Dieci anni fa il sisma che devastò Amatrice. «Bergamo in prima fila nella solidarietà»
L’ANNIVERSARIO. Il tavolo tra Caritas, Provincia, Comune, Alpini e L’Eco si attivò subito per assistere la popolazione. Donato oltre un milione e inviati 300 container, l’Accademia dello Sport acquistò tre casette. L’impegno dei tifosi.
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Quei momenti concitati se li ricordano tutti. Il terremoto che devastò interi Comuni, i morti, i feriti, gli sfollati. E un paese diventato simbolo del disastro di dieci anni fa, Amatrice. Quel giorno, era la notte del 24 agosto 2016, un sisma di magnitudo 6.0 colpì il Centro Italia, con epicentro tra Accumoli e Arquata del Tronto, nel cuore dell’Appennino Centrale. Drammatico il bilancio. Morirono 299 persone (229 solo ad Amatrice) e oltre 40mila persero tutto: la casa, i ricordi di una vita fatta di sacrifici.
Arrivata la notizia, Bergamo non rimase ferma a guardare. Fu creato un tavolo di coordinamento per l’emergenza terremoto, a cui parteciparono Caritas diocesana, Provincia, Comune, Alpini, Cai e L’Eco. La solidarietà e la generosità dei bergamaschi fecero il resto: in poco tempo furono infatti raccolte donazioni per oltre 1 milione di euro, inviati 300 container e un pulmino che girava tra le 69 frazioni di Amatrice. Ma non è tutto: protagonisti negli aiuti furono anche l’Accademia dello Sport per la Solidarietà, che acquistò tre case mobili a sostegno della popolazione locale, i Vigili del fuoco e la Protezione civile. Anche i tifosi dell’Atalanta fecero la loro parte: una delegazione di ultras guidata dal «Bocia» Claudio Galimberti a poche settimane dal terremoto andò in visita ad Amatrice per portare aiuti e lavoro. E il segno di Bergamo è pure in uno dei simboli della ricostruzione: la realizzazione del nuovo ospedale di Amatrice è diretta da un team di ingegneri e tecnici bergamaschi appartenenti alla «Ets spa» di Villa d’Almè.
Don Claudio Visconti: «Me lo ricordo benissimo, arrivai lì subito dopo il terremoto. Fummo subito invitati dall’allora Vescovo di Rieti, Domenico Pompili, per coordinare gli aiuti provenienti dalle Caritas di tutta Italia. Ci muovemmo su alcune linee: la fase di emergenza, per portare cibo e dare un tetto alle persone colpite dal terremoto, con la consegna di moduli abitativi. Ma ci siamo concentrati anche sull’assistenza alle fasce più deboli, soprattutto anziani e piccoli agricoltori, e al sostegno delle ripresa socio-economica del territorio»
Il bergamasco don Claudio Visconti, coordinatore della pastorale italiana della Diocesi di Bruxelles, allora era direttore della Caritas diocesana e delegato regionale. «Me lo ricordo benissimo, arrivai lì subito dopo il terremoto. Fummo subito invitati dall’allora Vescovo di Rieti, Domenico Pompili, per coordinare gli aiuti provenienti dalle Caritas di tutta Italia. Ci muovemmo su alcune linee: la fase di emergenza, per portare cibo e dare un tetto alle persone colpite dal terremoto, con la consegna di moduli abitativi. Ma ci siamo concentrati anche sull’assistenza alle fasce più deboli, soprattutto anziani e piccoli agricoltori, e al sostegno delle ripresa socio-economica del territorio». Don Visconti ha ancora in mente lo smarrimento e la desolazione che si ritrovò davanti. «La difficoltà era data anche dalla frammentazione del territorio, composto da più di 60 frazioni. Come primo atto posizionammo un container al centro della piazzetta. Poi prendemmo anche un pulmino e aprimmo un Centro di ascolto per conoscere da vicino le persone che aiutavamo e il territorio». C’è una cosa su tutte che, in quella tragedia, ha stupito il sacerdote bergamasco: «In quegli anni di grande crisi siamo riusciti a raccogliere oltre un milione di euro, un forte segnale della Diocesi e della comunità bergamasca. Bergamo si è contraddistinta come sempre per la sua generosità».
In quei giorni, nella sede della Provincia fu istituita la cabina di regia del sistema «Bergamo per Amatrice», sistema che «coordinò una risposta importante nel solco della tradizione di mobilitazione bergamasca per la solidarietà nei momenti di emergenza come questo», spiega l’allora presidente di Via Tasso, Matteo Rossi.
