Dallo studio all’uncinetto, il boom della biblioteca Tiraboschi

NELLE SALE. Tra corsi e letture si registrano fino a 1.100 presenze al giorno. Su L’Eco di Bergamo in edicola un’intervista all’architetto che ha realizato il progetto, lo svizzero Mario Botta.

Non importa che sia un corso di calligrafia, di scacchi o persino di uncinetto, un’ora di conversazione in inglese o di giochi in scatola, un talk con autori e saggisti o la riunione di un gruppo di lettura, oppure l’angolo dedicato ai più piccoli, tra laboratori sensoriali anche «rumorosi» e il compulsare di volumi illustrati in tutte le lingue del mondo. Ciò che importa è «stimolare curiosità e partecipazione» attraverso attività di tutti i tipi e sempre gratuite. Per avvicinare al mondo dei libri quante più persone possibile. Laura Boni, direttrice della biblioteca intitolata al linguista e storico Antonio Tiraboschi, ammette: «Per noi, per me e per i miei fantastici collaboratori, lavorare qui è bellissimo».

Bellissimo è anche l’edificio in sé. La «nuova» biblioteca Tiraboschi di via San Bernardino, inaugurata nel 2004 come ampliamento e ammodernamento della precedente biblioteca alloggiata nell’ex mercato ortofrutticolo di via San Giorgio, fu progettata dal grande architetto ticinese Mario Botta, che per la direzione del cantiere e l’esecuzione dei lavori si avvalse dell’architetto Giorgio Orsini di Como (risale ad esattamente 30 anni fa il progetto di Botta di farla diventare una vera e propria mediateca, ne parlava già L’Eco nel marzo del 1996, ndr).

Con i suoi esterni in mattoni e i suoi cinque piani in cui sono disposti gli spazi di lettura, che si affacciano sul vuoto centrale illuminato dai lucernari e dalle vetrate che danno sul giardino interno, è il grande cuore moderno dello Sbu, il sistema bibliotecario urbano, - tanto quanto la Angelo Mai è il cuore «antico» - ed è frequentatissima, durante la settimana, soprattutto dagli studenti della vicina Università di Bergamo, che prenotano diligentemente il loro posto attraverso la app «Affluence»: sono definitivamente consegnate al passato le corse per accaparrarsi i posti lasciandovi sopra oggetti personali, propri e dei compagni di studio ritardatari.

Ma è frequentata anche da persone più in là con gli anni, che approfittano della vasta scelta di quotidiani e periodici nell’emeroteca al primo piano. O da una quantità di altri «pubblici», davvero di tutte le età. La direttrice Boni, anche responsabile dello Sbu, nota per esempio che gli universitari «formano una comunità, ormai si ritrovano da noi. E non vengono solo dall’Università di Bergamo, ce ne sono molti iscritti anche a Milano, al Politecnico, alla Statale o alla Bicocca, italiani o stranieri».

Chi sono i frequentatori della biblioteca

Ottaviano, un ventenne iscritto al Polo umanistico di via Pignolo, ammette di non sapere che la biblioteca è stata progettata da Botta, ma dice: «Vengo a studiare qui perché la biblioteca è bellissima. E ne approfitto per prendere a prestito libri o film in Dvd». Ma tutte le attività di cui pullula il calendario della Tiraboschi sono attrattive. Per l’oretta di english conversation con Erika, in un recente venerdì pomeriggio, si riunisce al primo piano una decina di persone variamente assortite. Tra di loro la signora Silvia, pensionata, che dice di essere lì «per rispolverare l’inglese imparato al liceo», ma anche la 23enne Monica, studentessa universitaria, che all’esercizio di lingua ha aggiunto la partecipazione ai corsi di uncinetto: «Mi sono iscritta con un’amica. Sì, lo so, l’uncinetto è una cosa un po’ da nonne, ma noi due siamo così vecchio stile. E poi è un’attività alternativa, un’idea diversa dal solito per riempire il sabato pomeriggio».

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