Anoressia e bulimia nervosa, aprono nuovi servizi ma i fondi non ci sono più

CANCELLATI 25 MILIONI. La legge di Bilancio sacrifica i finanziamenti destinati ad ambulatori e altre prestazioni specialistiche. La Regione coprirà il 2024 ma il futuro è pieno di incognite. Al «Matteo Rota» un centro per i più giovani.

Basta, stop. La legge di Bilancio fresca di approvazione del Parlamento «dimentica» i 25 milioni di euro che in precedenza – per il biennio 2023-2024 – erano stati stanziati per dare sostanza al Fondo nazionale per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Era, quel fondo, una risposta per affrontare un disagio delicato e crescente, deflagrato nel post-Covid tra i giovani (e tra le giovani ragazze, soprattutto), e per dare vita a interventi nelle diverse aree del Paese, visto che le risorse venivano ripartito tra le Regioni con interventi di carattere locale.

Se i finanziamenti assegnati con la precedente Manovra non sono a rischio, l’azzeramento sancito dalla nuova legge di Bilancio – salvo interventi «riparatori» in corso d’opera – disegna invece nubi d’incognite sul prosieguo di alcuni progetti dopo il 2024, specie per la continuità del personale, o sulla realizzazione di nuovi. I 25 milioni messi sul piatto dal governo per il precedente biennio erano stati suddivisi dalle Regioni nel 2022, e la Lombardia li aveva recepiti con una delibera di fine novembre 2022.

Alla Lombardia erano così arrivati quasi 4,2 milioni di euro (4.195.000), poi distribuiti tra le diverse Ats, con una dotazione di 463.264 per quella di Bergamo. Se dunque il Fondo nazionale fosse stato finanziato anche per il nuovo biennio, verosimilmente si sarebbe arrivati a un’«iniezione» di risorse di portata analoga; con lo stop della Manovra, al momento non arriveranno dunque nuove risorse di questo tipo.

Le risorse attive

Sui disturbi dei comportamenti alimentari sono comunque attivi anche diversi altri progetti, con specifiche linee di finanziamento. Dall’assessorato regionale al Welfare, interpellato sulle possibili ricadute del taglio al Fondo nazionale, premettono che «Regione Lombardia si è dotata di specifica normativa sul tema dei disturbi alimentari»: una legge regionale del febbraio 2021 che, «anche attraverso la costituzione di una cabina di regìa regionale», si pone l’obiettivo «di garantire la risposta al bisogno di salute in relazione ai Dca (Disturbi del comportamento alimentare, ndr) attraverso azioni d’implementazione, o il consolidamento ove già presenti, di percorsi strutturati nelle differenti realtà di cura. I fondi allocati sono pari a 1.500.000 euro annui».

Con la delibera del novembre 2022 (quella che ha recepito il trasferimento del Fondo nazionale) la Lombardia ha poi adottato il «Piano biennale per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione», che – spiegano da Palazzo Lombardia – ha comportato appunto un finanziamento di 4.195.000, «di cui 2.517.000 euro quale quota per il primo anno e 1.678.000 per il secondo anno». «La situazione attuale – precisano dall’assessorato – è che è in corso l’utilizzo dei fondi del primo anno, che dureranno ancora per buona parte del 2024, poi verranno impiegati i fondi della seconda annualità. Si tratta per la maggior parte di fondi utilizzati per il personale. Per Ats Bergamo il finanziamento in corso relativo alla prima annualità è stato di 264mila euro, divisi tra le tre Asst».

Nuove aperture

La ricaduta del Fondo nazionale ha dunque permesso di concretizzare delle azioni anche in terra bergamasca. È la Regione a far sintesi dei progetti delle tre Asst, partendo da una novità pronta a partire: l’Asst Papa Giovanni darà vita, dalla settimana prossima, a un ambulatorio dedicato ai giovani dai 14 anni all’interno degli spazi del «Matteo Rota» di via Garibaldi. Da ottobre 2023, invece, l’Asst Bergamo Est ha garantito l’attivazione di due ambulatori – sempre dedicati alle persone con disturbi del comportamento alimentare – all’interno delle Case di comunità di Calcinate e Gazzaniga. Per l’Asst Bergamo Ovest, infine, quelle risorse hanno permesso l’«implementazione dell’offerta con l’acquisizione di personale in regime libero-professionale (psicologi-psicoterapeuti, neuropsichiatri infantili, dietisti)».

