Ricordi e rimpianti: pagine per fare pace con sé stessi
IL LIBRO. «Un fiore caduto/ non può tornare sul ramo./ Uno specchio rotto/ non può più brillare» dice l’antico kōan zen giapponese posto in esergo a «Water Moon» (Nord) di Samantha Sotto Yambao.
Un romanzo fatto per «curare», pensato per chi cerca intrattenimento ma anche un luogo simbolico dove fare pace con i propri rimpianti. Un esempio suggestivo di un filone ricco, una specie di «narrativa di conforto», perlopiù giapponese, che maneggia con garbo temi come la colpa, il ricordo, la possibilità di un nuovo inizio. A Tokyo, dietro un ristorante di ramen, uno strano banco dei pegni in cambio della «pace dell’anima», accetta non gioielli ma rimpianti: pezzi di passato che vengono poi rimessi sul mercato come materiale magico. I protagonisti, la giovane Hana e lo scienziato Keishin, attraversano un regno parallelo fatto di mercati sospesi sulle nuvole e cigni di carta. La prosa, molto visuale, alterna diversi registri, fra dialoghi da romance contemporaneo e invenzioni fantastiche.
Gli scrittori giapponesi
Più quotidiana ma non meno «consolatoria» è «La libreria del venerdì» di Sawako Natori (Feltrinelli). In una libreria nascosta in fondo a un binario a Tokyo, un universitario viene accolto e addestrato alla lettura da un trio di librai eccentrici, tra magazzini sotterranei e caffè letterari. La scrittura lavora per sottrazione, con una struttura corale e molte citazioni, che fanno del romanzo una dichiarazione d’amore ai libri come occasione di ripartenza. «Bastano quattro minuti e trentatré secondi» di Shiori Ota (Garzanti), infine, porta il lettore in un caffè di Hokkaidō dove si può tornare a un istante decisivo della propria vita. E alla fine scoprire che il passato si può guardare con uno sguardo diverso.
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