Una festa dello sport, ma anche di tanta gente che ha bisogno di pace

IL COMMENTO. Sì, ok. Anche la Fiamma olimpica, o quel che resta del fuoco sacro che ardeva nei templi di Era e Zeus a Olimpia, è diventata un «evento» a portata di reel, molto instagrammabile. Orticaria, per gli irriducibili romantici dello sport.

Bergamo

Sì, ok. Anche la Fiamma olimpica, o quel che resta del fuoco sacro che ardeva nei templi di Era e Zeus a Olimpia, è diventata un «evento» a portata di reel, molto instagrammabile. Orticaria, per gli irriducibili romantici dello sport. Che però poi forse sotto sotto sono solo dei boomer che il reel lo farebbero anche, se solo sapessero come. E quindi forse no, nessuna orticaria. Siamo semplicemente nel tempo che viviamo: tutto diventa social, pure lo spirito olimpico e pazienza se, molto prima di incamminarsi nei panni degli eredi di Konstantinos Kondylis (il primo portatore di fiaccola della storia, Berlino 1936), i tedofori ci han dato giù di selfie come se non ci fosse un domani. Anche perché per una volta è vero: quando ti ricapita, un’Olimpiade appena fuori l’uscio di casa? Mica domani.

Considerata la moltitudine di gente che ovunque si è accalcata nelle strade per accompagnare la Fiamma verso Milano e Cortina, dove ormai per i Giochi è questione di giorni, la fiaccola sarà anche diventata un «evento», ma ha fatto centro.

E su questo si potrebbero spendere fiumi di retorica, sulla gente che appena può abbraccia lo «sport sano» contrapposto ai miliardari del calcio, gli atleti della fatica contro i professionisti del jet privato, gli artisti della «scopettina» (da venerdì, mi raccomando, tutti massimi esperti di curling, come ogni quattro anni) contro i polemisti da Var. Ma eviteremo. Anche perché le stesse Olimpiadi sono un enorme business: si parla di un giro d’affari che sfiora la «manovrina» (circa 6 miliardi), investimenti enormi, infrastrutture che poi resteranno lì e la speranza è che non restino lì come cattedrali nel deserto, dunque inutilizzate, come troppo spesso abbiamo visto succedere dopo grandi eventi sportivi in Italia. E sullo spirito olimpico, ovviamente, è caduta una pioggia di sponsor, una collezione di zeri. La celebre bevanda americana in primissima fila, a colpi di milioni (una marea). Ma non ci scandalizziamo, tranquilli. Si chiamano Olimpiadi, certo, con tutto il loro profondo senso storico e sportivo. Ma non è vietato farci sopra qualche affare. Speriamo solo, di nuovo, che non si sappia «dopo» che qualcosa è andato a finire un po’ troppo all’italiana. L’esperienza induce a pensare male.

Resta il bello, al fondo di tutto. Il bello di tutta quella gente che esce di casa per la Fiamma e per condividere una voglia semplice e profonda: la voglia, addirittura il bisogno di pace. Abbandonando (forse) per qualche tempo lo schermo di qualsiasi cosa e rituffandosi in una idea artefatta ormai un po’, ma comunque dal grande e innegabile significato storico. Vanno bene i mondiali, vanno bene tutte le coppe possibili. Ma le Olimpiadi, lo dicono tutti gli sportivi, sono altro.

Resta il bello, al fondo di tutto. Il bello di tutta quella gente che esce di casa per la Fiamma e per condividere una voglia semplice e profonda: la voglia, addirittura il bisogno di pace

Vedremo se tutta questa partecipazione di popolo si ripeterà anche durante le competizioni. Non è ancora detto. La fiaccola è uno spettacolo che di questi tempi ha un grande pregio: è gratis. Tutto il resto si paga, e salato. Il Sole 24 Ore, che di conti ne capisce, ha stimato in 1,2 milioni i biglietti venduti, su un totale di 1,5 disponibili. E 50mila venduti su 75mila per la cerimonia di apertura di venerdì a San Siro. Stanno partendo le offerte per evitare vuoti che, in mondovisione, stonano quel tantino.

Godiamocele, queste Olimpiadi che ci porteranno il mondo dentro casa. Un momento di pace, si spera, dentro questo periodo nero

Per il resto, non si può non dire: che vinca il migliore. Mai Bergamo ha avuto tanti rappresentanti ai Giochi invernali, e il profumo della medaglia lo potremo sentire piuttosto spesso, durante i prossimi giorni. Segno di un movimento sportivo in gran salute, e che dietro le star c’è tanta gente che lavora, che fatica, che porta avanti una passione aspettando proprio quel momento lì, ogni quattro anni. Cinque cerchi e tanti cuori. Godiamocele, queste Olimpiadi che ci porteranno il mondo dentro casa. Un momento di pace, si spera, dentro questo periodo nero. Chiudiamoci dentro questi Giochi. Prima che Trump fiuti il business e magari un mattino non decida, appena sveglio, che Milano è in Texas e Cortina è provincia del North Dakota.

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