Agevolazioni casa, fine dei super sconti. Taglio al bonus barriere, l’Anmic protesta

LE MISURE. Definitivo l’ addio al Superbonus. Disabilità, per la rimozione degli ostacoli si scende dal 75% al 50%. Confermati gli altri sgravi, i costruttori: «Bene, ma opportunità per pochi». Manzoni: «Non si risparmi sui fragili».

Mettere mano al portafogli, specialmente se per spese di ristrutturazione, non è mai una scelta a cuor leggero. Eppure il 2026 potrebbe essere il momento giusto per farlo in previsione, nel 2027, degli annunciati tagli del governo ai bonus edilizi. La legge di Bilancio 2026 approvata il 30 dicembre in sostanza rinnova infatti buona parte del sistema di sconti per i lavori di ristrutturazione sulla casa.

Le misure

Restano quindi per quest’anno il bonus al 50% per la riqualificazione della prima casa e il bonus al 36% per chi effettua migliorie sulla seconda abitazione o successiva, per un massimo di 96.000 euro di spesa. Una proroga, quella confermata dalla manovra, che vedrà però lo stesso qualche tegola.

Se la riduzione degli incentivi per le ristrutturazioni (salvo modifiche) resta programmato per il 2027 con l’abbassamento al 36% per le prime case e al 30% per le altre, qualche difficoltà la si avvertirà già quest’anno con la fine dei «super sconti», ovvero delle agevolazioni sopra il 50%, scadute nel 2025: su tutte, l’eliminazione del bonus per l’eliminazione delle barriere architettoniche, al 75%, che rientra ora nelle spese per la ristrutturazione edilizia al 50%, scatenato l’ira delle associazioni di tutela della disabilità. Cala definitivamente anche il sipario sulla misura più discussa, il Superbonus, che era rimasto al 65% per i lavori già avviati in precedenza e ora scompare definitivamente. Con quest’ultimo soprattutto finisce una stagione avviata nel 2020 e segnata dal boom negli investimenti per l’efficientamento degli edifici, con però gli annessi effetti di un mercato «drogato» dagli incentivi.

L’assetto disegnato dalla manovra prevede così una sorta di sconto unico del 50%-36% per diversi interventi di ristrutturazione, anche con l’obiettivo di mettere fine agli «eccessi» del quinquennio trascorso; tra le misure ancora in vigore l’ecobonus (per sostituzione di infissi o installazione di pompe di calore, non più le caldaie a gas, neppure a condensazione), il bonus ristrutturazioni, per lavori di muratura e impianti, e il Sismabonus.

Nel 2026 godrà di una proroga anche il bonus mobili - legato sempre a interventi di ristrutturazione - e senza distinzione tra prime e seconde case: per l’acquisto di arredi ed elettrodomestici anche quest’anno si potrà accedere all’agevolazione del 50% (con tetto di spesa a 5.000 euro), a condizione che gli interventi siano iniziati dal 1° gennaio 2025.

I costruttori

Sui contenuti e le ripercussioni della manovra le posizioni delle associazioni di categoria oscillano tra ottimismo e preoccupazioni. «Valutiamo positivamente la proroga di un ulteriore anno delle detrazioni al 50% per il recupero e la riqualificazione energetica della prima casa (e del 36% per le altre). Dobbiamo però essere chiari: questa detrazione è un’opportunità per pochi, non credo siano tante le famiglie, penso a quelle monoreddito, che se la possano permettere», commenta Renato Guatterini, presidente di Ance Bergamo, che rispetto alle misure specifiche previste per il settore delle costruzioni ritiene «positiva la conferma delle misure straordinarie per il caro materiali, che ha consentito di non fermare i cantieri. A questo proposito attendiamo però che le risorse previste dalla Legge di Bilancio vengano integrate, perché quelle in bilancio non sono sufficienti a coprire i costi che le imprese hanno anticipato per fare andare avanti le opere».

Gli agenti immobiliari

Per chi osserva il mercato dal punto di vista della vendita degli immobili, come Oscar Caironi, presidente di Fimaa (Federazione italiana mediatori e agenti d’affari) di Confcommercio Bergamo, il rinnovo dei bonus è positivo, pur con qualche riserva. «Siamo moderatamente soddisfatti, sono rimasti incentivi interessanti come quelli per l’efficientamento tramite installazione di nuovi infissi e impianti fotovoltaici - commenta Caironi -. A Bergamo abbiamo un patrimonio immobiliare composto per oltre il 60% da abitazioni ante il 1980 che devono essere necessariamente riqualificate, e in più l’80% delle compravendite è rappresentato da immobili usati. Tuttavia non possiamo dimenticare il tema degli stipendi, che rimangono sempre gli stessi al netto dell’innalzamento dei costi della casa, e di conseguenza il problema di convincere i condòmini ad affrontare spese per la ristrutturazione delle parti comuni, come facciate e tetti, per via della difficoltà nell’accesso al credito. Bene perciò che rimangano gli incentivi. Ora però - conclude Caironi - bisognerà investire in cultura e informazione».

Il caso caldaie

Sul tema dell’efficientamento energetico rimangono inoltre gli incentivi per l’installazione di pompe di calore e sistemi ibridi - che integrano cioè caldaie a gas e pompe di calore -, mentre scompaiono quelli per l’acquisto di caldaie a condensazione (a gas). «Fa piacere che qualche incentivo sia rimasto, soprattutto per i sistemi ibridi, la cui eliminazione avrebbe avuto un impatto negativo sul settore - evidenzia Giacinto Giambellini, presidente nazionale dei Termoidraulici di Confartigianato -. Sarebbe stato però preferibile lasciarli anche sulle caldaie a condensazione, che per molte famiglie in difficoltà sono spesso l’unica opzione economicamente sostenibile». Il tema però, a livello generale, resta uno solo: «È necessario rendere i bonus edilizi strutturali - aggiunge Giambellini -. Il Superbonus 110% è stata una buona idea sviluppata malissimo, ma la gente ha compreso l’importanza d’intervenire su impianti e involucri in un’ottica di futura vivibilità. Serve però che il governo aiuti soprattutto chi è più in difficoltà».

La protesta dell’Anmic

Chi verrà penalizzato dalla manovra sembrano proprio i fragili, come appare dallo stop al bonus per l’abbattimento delle barriere architettoniche al 75%. «È una vergogna, il governo risparmia sulle spalle delle persone più fragili - osserva Giovanni Manzoni, presidente dell’Anmic Bergamo, l’associazione nazionale mutilati e invalidi civili -. Tante persone, senza un abbattimento delle barriere fisiche, sono di fatto agli arresti domiciliari. E chi prende 300 euro al mese di pensione d’invalidità non può permettersi di spenderne 30-40mila per l’eliminazione delle barriere. A fronte anche di un aumento costante delle disabilità, abbattere le barriere non può essere un lusso. Speriamo che su questo tema ritorni la sensibilità della politica», dice Manzoni, che non esclude contestazioni a breve sulla questione. E rimarca un altro punto fondamentale: «Continuiamo a insistere affinché si rivedano i regolamenti sull’edilizia comunale, perché nonostante gli abbattimenti si continua a costruire con barriere architettoniche, mentre il miglior risparmio rimane quello di progettare senza già in partenza». Su questo e altri aspetti, conclude Manzoni, l’Anmic rifletterà pubblicamente tra poche settimane. «Ne parleremo il 18 gennaio durante il nostro congresso provinciale, alle 9:30 nell’aula Sestini della Camera di Commercio».

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