A scuola uno straniero su cinque. I presidi sul tetto del 30%: «Difficile da applicare»

LA PROPOSTA DEL GOVERNO. Nelle scuole bergamasche sono circa 25mila. «Progetti e risorse per l’integrazione. E grazie a loro ci sono i numeri».

Lettura 3 min.

A Bergamo gli studenti diminuiscono, ma quelli stranieri aumentano. E così, mentre le classi si svuotano, una parte crescente degli alunni arriva da famiglie di origine straniera. Nell’anno scolastico 2024/25 (l’ultimo dato a disposizione) erano 25.038 gli alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole bergamasche, 730 in più rispetto ai 24.308 dell’anno precedente.

Uno studente su cinque

Nello stesso periodo gli studenti complessivi delle scuole statali della provincia sono scesi da 128.216 a 126.582. Significa che gli alunni con cittadinanza non italiana sono passati da circa il 19% a quasi il 20% del totale - ovvero uno su 5 - mentre la popolazione scolastica continua a perdere iscritti. La scuola bergamasca, insomma, sta già vivendo il futuro demografico del territorio. Meno studenti complessivamente, più studenti con background migratorio. È dentro questo contesto che arriva la proposta di Giorgia Meloni di mettere un tetto alla presenza degli studenti stranieri nelle classi. La soglia indicata è quella del 30%, ma anche qui bisogna fare un passo indietro. Il tetto non nasce con Meloni e non è una novità del governo. Esiste già dal 2010, quando una circolare dell’allora ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini indicò come criterio generale una presenza massima del 30% di alunni con cittadinanza non italiana per classe.

LEGGI L’APPROFONDIMENTO SU L’ECO DI MARTEDÌ 22 SETTEMBRE

Quel limite, però, non è mai stato rigido: può essere derogato, per esempio quando gli studenti possiedono una buona conoscenza dell’italiano, oppure ridotto quando la competenza linguistica è insufficiente. E soprattutto non permette a una scuola di rifiutare un bambino o un ragazzo. La novità annunciata ora dal governo è trasformare quel criterio, rimasto spesso sulla carta, in una regola più stringente. Il ministro Giuseppe Valditara lavora da settimane a un provvedimento che dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri. Le anticipazioni parlano di un limite del 30% applicato soprattutto agli studenti che non hanno ancora una conoscenza adeguata dell’italiano, con l’esclusione degli alunni con cittadinanza dell’Unione europea e, in determinate condizioni, di quelli di seconda generazione che parlano già la lingua. L’obiettivo dichiarato è evitare concentrazioni troppo elevate e distribuire gli studenti tra le scuole vicine.

Le reazioni dei presidi

Ma a Bergamo la domanda che si fanno i dirigenti è molto concreta: dove finiscono i ragazzi che quel 30% lo superano? «Dove li mettiamo?», è l’interrogativo posto da Paolo Zoppetti, dirigente dell’Istituto Comprensivo Camozzi di Bergamo. «Molti dei ragazzi stranieri presenti nelle mie classi sono cresciuti a Bergamo, si sentono bergamaschi, costruiscono le proprie relazioni con i compagni italiani e partecipano a una rete di rapporti che coinvolge scuola, famiglie e territorio - dice -. E l’integrazione, non è lasciata al caso: ci sono progetti, risorse e collaborazioni anche con realtà locali che lavorano proprio per accompagnare questi percorsi».

«Molti dei ragazzi stranieri presenti nelle mie classi sono cresciuti a Bergamo, si sentono bergamaschi, costruiscono le proprie relazioni con i compagni italiani e partecipano a una rete di rapporti che coinvolge scuola, famiglie e territorio»

Il problema, naturalmente, esiste. E riguarda soprattutto chi arriva a scuola senza conoscere la lingua italiana. È qui che secondo Claudio Ghilardi, presidente provinciale di Bergamo per l’Anp (Associazione Nazionale Presidi), dovrebbe concentrarsi l’intervento. «Al di là della propaganda - osserva - le scuole affrontano da anni la presenza degli alunni stranieri e hanno sviluppato strumenti per gestirla. Se c’è un punto su cui intervenire è quello dei cosiddetti Nai, i neo arrivati in Italia: ragazzi entrati da poco nel sistema scolastico italiano e che possono non avere ancora le competenze linguistiche necessarie per seguire le lezioni. Per loro, più che spostare semplicemente gli alunni da una scuola all’altra, servirebbe rafforzare l’italiano prima e durante l’ingresso nel percorso ordinario, puntando almeno ai livelli linguistici A1 e A2, con più docenti specializzati e mediatori culturali».

La scuola riflette il territorio

Anche Andrea Pioselli, oggi alla guida dell’istituto superiore Pesenti parte da un dato semplice: la scuola riflette il territorio. E in molte scuole gli studenti di origine straniera sono ormai una parte strutturale della popolazione scolastica e, in alcuni casi, sono proprio loro a contribuire a mantenere numeri sufficienti per tenere aperte classi e plessi. «Se il territorio cambia, deve cambiare anche la scuola - dice -. E non si può chiedere alle famiglie di scegliere un istituto sulla base di una composizione etnica decisa dall’alto. Il rischio è creare l’effetto opposto a quello dichiarato: invece di favorire l’integrazione, si possono costruire fenomeni di segregazione, concentrando determinati gruppi in alcune scuole e svuotandone altre. Il punto è rafforzare la fiducia nella scuola e il rapporto con il territorio». Anche lui riconosce le difficoltà che possono accompagnare l’arrivo di un ragazzo Nai, soprattutto quando la lingua italiana manca quasi completamente. «Ma questo non significa che la presenza degli studenti stranieri rallenti automaticamente l’apprendimento degli italiani, come ci dicono i dati Invalsi. La questione, quindi, al di là degli slogan, va affrontata guardando ai risultati e alle condizioni concrete delle classi, non soltanto alla percentuale di cittadini stranieri», precisa. «In alcune classi del mio istituto gli studenti che non parlano italiano arrivano a rappresentare l’80% - gli fa eco Luca Rossi, preside dell’Istituto Comprensivo Mazzi - Applicare la soglia del 30% è impossibile. Senza, fino ad ora, una proposta di finanziamenti proporzionata alla complessità del problema».

© RIPRODUZIONE RISERVATA