Dalle Orobie alla Germania: energia e carriera sostenibile globale
LA STORIA. Alberto Tuveri, dal Sant’Alessandro alla Statale fino a Heidelberg Materials, il 29enne guida acquisti energetici tra rinnovabili e sfide ambientali.
Dalle Orobie alla Germania: il percorso di Alberto Tuveri è quello di una crescita costruita tra studio e lavoro nel cuore della transizione energetica. Classe 1996, dopo il liceo scientifico Sant’Alessandro e la laurea alla Statale di Milano, muove i primi passi nella consulenza per poi entrare in Italcementi (oggi Heidelberg Materials). Qui si specializza nella gestione degli acquisti energetici, fino al trasferimento a Heidelberg, dove oggi lavora nel quartier generale del gruppo, confrontandosi con le sfide globali della sostenibilità.
Gli studi al Sant’Alex
«Il mio percorso è iniziato al liceo scientifico Sant’Alessandro e poi alla Statale di Milano – racconta il 29enne di Alzano –. È stato durante gli anni dell’università che ho capito quale fosse la mia vera vocazione: l’economia ambientale con un focus sull’energy management. Volevo capire se fosse davvero possibile far combaciare il mondo dell’energia con quello della tutela del pianeta. Non è un’operazione immediata ma si può fare. È un incastro difficile, a tratti spigoloso. Ho avuto la fortuna di entrare in questo settore subito dopo la laurea, prima con uno stage in una società di consulenza e poi entrando in una realtà storica come Italcementi, che dal 2016 fa parte del colosso tedesco Heidelberg Materials».
I primi passi in Italcementi
Per quattro anni, nel cuore di Bergamo, Alberto ha imparato il mestiere del «buyer» di energia. Ma non si trattava solo di comprare al miglior prezzo. Si trattava di cambiare la qualità di ciò che veniva acquistato. «In quegli anni mi sono occupato della gestione di energia elettrica e gas per i siti di cemento e calcestruzzo. Il traguardo che mi ha riempito di più l’orgoglio è stato collaborare alla firma di un contratto per circa 50 GWh all’anno di energia rinnovabile. Era energia pulita, decarbonizzata, che entrava nelle nostre fabbriche. Un segno tangibile che il cambiamento era possibile anche in settori tradizionalmente difficili da convertire».
«La vera sfida, la missione che porto avanti ogni giorno, è trovare l’equilibrio tra la sostenibilità ambientale e le necessità industriali»
Poi, come spesso accade quando si impara a maneggiare bene una materia complessa, arriva la chiamata del «centro». Il Gruppo Heidelberg Materials gli propone di trasferirsi nel quartier generale, in Germania. Per un ragazzo cresciuto tra i profili delle Orobie, il salto verso la valle del Neckar è un cambio di frequenza totale.
Il trasferimento in Germania
«Trasferirmi a Heidelberg è stato, prima ancora che professionale, un cambiamento di vita molto forte e direi formativo», ammette Tuveri. «Cambiare Paese, lingua e modo di lavorare ti costringe a rimettere tutto in discussione, ma ringrazio la società per avermi dato questa opportunità che rifarei ancora. Ti obbliga a crescere in fretta, a ridefinire i tuoi confini personali prima ancora di quelli lavorativi. Qui il livello è globale: produciamo materiali che sono le fondamenta dell’economia mondiale, ma che richiedono una quantità enorme di energia per essere creati». Il lavoro di Alberto, oggi, si gioca su un crinale sottilissimo. È un esercizio di equilibrismo che richiede nervi saldi e una visione a lungo termine.
«Il mio compito è acquistare energia elettrica cercando di usare sempre di più fonti rinnovabili, ma senza mai compromettere la continuità della produzione e senza far lievitare i costi in modo insostenibile. È qui che sta il punto critico: le energie rinnovabili sono pulite, meravigliose, ma non sempre disponibili. Il vento non soffia a comando, il sole non splende di notte. Eppure, un’industria del cemento non può fermarsi. La vera sfida, la missione che porto avanti ogni giorno, è trovare l’equilibrio tra la sostenibilità ambientale e queste necessità industriali».
Il Summit Net Zero
Questa sua capacità di navigare nel mare agitato della transizione energetica l’ha portato, l’11 e il 12 marzo, sul palco del quinto Summit Net Zero Energy Sourcing & PPA a Berlino. Lì, davanti ai grandi attori del settore, Alberto ha raccontato come si può decarbonizzare un gigante senza farlo inciampare.
«Mi mancano gli affetti,la mia famiglia e la mia fidanzata Sofia, mi manca il nostro modo di vivere, la bellezza quotidiana della nostra provincia»
Ma se la testa è proiettata verso i vertici internazionali, i piedi – e soprattutto il cuore – cercano ancora il contatto con l’erba di un campo di calcio, quel rettangolo verde che per Alberto è la vera «lingua franca» del mondo. «La lingua tedesca è un ostacolo a metà», dice. «Al liceo avevo scelto lo spagnolo, quindi il tedesco per me è stato un salto nel buio. Lo sto studiando, certo, cercando di memorizzare parole lunghe un paio di chilometri e strutture grammaticali che trovo onestamente discutibili. Ma a Heidelberg il 90% delle persone parla un inglese fluente, quindi si sopravvive bene».
La passione per il calcio
«Però è sul campo da calcio che le barriere cadono davvero - racconta -. Appena arrivato giocavo nella squadra aziendale a cinque, ora ho trovato una squadra a 11. I ritmi fisici qui in Germania sono altissimi, si corre tantissimo, a volte a scapito della tattica e della tecnica individuale, ma mi sto trovando bene. Eppure, ogni domenica il mio pensiero va ai compagni della Città di Alzano, dove ho giocato fino a novembre».
Vivere a Heidelberg significa abitare una città che sembra uscita da un libro di poesie romantiche, con il suo castello che domina il fiume e un’atmosfera internazionale vibrante. Alberto definisce il bilancio di questa avventura come «molto positivo», un’esperienza che rifarebbe senza esitazioni nonostante i momenti di frustrazione che ogni espatrio porta con sé. Ma sotto la patina del manager globale che ha parlato a Berlino, resta intatto il legame con la sua terra, un legame fatto di mancanze e di silenzi che solo chi è lontano sa decifrare.
«Meritocrazia e stabilità»
«L’Italia mi manca, inutile girarci intorno», confessa Tuveri con una punta di nostalgia che non scivola mai nel rimpianto. «Mi mancano gli affetti, la mia famiglia e la mia fidanzata Sofia, mi manca il nostro modo di vivere, la bellezza quotidiana della nostra provincia - ricorda il bergamasco -. Qui in Germania le condizioni lavorative sono ottime, c’è una meritocrazia e una stabilità che ti permettono di pianificare - conferma -. Ma so che, quando sarà il momento giusto, mi piacerebbe ritornare. Non so ancora quando accadrà, il futuro per definizione è un’incognita, ma il richiamo di casa resta forte».
Bergamo senza confini
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