Prevenzione al maschile, si amplia lo screening Psa

IN LOMBARDIA. Il rafforzamento dello screening voluto dal Pirellone potenzia le strategie internazionali. Porreca: «Tumore alla prostata, killer silenzioso».

È un controllo semplice ma prezioso, perché permette di intercettare precocemente una delle patologie più diffuse. E, giocando d’anticipo, le possibilità di cura sono maggiori e i trattamenti meno invasivi. Anche Humanitas Gavazzeni è in campo per lo screening del tumore alla prostata.

La prevenzione fondamentale

A fine 2025, Regione Lombardia ha deliberato la progressiva estensione – da realizzarsi nel corso del 2026 – dell’accesso al test dell’antigene prostatico specifico (Psa) a tutti gli uomini tra i 50 e i 69 anni. Humanitas Gavazzeni è uno dei punti di prelievo aderenti al programma di screening gratuito promosso da Regione Lombardia. Il test del Psa, avviato da novembre 2024, avviene attraverso un semplice esame del sangue, accessibile gratuitamente dopo la compilazione di un questionario sul Fascicolo sanitario elettronico; l’indicatore può segnalare anomalie alla prostata e individuare precocemente eventuali problematiche, anche in assenza di sintomi.

È infatti questa – l’assenza di sintomi – una delle insidie maggiori. «Il tumore della prostata è spesso silenzioso e può restare asintomatico a lungo – spiega Angelo Porreca, responsabile dell’Urologia degli ospedali Humanitas Gavazzeni e Castelli e professore dell’Humanitas University -. Questo ampliamento può consentire di raggiungere un numero più ampio di uomini in un’età in cui l’incidenza della patologia inizia a crescere in modo significativo». Nel caso l’esito del test restituisca delle anomalie nel valore del Psa, il paziente viene indirizzato verso ulteriori accertamenti, tra i quali la visita urologica o gli esami di imaging.

Secondo gli ultimi dati disponibili, in Italia sono state 40.192 le nuove diagnosi di tumore della prostata nel corso del 2024. Oltre a essere una delle neoplasie più frequenti, è anche una di quelle con le migliori prospettive di cura. Decisiva è la tempestività nella diagnosi: «Scoprire la malattia in fase iniziale – rimarca Porreca – consente spesso di adottare strategie terapeutiche mirate, che possono includere la sorveglianza attiva o interventi chirurgici sempre più precisi e meno invasivi». A ridurre l’impatto sugli esiti funzionali, migliorando la qualità della vita dei pazienti, ci sono in particolare le tecniche mini-invasive e robotiche.

Un’attenzione particolare va infatti dedicata ai soggetti più a rischio, come gli uomini con familiarità per il tumore alla prostata e quelli con parenti di primo grado affetti da tumore al seno associato a mutazioni dei geni Brca

Il rafforzamento dello screening organizzato da Regione Lombardia segue – anzi le potenzia – le strategie promosse a livello internazionale. Il Piano europeo di lotta contro il cancro e gli obiettivi dell’Agenda 2030, messi a punto dall’Unione europea, hanno infatti indicato la necessità di consolidare i programmi di prevenzione e screening oncologici, includendo anche il carcinoma prostatico fino ai 70 anni sulla base dell’analisi del Psa. La progressiva estensione del programma lombardo a tutti i maschi tra i 50 e i 69 anni renderà ancora più ampia la platea.

Ma, oltre alla carta d’identità, è necessario ragionare sulle caratteristiche dei pazienti. Un’attenzione particolare va infatti dedicata ai soggetti più a rischio, come gli uomini con familiarità per il tumore alla prostata e quelli con parenti di primo grado affetti da tumore al seno associato a mutazioni dei geni Brca. «In tali casi – conclude Angelo Porreca – la diagnosi precoce diventa ancora più strategica, perché il rischio è maggiore e lo screening può davvero fare la differenza tra una malattia controllabile e una diagnosi tardiva».

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