L'Editoriale / Bergamo Città
Sabato 03 Gennaio 2026
Il lavoro c’è ma non basta per essere attrattivi
ITALIA. Dalle parole di Giovanni Zambonelli, da sei mesi presidente della Camera di Commercio di Bergamo, emerge un quadro decisamente lucido del territorio.
Nessun allarmismo, pur in un quadro geopolitico incerto che ha necessariamente ripercussioni anche sul nostro territorio, semmai la volontà di mettere in luce quei problemi su scala locale già evidenziati lo scorso aprile nei «position paper» del Tavolo 2030 presentati lo scorso aprile alla Borsa Merci, in quello che era stato l’ultimo atto del suo predecessore, Carlo Mazzoleni. Un’analisi che prende le mosse da un dato sicuramente positivo ma che nasconde anche alcune insidie: il tasso di disoccupazione della Bergamasca è il più basso del Paese , 1,5%. Per contro c’è molta difficoltà nel reperire personale adeguato. E qui ci sono due livelli, il primo formativo (che ai livelli più elevati potrebbe trovare risposte anche nel progetto di un Fondazione che metta insieme Università, Confindustria, Km Rosso e le principali realtà di ricerca e sviluppo del territorio), il secondo meramente logistico. In sintesi, servono case e un sistema di trasporti che sia adeguato, diversamente il nostro territorio sarà sempre meno attrattivo.
Mentre ci si arrabatta in rete in (spesso) sterili e a tratti isterici dibattiti o si guarda ancora all’immigrazione come a un’invasione indiscriminata senza essere capaci di un giusto discernimento (attenzione, nel bene e nel male), la realtà ci presenta come sempre il conto
«Servono soluzioni rapide, non tra anni» ha sottolineato Zambonelli ed è francamente difficile dargli torto. Mentre ci si arrabatta in rete in (spesso) sterili e a tratti isterici dibattiti o si guarda ancora all’immigrazione come a un’invasione indiscriminata senza essere capaci di un giusto discernimento (attenzione, nel bene e nel male), la realtà ci presenta come sempre il conto. Quello di un territorio chiamato a un profondo ripensamento di tutto quello che c’è a corollario di ciò che non è mai mancato, il lavoro.
Conciliare vita e lavoro
Può sembrare un paradosso, ma ora bisogna fare un passo in avanti e ricreare le giuste condizioni per un giusto sviluppo. Un territorio perde di attrattività se non è capace di conciliare vita e lavoro a più livelli: l’offerta abitativa - e in parallelo di servizi - e di trasporti, a maggior ragione in un contesto dove il mezzo privato la fa ancora da padrone. I dati del Pra, recentemente pubblicati, ci offrono una fotografia di un parco auto passato da 725.280 a 995.865 unità negli ultimi 22 anni, e le ritroviamo ogni giorno ferme in coda praticamente ovunque. Un quadro che rende ancora più necessario il ricorso a un sistema di trasporto pubblico efficace e soprattutto capace di intercettare le nuove dinamiche della domanda.
Auto in coda e trasporto pubblico
In tal senso è abbastanza stridente il fatto che nel 2026 il concorso dello Stato al trasporto pubblico locale si ridurrà di 44 milioni su base nazionale. Preoccupante non tanto in termini economici (relativi, a fronte di stanziamenti di 5,3 miliardi) quanto di visione, soprattutto in realtà come quella bergamasca attese dall’entrata in servizio della linea T2 del tram e dell’e-Brt. Una scelta decisamente in controtendenza e che rende ancora più complicata quella ridefinizione di un servizio di trasporto non più solo incentrato sulle scuole ma anche sulle esigenze del mondo produttivo. Un obiettivo che si era dato anche l’Agenzia del Tpl, con quali fondi è difficile da capire, a meno che nella partita non entrino le stesse aziende. I primi approcci hanno dato risultati in chiaroscuro: segnali positivo dalla Bassa, meno in altre zone, ma ci si può lavorare. Si deve.
Il mercato della casa
Analogamente per la questione casa, un’emergenza che riguarda fasce sempre più ampie di popolazione espulse da un mercato che guarda ormai in prevalenza al settore del turismo, con dinamiche difficili da gestire anche solo in termini di regolamentazione. Un quadro complicato che proprio in quanto tale richiede analisi e risposte serie e non un approccio da mero scontro politico, perché dalle risposte che il sistema Bergamo a tutti i livelli sarà in grado di dare dipende molto del nostro sviluppo. Ma anche e soprattutto della qualità della vita, non quella misurata dalle varie classifiche più o meno opinabili, quella che tocchiamo con mano ogni giorno.
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