Ex guardia medica, nella Bergamasca 180mila visite in 2 anni

I NUMERI. Da luglio 2024 la Centrale Unica ha gestito 160mila richieste. In media 11 i minuti di attesa, ora copre anche Brescia. Cesa: «Modello rigoroso». Lombardo: «Servizio innovativo». Giupponi: «Rete efficace».

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Alle spalle c’è stato un lungo lavoro organizzativo e un progressivo affinamento. D’altronde, la sfida era ampia: «rivoluzionare» la continuità assistenziale, cioè l’ex guardia medica, e mettere in piedi un nuovo servizio per assicurare una risposta ai bisogni di salute non urgenti al di fuori degli orari di presenza dei medici di base, senza andare a ingolfare i pronto soccorso.

I numeri

Quasi due anni fa, il 6 luglio 2024, partiva la Centrale Unica di Bergamo (con sede al «Point» di Dalmine): è la struttura – frutto della cooperazione tra l’Areu, l’Ats e le tre Asst bergamasche, con il «Papa Giovanni» capofila – a cui «affluiscono» le chiamate al 116.117, il numero europeo armonizzato della Continuità assistenziale. Lì sono gli stessi medici di Continuità assistenziale a vagliare le richieste e a gestirle (anche in videochiamata), il tempo medio d’attesa è di 11 minuti: si punta prevalentemente a risolvere la problematica da remoto, oppure, quando necessario, a indirizzare il paziente verso l’ambulatorio attivo più vicino. In questi 23 mesi, la Centrale Unica ha gestito 160mila richieste, e nelle sedi periferiche della provincia di Bergamo sono state effettuate 183.918 visite ambulatoriali. Nel 48% dei casi il paziente è stato gestito esclusivamente tramite consulenza telefonica o videochiamata, il 40% è stato inviato a un ambulatorio, il 7% al pronto soccorso, il 3% ha ricevuto una visita domiciliare, nel 2% dei casi è stato attivato il soccorso sanitario del 112.

Bergamo e Brescia

Via via il bacino è stato allargato, perché Bergamo è diventata punto di riferimento anche per Brescia: a dicembre 2025 la centrale di Bergamo ha integrato anche il territorio dell’Asst Valcamonica, a febbraio 2026 la copertura è stata estesa all’Asst Franciacorta e da maggio è stata completata l’adesione anche per l’Asst Spedali Civili e l’Asst Garda. Chi chiama da Brescia, dunque, riceve una risposta da Bergamo, ma viene naturalmente orientato, in caso di bisogno, alla struttura sanitaria più vicina a casa. Sulle due province – un vasto territorio da oltre 2 milioni di residenti – sono operativi 550 medici di Continuità assistenziale, con 51 postazioni ambulatoriali.

«Sistema più accessibile»

«Siamo orgogliosi di aver lavorato ad un progetto fortemente voluto da Regione Lombardia, che ha cambiato concretamente il modo in cui i cittadini accedono all’assistenza sanitaria non urgente di notte e nei fine settimana – commenta Simonetta Cesa, direttore sociosanitario dell’Asst Papa Giovanni –. Estendere la Centrale Unica a Brescia è la conferma che un modello costruito con rigore, condivisione e spirito di servizio può estendersi ad altri territori». Nell’intera Lombardia sono sei le Centrali Unica attive, e questo modello organizzativo – approfondisce Massimo Lombardo, direttore generale dell’Areu, l’Agenzia regionale per l’emergenza-urgenza – «ha profondamente innovato il servizio di Continuità assistenziale, rafforzando la centralità del numero 116.117 come perno per l’accesso dei cittadini». «Come Ats – spiega Massimo Giupponi, direttore generale dell’Agenzia di tutela della salute di Bergamo – abbiamo accompagnato questo percorso sin dalle prime fasi, contribuendo allo sviluppo di una rete capace di garantire ai cittadini un accesso più appropriato, omogeneo e tempestivo all’assistenza sanitaria non urgente». L’allargamento alla provincia di Brescia «ha comportato anche un incremento delle postazioni di lavoro e un ulteriore potenziamento organizzativo della sede – aggiunge Pietro Tronconi, direttore sociosanitario dell’Asst Bergamo Ovest –, a conferma dell’impegno condiviso nel garantire continuità, qualità e sostenibilità del servizio su un bacino territoriale sempre più ampio».

Si tratta di un tassello decisivo per una sanità meno «ospedalocentrica»: «Negli ultimi anni – riflette Laura Aurora Lodetti, direttore sociosanitario dell’Asst Bergamo Est – si è investito in modo significativo nel rafforzamento della rete territoriale. La Centrale Unica si inserisce pienamente in questa visione, contribuendo a costruire un sistema più accessibile e coordinato, capace di orientare il cittadino verso il percorso assistenziale più appropriato e di ridurre al tempo stesso la pressione sui Pronto soccorso».

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