«Allertammo subito la Protezione civile, che già pochi giorni dopo aveva attivato la sala operativa in collaborazione con i Vigili del fuoco. E la Provincia fece anche una call interna per recuperare tecnici che, gratuitamente e a titolo volontario, andassero in quei territori a dare una mano. Attraverso il coordinamento – aggiunge Rossi – raccogliemmo circa 350mila euro, un pulmino 15 container abitativi, 4 depositi e 5 strutture per animali. Fu un bel sistema, che mise insieme le principali istituzioni del territorio e mise in evidenza, ancora una volta, la solidarietà dei bergamaschi».
L’Amatriciana solidale sul Sentierone
Si attivò fin da subito anche il Comune, allora guidato dal sindaco Giorgio Gori. Tra le iniziative organizzate a sostegno della popolazione, particolare successo ebbe l’Amatriciana solidale sul Sentierone, promossa dall’Amministrazione comunale e curata in prima persona dall’allora capo di gabinetto del sindaco, Chirstophe Sanchez. All’evento parteciparono circa 18.500 persone e furono raccolti ben 160mila euro. «Un’iniziativa bellissima e molto partecipata, organizzata in quattro giorni, per cui furono impiegati più di 400 volontari – commenta Sanchez – . In qualità di capo di gabinetto fu sicuramente uno dei giorni più belli della mia carriera. La cosa più bella è stata vedere il Sentierone pieno di tavoli, con persone che arrivavano da tutti i quartieri all’insegna della condivisione e della solidarietà».
(Foto di Yuri Colleoni)
L’impegno del Comune – come testimonia una delibera comunale datata 19 gennaio 2017 – fruttò in tutto quasi 186mila euro. Una cifra raggiunta non solo grazie ai proventi dell’Amatriciana solidale, ma anche alle donazioni di sindaco, assessori e consiglieri comunali e all’incasso dei musei cittadini del 28 agosto 2016.
Il ruolo degli Alpini
In campo, come sempre, ci furono pure gli Alpini. Lo ricorda l’allora presidente della sezione di Bergamo, Carlo Macalli. Le penne nere furono impegnate in attività di sostegno nell’ambito del trasferimento di materiali e trasporti. Ma gli alpini bergamaschi hanno portato il loro aiuto anche per la realizzazione di un rifugio finanziato dall’Ana nazionale e inaugurato nell’aprile scorso. «Come sezione – afferma Macalli – facemmo un incontro con l’Amministrazione comunale di Accumoli e predisponemmo il progetto della nuova struttura, per ospitare un’attività ricettiva con 8 camere, area ristoro e spazi a disposizione della popolazione. Io e il mio vice di allora, Giovanni Ferrari, facemmo una supervisione dell’area e mandammo una relazione al nazionale». Una parte dei lavori è stata realizzata da imprese locali, ma «un grande aiuto è arrivato dai volontari di Bergamo e di altre sezioni», sottolinea Macalli.
In soccorso alla popolazione di Amatrice, l’Accademia dello Sport per la Solidarietà, guidata da Giovanni Licini, donò 3 casette mobili. «Quando avvenne il terremoto – racconta Licini – mi trovavo in montagna: poco dopo la scossa mi svegliai con la notizia riportata dai telegiornali. La magnitudo era alta e pensai subito che il bilancio provvisorio di morti e feriti di lì a poco sarebbe aumentato a dismisura». Bisognava fare qualcosa, e subito: «Decisi di chiamare il Corriere della Sera a Roma – prosegue Licini – e mi feci dare da un giornalista il contatto dei sindaci di Amatrice e Accumoli».
L’idea di donare alcune case mobili apparve a Licini la soluzione migliore per un territorio rurale e dedito principalmente ad attività agricole. «La questione era decidere a chi darle. Mi feci dare una lista di 50 famiglie bisognose. Non potendo accontentarle tutte, chiusi gli occhi e ne scelsi casualmente tre con il dito sul foglio. Non li conoscevo, ma li chiamai subito per stabilire una connessione».
Il resto venne da sé, con un finale tanto inaspettato quanto gradito. Ai primi di settembre le strutture acquistate e donate dall’Accademia dello Sport per la Solidarietà erano già in viaggio, pronte per essere utilizzate. «A dicembre, a mia insaputa, arrivò un pacco a casa mia. Conteneva una selezione di prodotti della loro terra e delle aziende agricole, un regalo per Natale. Mi ha colpito moltissimo – conclude Licini – come queste persone, in una situazione di difficoltà ed emergenza, abbiano dimostrato una grande generosità e riconoscenza».
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