Addio a Padre Luis, missionario tra Bolivia e Cuba: «Una vita al servizio degli ultimi con generosità»

IL LUTTO. Monsignor Pierluigi Manenti aveva 76 anni: dal 1998 al 2024 aveva portato la pastorale sull’isola. Don Rizzi (Cmd): «Ha tracciato la strada del dialogo». Monsignor Maffi: «Un cuore d’oro pronto alle necessità»

Nella notte tra venerdì 28 sabato 29 novembre ieri è morto monsignor Pierluigi Manenti, missionario per vocazione per buona parte della vita. Dopo sei anni trascorsi come curato a Grassobbio, dal 1975 al 1981, è infatti partito per la Bolivia, dove è rimasto dal 1981 al 1998 con don Mario Maffi, e dalla Bolivia a Cuba, fino allo scorso anno.

Nato a Oltre il Colle nel 1950 è entrato nel Seminario del Patronato a Sorisole subito dopo le scuole elementari. «La sua vocazione – racconta la sorella, suor Maddalena, delle Comboniane – si è dispiegata attraverso azioni di fiducia nella volontà di Dio. Non aveva la preoccupazione di progettare la vita, ha accettato quello che il Vescovo gli ha proposto. È accaduto quando è andato in Bolivia e quando è andato a Cuba. È accaduto fino agli ultimi momenti».

«Insegnava ad uscire dall’individualismo»

Gli anni da curato di Grassobbio sono ricordati da Piero Gritti, che fu tra i parrocchiani che poi hanno accompagnato con la loro amicizia don Luigi in tutte le sue destinazioni. «Luigi era un giovane prete che, con entusiasmo, comunicava la bellezza di seguire e di appartenere alla Chiesa. Non solo. Appena vedeva un bisogno, non si tirava indietro. Ci ha insegnato a uscire dall’individualismo e con lui la parrocchia ha lavorato per accogliere i vietnamiti, per aiutare i terremotati dell’Irpinia e molto altro. Era di poche parole, ma aveva uno sguardo misericordioso nei confronti delle persone».

«Dialogo deciso e coerente»

Lo ricorda anche don Massimo Rizzi, direttore del Centro missionario diocesano: «L’immagine più bella che conservo di don Luigi è quando è sceso dalle scale della casa parrocchiale di Cuba per tornare in Italia definitivamente: aveva in mano solo una borsettina di plastica. Faceva così ogni volta: arrivava nella parrocchia di San Antonio del Sur con 6 o 7 valigie e rientrava a casa con un maglioncino per il viaggio. E così ha fatto anche l’anno scorso. Don Pierluigi era essenziale. Al suo arrivo a Cuba, immediatamente dopo l’apertura alla Chiesa operata da Papa Giovanni Paolo II, poche persone ricordavano il segno della croce o l’immagine della Madonna. Dopo 40 anni di ateismo militante, bisognava sciogliere i cuori alla verità. Poco a poco, secondo il bisogno. Chiamava il suo stile missionario “la pastorale della merenda”». Don Pierluigi si è trasferito dalla missione in Bolivia, a 4000 metri di altitudine, a una parrocchia a livello del mare senza fare storie. «Ha imparato presto la differenza tra la Bolivia e Cuba: c’è stato su di lui un controllo quotidiano che lo ha messo a dura prova. Nei primi anni, ogni volta che sistemava una casa, gliela sequestravano finché ha minacciato di dormire per strada. Ha tracciato una strada del dialogo deciso e coerente che ancora oggi regge per i sacerdoti che operano a Cuba».

«Aveva una generosità senza limiti»

«Luigi aveva un cuore d’oro sotto una scorza dura - dice monsignor Mario Maffi, che con lui ha condiviso gli anni della Bolivia e di Cuba –; aveva una grande capacità di rispondere alle necessità con una generosità senza limiti e soprattutto con un’immaginazione infinita. La sua forza derivava dalla esplosività del Vangelo con la sua verità, che è fuori dalla ragione. La sua vita è stata, per chi lo ha incontrato, un monito ad accendere un fuoco che deve sprigionarsi nella vita di ognuno. Anche oggi c’è bisogno di tenere viva l’esplosione che è il cuore della Chiesa, che per noi è la base, la solidità e la sicurezza. La Chiesa, per noi che abbiamo vissuto nelle periferie della civiltà, è il luogo in cui si forgia la realtà con il Vangelo».

«Ha vissuto con umiltà»

«Oggi la nostra comunità parrocchiale di Sant’Antonio Maria Claret – scrive don Gianluca Mascheroni che ha preso il posto di monsignor Manenti – si unisce nella preghiera per salutare un vero servo di Dio: il nostro amato Padre Luis. Ha vissuto la sua vocazione con una consegna totale. Tutta la sua vita è stata un servizio: servizio al Vangelo, servizio alla Chiesa e servizio a ogni anima che Dio ha messo sul suo cammino. Non ha conosciuto stanchezza quando si trattava di consolare, visitare, incoraggiare, benedire e guidare il suo gregge. Ha camminato con noi nei momenti di gioia e anche nei momenti di prova, ricordandoci sempre che la fede è la nostra forza. Era un sacerdote che ha vissuto con umiltà, semplicità e profonda fiducia nella volontà di Dio. Dava da mangiare ai bisognosi, ha visitato il malato, consolato il triste, sollevato chi è caduto e pregato senza sosta per ognuno di noi. Padre Luis non cercava il riconoscimento umano; cercava che ognuno di noi conoscesse più Gesù. Ci ha dato una parola quando ne avevamo bisogno, preghiera quando ci mancavano forza e fede quando il cammino sembrava buio». La salma è composta alla casa del commiato di Grassobbio e i funerali verranno celebrati nella parrocchiale lunedì primo dicembre alle 15.

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