Dal barboncino alla finta eredità. Raffica di truffe via sms e social

IL FENOMENO. Tante le vittime di raggiri sempre più fantasiosi e pericolosi. «Mi volevano donare mezzo milione, ma chiedendo 500 euro per la pratica»

Tentativi di consegne di pacchi farlocchi, sms «esca» che invitano a modificare prenotazioni per prestazioni sanitarie mai effettuate, fino a milionarie signore malate terminali ma senza eredi e che, dall’estero, vogliono a tutti i costi lasciare il proprio patrimonio a un bergamasco conosciuto online a fronte del pagamento di 500 euro per la pratica.

È l’estrema varietà in cui si muove la fantasia dei truffatori che sempre più spesso tentano di raggirare anche tanti bergamaschi, sempre passando per i canali digitali. Le tre tipologie di truffe indicate sono soltanto le ultime, in ordine di tempo, segnalate a Bergamo e provincia. Situazioni che farebbero anche sorridere per le sempre nuove e complesse modalità escogitate dai truffatori, se non fosse che spesso le vittime ci cascano, perdendo anche tanti soldi in circostanze tuttaltro che divertenti.

I vecchi sms i primi canali per le truffe

Ma andiamo con ordine. I «vecchi» sms sono il canale preferito che i truffatori usano per agganciare le potenziali vittime: questo perché molti anziani – le vittime privilegiate – neppure usano smartphone di nuova generazione, ma i messaggi di testo sono supportati da qualunque telefonino. Nel caso del «finto pacco» viene usato il nome di veri corrieri, a loro volta vittime a partire dai danni d’immagine. Questo il tenore di un sms «firmato Brt» e arrivato giusto ieri a diversi bergamaschi: «Il nostro corriere ufficiale ha effettuato un tentativo di consegna domiciliare del tuo pacco, ma non è stato possibile completare l’operazione poiché l’indirizzo di recapito fornito è risultato incompleto, non verificabile o non raggiungibile nel giorno previsto». Segue un link piuttosto contorto ma nel quale sono presenti – per trarre in inganno – le lettere «brt»: all’utente viene chiesto di collegarsi per confermare il proprio indirizzo, scegliere una nuova data per la consegna ed effettuare – e qui scatta la truffa – «il pagamento della tariffa di giacenza di 0,32 euro». Una cifra irrisoria, che obbliga però la vittima a inserire le credenziali della carta di credito, che a quel punto verrebbe clonata. Con la stessa tecnica girano sms che invitano a chiamare «con urgenza» numeri a pagamento (con prefisso 893) per «variare la tua prenotazione».

La truffa dell’ereditiera

Non da ultima la truffa – ben più articolata – dell’ereditiera. «Sui social – racconta una vittima – ho conosciuto questa donna tedesca che è entrata in confidenza con me, raccontandomi di essere una malata terminale e di avere soltanto sei mesi di vita. Dopo qualche settimana di contatti mi ha detto di non avere eredi e di volermi donare mezzo milione, avendole io raccontato di essere un volontario nel soccorso sanitario. Inizialmente mi sono detto onorato e le ho spiegato che una buona parte l’avrei appunto donata all’associazione di cui faccio parte». Tutto bene, fino a quando alla vittima è stato chiesto, direttamente da un fantomatico avvocato via telefono dalla Svizzera, di pagare 500 euro per la «pratica». «Alla mia richiesta di scalarli dai cinquecentomila euro mi è stato detto che non era legalmente possibile: figuriamoci. Lì ho capito che era una truffa».

La finta adozione di animali

Ed è delle ultime ore anche la notizia del ritorno nella Bergamasca di un’altra truffa, che fa leva sulle emozioni che possono scaturire gli animali di compagnia e la possibilità di adottarli: anche la «truffa del barboncino», com’è stata ribattezzata, passa per i social. Ad attirare l’attenzione sono le fotografie di cuccioli di cani che vengono venduti a prezzi davvero molto bassi o spesso anche regalati. Una volta «ordinato» il cagnolino, scattano le prime richieste – generalmente tra i 100 e i 300 euro – con la scusa di coprire spese di trasporto, vaccini o documentazione. E poi altre richieste di soldi, con la rassicurazione che il barboncino sta bene grazie all’invio di foto. Ovviamente finte, perché non esiste alcun cane da salvare: si tratta solo dell’ennesimo modo per raccogliere denaro.

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