Il pupazzo di neve, un amico con cui superare il dolore
IL LIBRO. «A volte ci si può sentire come se fosse inverno, perché si ha la neve dentro». Non è facile la vita di Blessing, 10 anni, protagonista de «Il segreto dei pupazzi di neve» (Mondadori) di Simon Stephenson, con illustrazioni di Reggie Brown.
Lettura 1 min.La neve che si accumula per le strade di Londra sembra stringersi anche intorno al suo cuore. Non vuole più andare a scuola perché i suoi compagni la trattano in modo crudele, a casa la mamma sembra aver smarrito la gioia, e l’inverno avvolge tutto in un abbraccio gelido. Poi, una notte, tra i fiocchi che danzano, appare un pupazzo di neve, di nome Albert Framlington.
Ha 600 inverni sulle spalle, un cappello storto e teorie molto personali sul mondo. Parla del «Codice dei Pupazzi di Neve» come di un giuramento antico che lo impegna a «soccorrere ogni bambino in difficoltà». Nasce una bella amicizia, che li porta a vivere mille avventure. Blessing insegna ad Albert a guardare il mondo senza preconcetti, e lui l’aiuta a ritrovare il sorriso. Affrontano i bulli con piani geniali, inseguono Clementine – l’amore segreto di Albert – e sfidano l’inverno stesso, quel mostro che ruba la luce agli occhi della mamma. La magia, qui, non ha bisogno di incantesimi, si nasconde piuttosto nel calore di parole gentili e nella piccola mano di Blessing intrecciata con quella di Albert, che insieme sono capaci di sciogliere nodi invisibili. Stephenson, sceneggiatore pluripremiato di film come «Luca» e «Paddington 2», costruisce la vicenda in modo coinvolgente e divertente, con la tenerezza delle narrazioni natalizie classiche. Albert non è un «grande saggio» che risolve tutto, ma un compagno di viaggio sbadato e poetico, goffo nell’anatomia come nelle convinzioni. Nel cuore della storia c’è quindi una strana coppia di amici che impara insieme a restare umana nel gelo dell’indifferenza. Sotto la leggerezza dei dialoghi e la neve che cade incessantemente, affiora un tema serio: la fragilità familiare e la depressione di un adulto vista dagli occhi di una bambina. Stephenson sfiora l’argomento con pudore, evitando gli eccessi didascalici, e lascia che sia Blessing - con la sua capacità di resistere - a suggerire che il dolore può essere affrontato (e superato) con gli strumenti e gli aiuti giusti. È in questo equilibrio tra empatia e ironia che il libro trova la sua forza più autentica.
Le illustrazioni di Reggie Brown danno un tocco delicato alla storia. I capitoli sono brevi, perfetti per essere letti ad alta voce, prima di dormire. Sullo sfondo c’è una promessa: anche l’inverno più lungo prima o poi finisce, e a volte basta un amico di ghiaccio per ricordarci che dentro ognuno c’è un piccolo sole in attesa di accendersi.
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