Zaki libero, ma l’Egitto resta intoccabile

Dopo 22 mesi di prigionia, prima nel carcere di Mansura e poi in quello di Tora, decine di udienze estenuanti e la spada di Damocle di una lunga e ingiustificata condanna, a Patrick Zaki, lo studente egiziano residente in Italia e arrestato all’aeroporto del Cairo il 7 febbraio 2020, potrà tornare in libertà. Esultano, giustamente, i parenti, gli amici e gli attivisti che lo hanno sempre sostenuto. È un passo importante ma, bisogna dirlo chiaramente, non è una vittoria.Intanto la libertà di Patrick è provvisoria, come dice appunto la sentenza, e sul suo capo pende ancora lo spettro di una condanna a cinque anni per l’accusa di aver diffuso notizie false.

Zaki libero, ma l’Egitto resta intoccabile
Manifestazione per la scarcerazione di Zaki a Roma, martedì 7 dicembre
(Foto di Ansa)

Ma soprattutto, questa svolta arriva sotto forma di una gentile concessione delle autorità egiziane, e non come il riconoscimento che il processo è stato fin qui assurdo e crudelmente persecutorio, tanto da trasformarlo in una palese strategia di intimidazione nei confronti di tutti coloro, siano oppositori, attivisti o semplici cittadini, che nutrono una qualche forma di critica nei confronti del regime del presidente Abdel Fattah al-Sisi. Men che meno si tratta di una marcia indietro rispetto alle leggi liberticide che hanno portato nelle prigioni egiziane più di 65 mila prigionieri politici.

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