Bullismo a scuola, i primi casi a 7 anni: «Crescenti fragilità»

L’ALLARME. La Rete provinciale: lavoro di sensibilizzazione fin dai più piccoli. Cinque team emergenziali sul territorio.

L’età degli studenti coinvolti in episodi di bullismo, sia come vittime sia come autori, si è ulteriormente abbassata. Oggi i primi casi emergono già tra i 7 e gli 8 anni, a partire dalla terza elementare. È quanto emerge dai dati diffusi dalla Rete provinciale per il contrasto al bullismo e al cyberbullismo , resi noti in occasione della Giornata nazionale contro il bullismo, che cade domani, 7 febbraio. Casi che coinvolgono, con differenti livelli di gravità e diverse sfaccettature, circa uno studente bergamasco su cinque tra i 7 i 16 anni. La Rete, attiva dal 2017, si pone l’obiettivo di prevenire episodi di bullismo e cyberbullismo scolastico, formando docenti e genitori su come intervenire e promuovendo attività di sensibilizzazione.

E, alla luce della Legge numero 70 del 2024 (che potenzia il contrasto al bullismo e cyberbullismo in Italia), la Rete si è aggiornata sia in termini numerici (da 20 scuole bergamasche statali e paritarie di ogni ordine e grado, la Rete oggi conta 85 istituti) sia per quanto riguarda la scuola capofila: il testimone, dopo quasi dieci anni, è passato dall’Is «Bortolo Belotti» all’Isis «Giulio Natta» di Bergamo. «I casi di bullismo insorgono nelle età in cui la costruzione dell’identità personale e sociale è ancora in corso – afferma Savia Nardone, dirigente del Natta -. E il bullismo emerge come risposta distorta a insicurezze, bisogno di affermazione e ricerca di riconoscimento all’interno del gruppo dei pari e di un mondo che cambia continuamente. Alla base c’è una crescente fragilità emotiva e paura dell’isolamento sociale».

Cinque team sul territorio

Per far fronte al fenomeno in crescita è necessario fare squadra, lavorare insieme. «Uno degli obiettivi chiave della Rete aggiornata è la costituzione di cinque team emergenziali antibullismo sul territorio – illustra Ilenia Fontana, referente dell’area Bullismo dell’Ufficio scolastico territoriale che coordina la Rete –. Vale a dire dei gruppi formati da docenti, dirigenti, psicologici ed esperti individuati tra gli enti partner (come il mondo socioassistenziale, le forze dell’ordine e il Terzo settore) per prevenire il bullismo, istituire protocolli di intervento, presa in carico dei casi e recupero. Partiremo nel breve con il primo team nell’area dell’Isola Bergamasca per poi allargarci negli altri ambiti scolastici tra questo e il prossimo anno scolastico». «È fondamentale mantenere un’alleanza a livello territoriale proprio alla luce della precocità dei casi – continua Fontana –. La fascia più emergenziale resta quella degli anni che attraversano la scuola secondaria di primo grado, con atteggiamenti però molto precoci sin dai primi anni della scuola primaria con forme di bullismo sempre meno convenzionali, ma più subdole, legate al mondo dei social. Il lavoro da fare, quindi, è proprio dai più piccoli, per far loro trovare altri linguaggi che sostituiscano gli atti prevaricatori».

Episodi sempre più frequenti

Ogni giorno in molte scuole si verificano episodi di bullismo e cyberbullismo. «Ormai vediamo casi dai 7, 8 anni, dal terzo anno delle elementari – rileva Giovanni Vezzoli, dirigente del Belotti, storica scuola capofila della Rete e che continua oggi ad essere parte della cabina di regia –. Nel corso del triennio delle scuole superiori, gli episodi risultano piuttosto rari, anche se negli ultimi anni si registrano casi anche durante la quarta e la quinta superiore. Ciò che è cambiato sono gli strumenti che si sono evoluti, diventando più insidiosi e pericolosi». «Il fenomeno risulta più frequente nelle fasce d’età più giovani e tende a ridursi con il crescere. Sono le ragazze a denunciare con maggiore frequenza di essere vittime di cyberbullismo; d’altra parte, i ragazzi dichiarano di aver partecipato con maggior frequenza ad atti di bullismo fisico», scrive Ats Bergamo, riprendendo una delle principali fonti di riferimento sul fenomeno che è lo studio Hbsc (Health behaviour in school-aged children), promosso dall’Organizzazione mondiale della Sanità, «calato» su base provinciale. «Le evidenze scientifiche indicano che un clima positivo di classe, relazioni supportive tra pari e buoni rapporti con gli adulti di riferimento rappresentano fattori di protezione fondamentali, promuovendo un approccio basato sulla corresponsabilità educativa tra scuola, famiglia e comunità territoriale» commenta Luca Biffi, direttore della Promozione della Salute di Ats Bergamo.

Il ruolo degli adulti

Attori fondamentali per la Rete sono anche l’Ufficio per la Pastorale scolastica della Diocesi di Bergamo e le Politiche sociali della Provincia di Bergamo. «La capacità di stabilire dei limiti è essenziale per trovare il giusto equilibrio tra ciò che è dentro e fuori di noi, specialmente quando si tratta di gestire le potenti emozioni che possono scatenare le diverse forme di bullismo – sottolinea Daniela Noris, direttrice dell’Ufficio per la Pastorale scolastica –. E sono gli adulti ad avere la responsabilità di definire quei confini che non vanno superati, sebbene talvolta questo possa risultare frustrante. Un’educazione orientata al rispetto dei confini deve necessariamente coinvolgere tutti: studenti, insegnanti e genitori, guidando nell’individuazione del limite». Puntualizza anche Giovanna Fidone delle Politiche sociali della Provincia «Si è abbassata l’età, senz’altro, ma è anche cambiato il bullismo legandosi ad altri casi di fragilità: la solitudine di tanti ragazzi e la povertà educativa causata dalla mancanza di figure di riferimento. Ci sono tanti adulti a cui i ragazzi si ispirano, ma non sono più quelli tradizionali, come genitori o professori, ma tante persone diverse che non sanno, in fondo, guidarli, creando così una forte confusione di ruoli».

© RIPRODUZIONE RISERVATA