Bergamo, il terziario regge l’urto: 2.110 aperture nel 2025. «Meno negozi, più servizi»
IL BILANCIO. Saldo positivo (+166) ma le attività tradizionali rallentano. Fusini (Confcommercio): «Bene anche il turismo, la città è attrattiva».
Lettura 1 min.I dati «fotografano» un sistema economico ancora dinamico, capace di mantenere un saldo positivo pur dentro una fase di profondi mutamenti che vede arretrare le attività tradizionali e avanzare servizi, turismo e nuove forme di impresa. Il terziario bergamasco regge l’urto di un mercato in trasformazione e lo fa cambiando volto. A livello provinciale, il 2025 ha fatto registrare 2.110 aperture contro 1.944 chiusure, con un saldo positivo di 166 imprese. Nel capoluogo, che conferma la sua attrattività, sono nate 517 attività, a fronte di 405 cessazioni. Ed anche in questo caso il saldo è positivo (+112). Mentre i settori che soffrono di più sono commercio alimentare, non alimentare e ambulanti.
I dati del 2025
I dati elaborati da Confcommercio Bergamo mostrano chiaramente questa doppia tendenza del terziario (commercio, turismo e servizi): da una parte c’è la tenuta complessiva del sistema bergamasco, dall’altra il ridimensionamento dei negozi storici e di vicinato, sempre più messi sotto pressione dai cambiamenti dei consumi, dall’e-commerce (acquisti online, spesso recapitati a casa con corriere) fino alle nuove abitudini urbane (come i centri commerciali). «Il mondo sta cambiando - analizza Oscar Fusini, direttore di Confcommercio -. Bergamo ha tenuto, però con numeri in diminuzione di negozi e commercio tradizionale a favore di forme nuove, molto legate ai servizi e al turismo. Crescono tantissime attività nuove che spesso fatica la stessa Camera di commercio a codificare. Il cambiamento in atto riflette una trasformazione più ampia della società, del lavoro e dell’economia. Accanto al commercio elettronico, continuano a crescere servizi innovativi legati a marketing, informatica, assistenza alle imprese e consulenza».
Calo di commercio e ambulanti
Il resoconto 2025 rispecchia il trend che vede le difficoltà dei negozi di vicinato e la crescita dei servizi. «C’è una tendenza di consolidamento post Covid», spiega Fusini. C’è anche una contrazione, in uno scenario complesso tra rincari e crisi internazionali. Nel 2024, a livello provinciale, c’erano state 2.859 imprese nate (il 2025 segna quindi un calo del 26%, anche se il cambio dei codici Ateco rende difficile fare confronti precisi) e 1.658 cessate (incremento del 17%), con un saldo positivo di 1.201 imprese.
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