+30% di casi nel post-Covid

Nuove risposte e nuovi servizi, perché nuova – e sempre più crescente – è la domanda d’aiuto. «I disturbi del comportamento alimentare sono una patologia in costante aumento, specie dopo il Covid – premette Emi Bondi, direttore del dipartimento di Salute mentale e delle dipendenze dell’Asst Papa Giovanni, nonché presidente della Società italiana di psichiatria –: se nei ragazzi abbiamo osservato un aumento degli agìti autolesivi e depressivi, nelle ragazze l’aumento di disturbi del comportamento alimentare è stato molto significativo, con un incremento del 30% e un abbassamento dell’età dell’esordio anche sotto i 14 anni, addirittura a 9-10 anni. Questi disturbi sono la principale causa di morte per le ragazze under 25, dopo gli incidenti stradali». Allargando lo sguardo, Bondi nota così una «escalation costante a partire dagli anni Novanta, fino alle vaste dimensioni del periodo post-Covid. Anche il rifiuto del cibo è una forma di agire contro se stesse, conseguente all’aumento di ansia e depressione. E dietro questo rifiuto c’è la non accettazione di se stessi, del proprio corpo, il bisogno di controllo di se stessi».

Sembra scorgersi un caleidoscopio di motivazioni e di fattori, dietro ogni singola storia. Il filo comune è spesso «il non mangiare perché non ci si piace, perché non ci si accetta. È un malessere interiore che si sfoga in una progressiva restrizione alimentare – rimarca Bondi –, nell’ottica di avere un corpo ideale che non esiste». Altrettanto complessa e delicata, ma decisiva, è la strategia con cui si può intervenire su questi pazienti. Ecco perché il capitale umano – quello dei professionisti impegnati tra ambulatori e ospedale – è fondamentale: «È una tipologia di disturbo particolare che richiede équipe multidisciplinari – evidenzia Bondi –. Il trattamento deve comprendere più specialisti, dalla componente psicologica, psichiatrica e neuropsichiatrica fino a quella medica».

I tipi d’intervento

Per capire quanto alta sia la richiesta d’aiuto, basta raccontare un caso concreto e recente. Le nuove attività ambulatoriali dell’Asst Bergamo Est a Calcinate e Gazzaniga sono cominciate a ottobre, «e nel giro di pochi giorni abbiamo subito coperto le agende – spiega Maurizio Campana, direttore del SerD dell’Asst Bergamo Est –. L’idea è quella di raccordare le attività ambulatoriali, come primo presidio, con quelle che saranno le attività residenziali-riabilitative del nuovo centro di Piario. La domanda del territorio è veramente importante, e fondamentale è il reclutamento e la formazione di personale specializzato, sempre in una visione multidisciplinare. C’è bisogno di professionisti con competenza psichiatrica, psicologica, internistica, dietisti e nutrizionisti. Anche per questo abbiamo avviato con l’Università di Bergamo un corso di perfezionamento per formare specialisti». Ma qual è il percorso di chi entra in cura per un disturbo del comportamento alimentare? «Il tipo d’intervento dipende da ciascun caso – premette Campana –. Se incontriamo una persona malnutrita con rischio di collasso, la priorità è legata al rischio fisico: se è maggiorenne viene tendenzialmente ricoverata in Medicina e alimentata artificialmente, poi seguirà la riabilitazione. L’incontro precoce o la situazione meno grave parte invece da un percorso ambulatoriale. È fondamentale la continuità del percorso: c’è sempre un prima, rappresentato dal percorso motivazionale per l’eventuale percorso riabilitativo, e un dopo, incentrato su un follow-up di monitoraggio clinico-ambulatoriale».

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