«Caro energia, rischio rincari del 30% e morosità»
L’ALLARME. Gli aumenti delle materie prime si fanno sentire sulle spese condominiali. L’Anaci: «Non ci sono dati puntuali ma le difficoltà nei pagamenti sono diffuse».
Lettura 2 min.L’autunno è meteorologicamente caldo, l’inverno rischia di esserlo metaforicamente. Vista la congiuntura geopolitica ed economica, la stagione più fredda potrebbe rappresentare un salasso per le tasche dei cittadini. Con quotazioni della materia prima a questi livelli, s’annunciano rincari anche nei condomini: tra gli addetti ai lavori si stima un +30% rispetto a un anno fa, anche se non sarà una batosta come nel 2022.
A far la voce grossa è giocoforza il gas (o il gasolio, per le caldaie che ancora utilizzano quel combustibile) qualora l’impianto di riscaldamento sia centralizzato, ma anche l’energia elettrica influisce, specie nei palazzi più grandi con ampie aree illuminate e un ascensore da alimentare, voci possono influire non poco sulle spese condominiali. Il tema riscaldamento è un nodo dolente soprattutto per gli immobili più vetusti. Per due motivi: appunto per via degli impianti centralizzati, che rendono maggiormente complessa la gestione, e per una questione di efficienza, perché tendenzialmente hanno consumi più elevati.
Lo scenario
A mediare tra le compagnie energetiche e i condòmini, alla ricerca della migliore soluzione, ci sono gli amministratori. Sono giorni di consulti, di preventivi e di valutazioni per comprendere cosa li aspetterà nei prossimi mesi. «Quella dell’energia è una possibile emergenza, anche se i contorni al momento sono difficilmente quantificabili – premette Cristiano Angioletti, consigliere dell’Anaci Bergamo, l’associazione degli amministratori condominiali e immobiliari, e componente della giunta nazionale dell’Anaci –. Molto dipenderà da quale sarà la richiesta di materia prima, ossia dalle condizioni climatiche dell’inverno: adesso, con un inizio di ottobre a 22 gradi, è complicato immaginare cosa succederà».
«Il miglior modo per tenere a bada il carovita è risparmiare, essere più accorti nei comportamenti, a partire dal monitorare la temperatura e quindi i consumi»
Si spera nell’assist del meteo, magari. Intanto, però, alcuni conti si fanno. «Abbiamo avuto diversi colloqui con le aziende del settore – spiega Angioletti –: l’incremento maggiore è atteso nella prima parte della stagione termica (quindi da metà-fine ottobre a novembre, ndr), mentre da dicembre in poi i costi potrebbero calmierarsi. La stima è di un rialzo attorno al 30% rispetto allo scorso inverno».
Le ricadute
C’è un precedente non certo rassicurante alle spalle: tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023 – nella prima stagione invernale dopo l’invasione russa in Ucraina – la spesa schizzò alle stelle. Oggi lo scenario ha una differenza sostanziale e potenzialmente incoraggiante. «Allora c’era anche un problema di approvvigionamento e il timore della mancanza di materia prima – ricorda Angioletti –: il quadro è molto differente, stavolta gli stoccaggi sono ai massimi livelli e non ci saranno carenze».
I consigli
Che fare, dunque, per evitare la stangata? Angioletti ha uno sguardo pragmatico. «I consigli sono sempre quelli del buonsenso. Il miglior modo per tenere a bada il carovita è risparmiare, essere più accorti nei comportamenti, a partire dal monitorare la temperatura e quindi i consumi. L’impatto dell’inverno è un mix tra l’aumento del prezzo delle forniture e l’uso che si fa dell’energia. È meglio indossare un maglione e abbassare di qualche grado il riscaldamento piuttosto che avere una bolletta troppo alta».
La morosità
Anche perché se le fatture diventano ingestibili c’è il pericolo che s’inneschi un’ulteriore grana: la morosità, con tutte le conseguenze del caso che ricadono sulle spalle dei proprietari (se si tratta di un inquilino in affitto) o sugli altri condòmini. «Non ci sono dati puntuali su quanti condòmini abbiano problemi nel pagamento delle spese – precisa Angioletti –, ma sicuramente è una situazione comune e diffusa».
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