Capitale della Cultura, Bergamo e Brescia iniziano il viaggio: «Modello di crescita»

Presentato mercoledì 2 febbraio al Teatro Sociale il dossier di programmazione delle due città per la Capitale della Cultura 2023. La sfida: diventare una grande area metropolitana meta del turismo.

Lavorando al progetto di Capitale italiana della Cultura, Bergamo e Brescia si sono scoperte più affini di quanto avessero immaginato e hanno iniziato a coltivare un sogno: diventare una grande area metropolitana che unisca elementi comuni, meta di turismo nazionale e internazionale. Volano alto i sindaci Giorgio Gori ed Emilio Del Bono nel presentare – ieri sera al Teatro Sociale – il dossier di programmazione de «La Città Illuminata», questo il titolo scelto per il 2023.

«Una città tollerante, inclusiva, aperta alla luce della conoscenza, faro e dinamo – la descrivono i due sindaci –. Bergamo e Brescia sanno dove vogliono andare, intendono ripartire dalla pandemia senza dimenticare quello che è stato, anzi, traendone nuovi stimoli». Il progetto è ambizioso e guarda lontano. «Siamo un’altra Lombardia rispetto a Milano, possiamo guidare il processo di cambiamento del Paese». Crescere insieme partendo dalla cultura, nel senso più ampio. Lavoro e innovazione, solidarietà e welfare, politiche ambientali ed energetiche e un ricco ma ancora poco noto patrimonio culturale, si comincia da qui, dalle fondamenta che accomunano le due città lombarde. «La cultura intesa come catalizzatore di energie, di politiche e di investimenti, in linea con i mandati delle nostre due amministrazioni» spiega Gori, che promette: «Non proporremo solo iniziative ed eventi, ci occuperemo di formazione ed educazione, cultura scientifica e tecnologica, imprenditorialità e innovazione».

Il dossier al Mic

Il dossier, inviato lunedì al Ministero della Cultura, indica le linee di indirizzo del 2023, e contiene – spiega l’assessore alla Cultura Nadia Ghisalberti – solo il 10% dei 500 progetti presentati dalle realtà bresciane e bergamasche. Proposte che saranno tutte prese in considerazione, assicura l’assessore, ricordando l’iter che ha portato alla stesura del documento. «Una lunga fase di ascolto, la mappatura delle realtà culturali, la raccolta delle proposte, i tavoli settoriali di confronto, una prima analisi dei progetti presentati e la scrittura del dossier, punto di partenza e non di arrivo». Stefano Baia Curioni, direttore di Ask, il centro di ricerca della Bocconi incaricato di redigere il dossier, illustra le quattro aree tematiche, gli ambiti entro i quali si concretizzeranno dodici mesi di progetti e iniziative. «Vogliamo che il 2023 sia un anno di festa, che lasci il segno ed eredità importanti» dice il docente della Bocconi. Per ogni area tematica vengono citati alcuni progetti esemplificativi. Dalla cultura intesa come cura nasceranno i luoghi del ricordo, come il Bosco della Memoria che sarà implementato, ma anche i progetti di teatro partecipato nei quartieri e quelli pensati per un pubblico di giovanissimi, i bimbi nati durante la pandemia. Anche la natura è cultura («le nostre città, circondate dal verde, devono diventare più naturali» dice Baia Curioni), Vittorio Rodeschini, neo presidente dell’associazione Maestri del Paesaggio, annuncia che il verde che in settembre invade Piazza Vecchia sarà esportato anche a Brescia, «paesaggio artistico e natura selvaggia troveranno spazio nelle due città». Tra le tante iniziative in programma alla voce «tesori nascosti» – fra percorsi monumentali e paesaggistici, ciclovie, cammini e itinerari enogastronomici, mostre e spettacoli – Francesco Micheli, direttore del Donizetti Opera, anticipa due sorprese per il 2023: l’allestimento dell’opera donizettiana «Il diluvio universale» e di un’opera contemporanea ispirata al talento del compositore bergamasco. Il saper fare, la cultura d’impresa e del lavoro forniranno materiale per mostre, allestimenti, festival. Lorenzo Giusti, direttore di Gamec, e Roberta Frigeni, direttrice del Museo delle Storie, salgono sul palco per annunciare una mostra che affronta il tema della smaterializzazione e due esposizioni fotografiche dedicate al mondo dell’industria dal secolo scorso ad oggi.

Cosa resterà

A margine, un elenco di progetti senza i quali Bergamo e Brescia sarebbero una Capitale della Cultura monca: un sistema di biglietteria unica e coordinata, una piattaforma digitale nella quale trovare dodici mesi di eventi e iniziative, un piano di rafforzamento dei trasporti pubblici (allo studio navette che colleghino le due città e un servizio di sharing) e un progetto di formazione dei volontari, il cui contributo sarà indispensabile per la buona riuscita dell’operazione.

Al termine di una presentazione durata quasi due ore, di fronte a rappresentanti delle istituzioni e del mondo della cultura orobica (oggi Brescia presenterà il dossier alla città nel «suo» Teatro Sociale) inevitabile rispondere a una domanda: cosa resterà del 2023 negli anni a seguire? Perché l’obiettivo – è stato detto e ridetto – è lasciare un’eredità duratura nelle due città e nei loro territori. Baia Curioni prova a fare sintesi: buone pratiche, un piano di marketing territoriale coordinato, un dialogo proficuo tra Bergamo e Brescia, una rete di progetti, iniziative e luoghi riqualificati. La sfida è lanciata. Indietro non si torna. I prossimi passi sulla strada verso il 2023 saranno l’avvio della progettazione esecutiva, una nuova fase della raccolta di risorse e l’inizio della campagna di comunicazione, in Italia e all’estero.

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