Terrorismo islamico, resta in cella il 17enne. Le lettere degli amici: «Ti siamo vicini»

IL CASO. Il Riesame nega la scarcerazione. La solidarietà dei compagni: «È un bravo ragazzo». Sequestrata mappa della Maresana con tre possibili obiettivi. I legali: è vittima di fascinazione.

Gli amici e i compagni di scuola gli scrivono lettere per manifestargli vicinanza e incoraggiarlo a non buttarsi giù. Nemmeno loro, infatti, riescono a capacitarsi del profilo emerso dalle indagini della Digos di Bergamo e di Brescia e dell’Antiterrorismo: quello di un appartenente a una rete internazionale di giovani internauti sostenitori del Daesh, uno che – stando alle contestazioni – avrebbe pronunciato il giuramento di fedeltà allo Stato islamico e al Califfo, mettendosi a disposizione per arruolare seguaci, fare propaganda e finanziare operazioni terroristiche, partecipando a seminari on line tenuti da predicatori radicali, archiviando video e documenti in cui erano contenute istruzioni per fabbricare ordigni esplosivi e incendiari.

E poi c’è una chat su Telegram in cui si farneticava di martirio, jihad, missili e guerra all’Occidente. Tutte accuse che sono costate al diciassettenne, nato in Camerun ma cittadino italiano residente in un paese alle porte di Bergamo, il fermo per associazione con finalità di terrorismo, addestramento, apologia e istigazione a delinquere aggravate. Ma nella cerchia familiare e degli amici e in ambito scolastico è conosciuto come un ragazzo ben integrato, senza precedenti, un diploma e una carriera scolastica in cui emerge anche un progetto per portare acqua potabile ai bambini del Camerun. Lui stesso, nell’istituto penale minorile in cui è detenuto dal 30 maggio, fatica a percepirsi come viene dipinto nelle carte dell’inchiesta. È un ragazzo afflitto per il dolore che questa vicenda ha creato alla madre e consapevole di aver intrattenuto sulla Rete amicizie inopportune.

Confermato il carcere

Giovedì il Tribunale del riesame presso il Tribunale dei minorenni di Brescia ha confermato il provvedimento del gip di applicazione della custodia in carcere (le motivazioni non sono ancora state depositate), misura della quale i difensori, gli avvocati Gabriele Pellicioli del Foro di Bergamo e Marisa Marraffino del Foro di Milano, avevano chiesto la revoca o, in subordine, l’attenuazione, ritenendola inadeguata e sproporzionata rispetto a un ragazzo ben integrato sul territorio e a livello sociale, con spiccata capacità autocritica e autocustodiale.

La cartina della Maresana

Tra il materiale sequestrato al giovane c’è una cartina della zona della Maresana con tre X azzurre, che per gli inquirenti corrisponderebbero a tre possibili obiettivi di attentati: una è sovrapponibile all’elipiazzola del Pighet, le altre due coincidono con zone boschive. Per i legali le tre X non identificherebbero i tre luoghi sensibili indicati dagli inquirenti. La difesa sostiene inoltre che non è stata raggiunta la prova informatica che il materiale sequestrato sia riconducibile all’adolescente e che non c’è prova che il ragazzo abbia giurato fedeltà al Califfo. I legali contestano anche l’insussistenza di un’associazione dotata di capacità operativa: secondo gli avvocati Pellicioli e Marraffino, non c’è la minima traccia di programma, fondi, sistema di regole e sanzioni e non risulta nessun contatto operativo del minore con associazioni terroristiche. Viene ricordato dai legali che la Cassazione stabilisce che la sola idea di eversione non si traduce in reato se non c’è un apporto materiale rispetto ai fini associativi. Per la difesa s’è trattato tutt’al più di una «fascinazione» per un certo tipo di narrazione religiosa estrema, fomentata dall’adrenalina che esperienze intrattenute on line nei videogiochi di guerra hanno alimentato, e da un’insofferenza adolescenziale verso il sistema.

«Proseguiremo con le attività difensive»

Mentre sono ancora in corso le attività di estrazione di copia forense del contenuto dei dispositivi informatici sequestrati, i legali del ragazzo hanno nominato un pool di consulenti tecnici informatici. «Proseguiremo con le nostre attività difensive – assicura l’avvocato Pellicioli –. Già sta emergendo in modo concorde un profilo ben diverso da quello tratteggiato. Molti sono gli elementi a discarico del minore da tenere in considerazione». «È un ragazzo studioso, appassionato di storia, che ha precisi progetti di vita al pari dei suoi coetanei e vuole andare all’università – aggiunge l’avvocato Marraffino –. I processi educativi in atto devono essere salvaguardati dalla legge minorile e non interrotti».

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