Oms ha lanciato un allarme nelle scorse settimane: si teme che l’85% dei casi di Covid non sia registrato e che il numero reale dei casi non sia 8,6 ma 59 milioni. L’aspetto più importante però riguarda l’ambiente nel quale si sviluppano le varianti. Dal Sudafrica, fra gli Stati africani con più forti disuguaglianze, sono emersi diversi ceppi. Ed è anche lo Stato del continente più colpito dal coronavirus, con 2.922.222 contagi, 89.179 decessi e solo il 24% dei residenti con la vaccinazione completa.

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