Bus, gasolio su del 30%: «Ma niente caro biglietti o rischio tagli alle corse»

LA GUERRA IN IRAN . Pesanti ripercussioni sul settore del trasporto pubblico. Ritocco per le tariffe dei tour estivi. Atb prosegue nelle politiche diesel free.

«Alcuni autotrasportatori ci hanno detto che le compagnie petrolifere hanno raccomandato loro di non fermarsi in autogrill per un caffè o per andare in bagno, invitandoli a farlo prima di partire o una volta arrivati a destinazione dal cliente. Ormai, col carburante alle stelle, gli autotreni che consegnano il gasolio alle imprese di trasporti sono diventati un lusso e c’è il rischio concreto che qualcuno li rubi per strada». Le parole di Massimo Locatelli, titolare dell’omonima compagnia di trasporti, danno la misura dell’impatto della crisi in Medio Oriente sul mondo del trasporto pubblico bergamasco. Nonostante la tregua di due settimane annunciata dagli Stati Uniti nel conflitto con l’Iran abbia «raffreddato» petrolio e gas, il rincaro al distributore continua a farsi sentire. Non solo per le famiglie ma anche per le imprese del settore, che ora navigano a vista, temono gli effetti sul medio-lungo termine e invocano l’aiuto del Governo, come richiesto anche dalle associazioni di categoria.

«La preoccupazione è enorme, abbiamo avuto aumenti significativi, con il gasolio che da febbraio è diventato più caro di oltre il 30%, passando da 1,50 euro con Iva al litro a 2 euro – prosegue Locatelli –. Veniamo riforniti da autotreni con una capacità di 35mila litri e se prima pagavamo 50mila euro per ciascun rifornimento ora ne spendiamo circa 70mila. Abbiamo un po’ di scorte. E possiamo resistere qualche mese, ma se la situazione internazionale non dovesse migliorare si fa davvero difficile, perché c’è a rischio la sostenibilità delle compagnie di trasporti. È un anno tosto, sarà difficile arrivare in pareggio. C’è grande incertezza anche da parte dei fornitori. Serve l’intervento del Governo, ci sono delle interlocuzioni in corso con le associazioni di categoria. Il carburante vale circa il 30% del costo del servizio, mentre prima era al 20%. Con i nostri cento bus consumiamo 70mila euro al mese».

«Ripercussioni sul servizio»

L’ipotesi di recuperare i rincari con un ritocco delle tariffe del Tpl non sembra percorribile: «Non abbiamo margine – prosegue Locatelli –. Le tariffe vengono ritoccate una volta all’anno, a livello regionale. Se non si possono toccare i biglietti, è più concreta la possibilità di un aumento della contribuzione pubblica al settore del Tpl».

Ed è proprio sulla necessità di un sostegno che si sofferma anche Angelo Costa, amministratore delegato di Arriva Italia: «Sul tema del caro gasolio condividiamo la posizione espressa dalle associazioni di categoria Agens, Anav e Asstra – conferma l’ad Costa –. Come evidenziato dalle associazioni, è necessario intervenire con misure mirate, che tengano conto delle specificità del trasporto pubblico locale e del trasporto passeggeri, oggi non adeguatamente considerate dai provvedimenti in essere. In assenza di correttivi adeguati, il rischio è quello di mettere in difficoltà un comparto essenziale per la mobilità quotidiana, con possibili ripercussioni sulla qualità e sulla regolarità del servizio».

«Meno bus a gasolio»

Anche Atb conferma i problemi, nonostante il rinnovo della flotta e l’impiego di un sempre minor numero di mezzi a gasolio, con investimenti verso il metano e soprattutto l’elettrico. «Stiamo pagando le conseguenze di una situazione complessa a livello geopolitico – commenta Liliana Donato, direttore generale di Atb –. Nei giorni scorsi abbiamo pagato il gasolio 1,72 al litro, quando il picco dell’ultimo triennio è stato 1,5. Non abbiamo molto margine, come azienda del Tpl, perché dobbiamo offrire un servizio a pieno regime, visto il periodo scolastico e l’alta domanda. Nel 2025 avevamo 28 bus a gasolio, 74 a metano e 36 elettrici. Nell’ambito del piano di modernizzazione della flotta, per essere diesel free entro il 2033, stiamo dismettendo sempre più bus a gasolio e l’esigenza di acquisto di gasolio sta calando, basti pensare che nel 2024 consumavano 745mila litri gasolio, nel 2025 590mila e per il 2026 ne stimiamo 480mila. Compriamo il gasolio al netto delle accise, come azienda del Tpl. Il rincaro da inizio anno è stato comunque significativo, del 32%. Anche il metano è cresciuto del 34%. Nel 2024 abbiamo speso oltre 2 milioni di euro in gasolio e metano. Le nostre tariffe sono vincolate, per questo invochiamo un sostegno dal Governo. Chiediamo fondi per andare incontro ai maggiori costi, anche se quando lo Stato paga lo fa con due anni di ritardo».

«Come la crisi per l’Ucraina»

L’Agenzia per il Trasporto pubblico locale del Bacino di Bergamo pone l’accento sul tema della scarsità, che ora però non rappresenta un rischio. «Al momento non ci sono criticità specifiche, ma il problema esiste, perché le aziende stanno consumando carburante con prezzi vecchi e rifornendo con prezzi nuovi – spiega il direttore dell’Agenzia, Marcello Marino –. È un fenomeno eccezionale, come la pandemia o la guerra in Ucraina. Il disagio è in funzione della durata della crisi. C’è un problema economico, legato all’aumento dei prezzi e al tipo di coperture assicurative che hanno le aziende per essere protette o meno in caso di rincari. Non c’è al momento scarsità del carburante, per tanto non c’è un rischio concreto di dover ridurre le corse. Quanto ai biglietti, aumenteranno l’anno prossimo, in funzione dell’inflazione».

«Trasporti turistici più cari»

Se le aziende del Tpl non hanno margine per rivedere autonomamente il costo dei biglietti, quelle che offrono il servizio dei bus turistici, a committenti privati, stanno aggiornando le tariffe. «I contratti con le scuole per le gite sono già stati tutti stipulati da tempo e sono praticamente intoccabili – spiega Locatelli – mentre per i nuovi contratti estivi, come quelli per i Cre degli oratori o per i tour, abbiamo provveduto a rivedere il prezziario con un incremento delle tariffe del 5%/10%».

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