A 50 km orari con l’e-bike truccata, blitz della polizia locale di Bergamo: 28 multati

IL FENOMENO . Dopo l’inchiesta de L’Eco, giro di vite lungo le principali arterie cittadine. I mezzi saranno confiscati. Angeloni: «Presidio efficace. Avanti anche con la formazione».

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C’era chi, attraverso leve, potenziometri o manopole, era riuscito a spingere la propria bici elettrica fino a 32 chilometri orari, ma anche a picchi di 51 all’ora, senza più utilizzare i pedali. Una velocità decisamente pericolosa per un mezzo che è comunque considerato una bicicletta, seppure «assistita» nella pedalata. Nel periodo estivo la polizia locale di Bergamo ha per questo organizzato una serie di controlli mirati nei confronti di quei mezzi all’apparenza «velocipedi a pedalata assistita», ma di fatto potenziati come fossero dei motorini.

Un fenomeno venuto a galla anche grazie all’inchiesta sul campo pubblicata da L’Eco di Bergamo nel settembre scorso: anche se risulta difficile stimare con precisione la portata di questa tendenza in città, basta scendere in strada e percorrere la zona della stazione e di viale Papa Giovanni XXIII, per capire che non si tratta di pochi casi isolati, ma di una «moda» pericolosa, che si sta consolidando.

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I controlli della polizia locale

Ebbene, nel periodo tra il 17 giugno e questi giorni, tra l’altro caratterizzati dalla « Settimana della mobilità », gli agenti di via Coghetti hanno fermato 40 velocipedi, intercettati nelle principali arterie cittadine, tra cui via Borgo Palazzo, via Camozzi, via San Bernardino, viale Papa Giovanni XXIII. Soltanto 12 veicoli sono risultati perfettamente in regola, con i conducenti circolavano nel pieno rispetto del Codice della strada e con l’assistenza del motore regolarmente subordinata all’effettivo azionamento dei pedali. I conducenti degli altri 28 veicoli sono stati invece sanzionati per «gravi irregolarità tecniche che alteravano la natura stessa del mezzo».

Le manomissioni delle e-bike

Molti dei veicoli fermati erano stati infatti dotati di leve, potenziometri o manopole, spesso nascoste o camuffate, che permettevano al conducente di accelerare senza alcun intervento sui pedali. Una caratteristica incompatibile con la qualifica di «velocipede» e sanzionata dal comma 1 dell’articolo 50 del Codice della strada. Ma come hanno fatto gli agenti a rilevare velocità attorno ai 32 chilometri orari e punte fino a 51, raggiunte senza l’impiego dei pedali ma solo tramite una propulsione elettrica? I mezzi sono stati sottoposti a verifiche tecniche certificate su banchi prova a rulli omologati, all’interno di officine autorizzate per la revisione dei veicoli.

Ma è chiaro che circolare a cinquanta chilometri all’ora su un mezzo strutturalmente concepito come una bicicletta, senza i presidi di sicurezza adeguati, in primis il casco per la moto e non quello per la bici, rappresenta un serio pericolo per l’incolumità del conducente e degli altri utenti della strada.

Pratica diffusa tra i «rider»

La maggior parte dei ciclisti erano rider impegnati nei servizi di food delivery: la polizia locale ne ha stimato la presenza fissa di una cinquantina nelle strade del centro cittadino, che arrivano a un centinaio comprendendo anche le periferie. Ai 28 irregolari, visto che di fatto guidavano un ciclomotore e non una bici, sono state contestate la mancanza della targa e del certificato di circolazione, la guida senza patente, la mancanza della copertura assicurativa. Aspetto, quest’ultimo, piuttosto critico in caso di incidente stradale. Tutte le 28 e-bike potenziate sono state poste sotto sequestro amministrativo: saranno confiscate. Tra i 40 controllati c’era anche un rider che circolava pur avendo il mezzo già sequestrato (e affidatogli ma con il divieto di uso), mentre in un altro caso un rider ha tentato, invano, di strappare i fili elettrici del mezzo davanti agli agenti per evitare i rilievi.

«L’esito di questi accertamenti dimostra la necessità e l’efficacia del presidio – commenta l’assessore alla Sicurezza, Giacomo Angeloni – e proseguiremo con questi controlli mirati in città, previa assenza di emergenze di altro genere, per arrivare, da un lato, a intercettare le irregolarità e sanzionare gli utilizzatori delle e-bike potenziate, ma dall’altro continueremo anche con la formazione, in collaborazione con la Cgil, rivolta soprattutto ai rider professionisti, per illustrare loro il Codice della strada, anche con corsi multilingue. I mezzi dei rider sono di loro proprietà perché non risultano dipendenti delle società di deliveroo per le quali lavorano».

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