(Foto di Bedolis)
IL CANTIERE. Nel 2025 sfondato il tetto dei 250mila ingressi: dal 2022 il ticket per chi non è residente. I lavori dureranno tre anni e si concentreranno sull’area del presbiterio. Bombardieri: «Rispetteremo la storia».
Ridare luce agli stucchi, colore agli affreschi, ai dipinti su tela e pietra, togliere gli strati di polvere all’altare maggiore, alle vetrate artistiche delle finestre e ancora, agli arazzi, simbolo della devozione mariana. La Fondazione Mia inaugura la stagione dei grandi restauri nella basilica di Santa Maria Maggiore in Città Alta, piano da un milione di euro che si concentrerà sull’area del presbiterio. Un piano possibile anche grazie ai proventi dei ticket d’ingresso introdotti dal 2022 per i non residenti in città o provincia, contributo che consente di mantenere lo straordinario patrimonio d’arte e di fede. I visitatori sono in continuo aumento, 254.595 nel 2025 (residenti esclusi), con un record a maggio, in tutto 30.603 presenze, circa mille al giorno.
Dopo i restauri promossi sulle singole opere d’arte, dal coro ligneo di Giovan Francesco Capoferri e Lorenzo Lotto alla grande tela «Apostoli attorno al sepolcro vuoto e colmo di fiori della Madonna» di Camillo Procaccini, Fondazione Mia dà il via a un intervento complessivo sulla basilica, datata XII secolo e più volte rimaneggiata nei secoli successivi: «Dopo gli interventi sul monastero di Astino e quelli già effettuati in basilica, prosegue l’impegno di Fondazione Mia per la tutela e la valorizzazione del patrimonio bergamasco – afferma Fabio Bombardieri, presidente della Fondazione Mia –. Il restauro dell’area presbiterale della basilica è dunque un tassello importante nel secolare impegno della Fondazione. Si tratta di un’operazione complessa, che sarà condotta nel pieno rispetto della stratificazione storica e dei materiali originari, con l’obiettivo di restituire leggibilità, stabilità e valore a uno spazio che da secoli è fulcro religioso, civico e culturale della città di Bergamo. Con questo intervento di restauro intendiamo preservare la straordinaria ricchezza artistica della basilica, rispettando ogni fase della sua lunga storia e garantendo alle future generazioni la possibilità di continuare ad apprezzare il patrimonio custodito in questo luogo identitario della città».
Un piano di lavoro impegnativo che, per questa prima parte nell’area del presbiterio, proseguirà per tre anni e mezzo circa. L’obiettivo è partire con il cantiere nella tarda primavera, organizzando i lavori in modo che sia sempre possibile visitare il coro ligneo.
«È in corso il rilascio dell’autorizzazione da parte della Sovrintendenza – spiegano i tecnici della Fondazione –. Non sarà un intervento a macchia di leopardo, ci concentriamo sull’altare, il presbiterio e le due “navatelle” per poi procedere con un lavoro pluriennale, con l’obiettivo di salvaguardare il valore della basilica. L’intervento, affidato all’impresa “Indaco” e alla sua squadra di restauratori, sarà eseguito nel pieno rispetto della stratificazione storica. Gli interni della basilica rappresentano un unicum per ricchezza e continuità decorativa, con elementi vari che contribuiscono a definire uno spazio unitario di altissimo valore artistico e simbolico. Un apparato complesso, che riflette il ruolo storico della basilica fin dalle sue origini, amministrato sapientemente nei secoli dalla Congregazione della Misericordia Maggiore».
Una serie di restauri è stata effettuata negli anni, un lavoro che oggi viene ripreso e migliorato. Spiegano i tecnici: «Il presbiterio, l’abside e le due navatelle laterali presentano notevoli depositi superficiali incoerenti, accumulati nel tempo. Sono presenti, in particolare, sali localizzati, conseguenza di precedenti interventi manutentivi eseguiti con materiali non idonei, come cemento o gesso, che hanno interagito negativamente con la superficie originale». La situazione nella quale si andrà a intervenire è delicata, «con fratture e crepe che indeboliscono la stabilità dell’opera. Dal punto di vista estetico, si notano ritocchi alterati, che hanno modificato l’armonia cromatica originale, compromettendo la lettura autentica dell’opera. Infine, le aree dipinte mostrano cadute e sollevamenti della pellicola pittorica».
Le pareti affrescate, i dipinti, le sculture e gli arazzi sono pagine che raccontano la storia della città. Con una tappa che segna i tratti dell’edificio per come oggi lo conosciamo, il 1599, quando iniziano i lavori che trasformano Santa Maria Maggiore da chiesa romanica a monumento barocco. I restauratori andranno a pulire e rimuovere la coltre di polvere che riveste le opere, la patina scura che altera i colori degli stucchi e dei dipinti, a consolidare gli elementi fragili e a ricostruire gli elementi mancanti, oltre che ad effettuare una documentazione e un’analisi dello stato di conservazione di ogni singola opera. Sono sei i dipinti su tela che saranno restaurati, di cui due di Giovan Paolo Cavagna. E a completare il restauro già realizzato sulla tela del Procaccini (un intervento realizzato anche grazie al contributo di Fondazione Banca Popolare di Bergamo), la Mia interverrà, nella stessa «navatella» con il restauro dell’«Assunzione della Vergine» del Cavagna, un dipinto su pietra, e sull’altare maggiore. E ancora, interventi su alcuni preziosi manufatti lignei prossimi all’organo, porte e ballatoi, senza dimenticare gli arazzi di scuola fiamminga e fiorentina le cui scuciture saranno «rammendate». Contestualmente ai restauri, la Fondazione provvederà ad aggiornare l’impianto di illuminazione che, sottolineano i tecnici, «valorizzerà ulteriormente il patrimonio della basilica, uno dei più alti e complessi esempi di architettura e decorazione monumentale del panorama nazionale».
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