Arte del cucito per la Messa. Il laboratorio delle suore è alla ricerca di volontarie
LA STORIA. L’attività centenaria delle sacramentine: il laboratorio in via Sant’Antonino 14 a Bergamo. ora l’appello a nuove, aspiranti volontarie che abbiano esperienza.
Camici con balze di pizzo, stole, casule, salviettine che il sacerdote usa per asciugarsi le mani, piccoli e delicati servizi d’altare, per la Messa, come tovaglie e tovaglioli copri calice in lino. Tutto tagliato, orlato, cucito, ricamato a mano facendo il punto pieno, il punto erba, il punto fatto con il tombolo o il chiacchierino fatto con la navetta. Tutti termini tecnici, questi, riferiti a vesti, paramenti, servizi liturgici impreziositi da ago e filo, una vera «arte per il Signore», non «quelle cose dozzinali che spesso si vedono», un’arte antica «che rischia di morirci in mano, perché le signore che lavorano con noi sono sempre meno. Ma noi dobbiamo scovare chi possiede questo mestiere».
In via Sant’Antonino 14 c’è un laboratorio speciale presso le Suore Sacramentine, della cui comunità suor Laura Fontana è la superiora. Un lavoro tradizionale, dalle profonde radici, per cui la religiosa manifesta tutta la sua apprensione. È la Pia Opera dei Tabernacoli. Fu fondata a Bruxelles da Anna De Meus nel 1823. A introdurla a Bergamo, presso le Sacramentine, fu il Vescovo Giacomo Radini Tedeschi nel 1908. Oggi, questo laboratorio sacro ha bisogno di nuova linfa. «Prima di me, mi raccontano le suore – continua suor Laura – c’era uno stanzone dove lavoravano decine di signore abilissime. Oggi non ce ne sono più di sei o sette, che accogliamo e motiviamo, poi ce ne sono delle altre che lavorano da casa. In tutto non sono più di una ventina. In teoria potrebbe anche bastare così, ma rischiamo di perdere la dimensione del ritrovarsi insieme, per pregare, per scambiare consigli sul lavoro, per intessere relazioni».
Il prodotto è molto raffinato ed è destinato «specialmente alle Chiese povere. Penso a sacerdoti che hanno bisogno di una tovaglia per fare una Messa all’aperto, per esempio, ma non possono permettersi di comprarne una. Oppure penso alle nostre missioni: ne abbiamo una nello slum di Githorai, una cittadina nei pressi di Nairobi, in Kenya, dove abbiamo risanato una discarica e stabilito una nostra casetta per i bambini. È nata una parrocchia alla quale abbiamo inviato i paramenti perché vi si potesse celebrare la Messa in modo dignitoso. Abbiamo missioni anche in Malawi e Tanzania, o nell’interno del Brasile, dove ci sono le foreste».
Il tabernacolo è tipicamente quell’edicoletta che contiene l’Eucaristia. La Pia Opera prende il nome da lì perché, come spiega ancora suor Laura, «il tabernacolo è sì la “casetta” dove viene riposta l’Ostia santa, Gesù. Ma da lì viene tolta e riposta sull’altare, dove trova una tovaglia pulita e ordinata, sinonimo dell’anima pulita e ordinata di chi la cura. Per noi Sacramentine l’altare è il centro della nostra esistenza. Su di esso si celebra il sacrificio di Cristo. Forse fu per questo che il Vescovo Radini Tedeschi affidò a noi questa Opera Pia».
Si cercano volontarie
«Negli ultimi giorni sono arrivate da noi persone che fanno altri lavoretti, che poi vendono nei mercatini, come quelli natalizi: vorrebbero vendere prodotti pro-Pia Opera dei Tabernacoli. Appoggiandoci a loro possiamo recuperare un po’ di fondi per comprare le stoffe e i materiali»
L’appello a nuove, aspiranti volontarie che abbiano esperienza sta girando da qualche giorno. Qualche risultato si vede già, e con esso una nuova idea, tale da coinvolgere chiunque possa dare una mano: «Negli ultimi giorni sono arrivate da noi persone che fanno altri lavoretti, che poi vendono nei mercatini, come quelli natalizi: vorrebbero vendere prodotti pro-Pia Opera dei Tabernacoli. Appoggiandoci a loro possiamo recuperare un po’ di fondi per comprare le stoffe e i materiali. Ben vengano allora anche queste piccole attività collaterali. Il nostro statuto contempla solo chi sa fare questo mestiere, ma a noi servono tutte le persone di buona volontà che possano darci una mano». L’impegno richiesto è di un pomeriggio alla settimana, da ottobre a maggio. Per «unire la devozione eucaristica alla cura manuale concreta».
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