«Facoltà di Medicina a Bergamo non più rinviabile per affrontare le sfide demografiche»
L’INTERVENTO. La Uil rilancia la proposta: «Carenza di personale e invecchiamento, è necessario puntare sulle professioni sanitarie».
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«Costruire un’offerta accademica più ampia e moderna, capace di investire non solo sulla formazione medica, ma anche sulle professioni sanitarie, a partire da quella infermieristica». È l’esortazione del coordinamento territoriale della Uil Bergamo, messo nero su bianco in un documento dedicato «alla sfida che Bergamo non può più rimandare». Una partita che si gioca su temi complessi ma irrinunciabili: «Sanità, longevità e carenza di personale». E, per il sindacato, una delle possibili risposte è nel potenziamento della formazione: «Il tema dell’istituzione di un indirizzo universitario di Medicina sul territorio bergamasco non può più essere rinviato».
La posizione della Uil Bergamo, tramite il coordinatore territoriale Pasquale Papaianni, parte da un respiro più ampio rispetto allo scenario locale e poggia sulla forza dei numeri. A inizio maggio, infatti, al Cnel – il Consiglio nazionale per l’economia e il lavoro – è stato presentato il report dell’Ocse sulla sanità in Italia, dedicato a fare il punto sul sistema sanitario anche in ottica comparata con gli altri Paesi a economia più avanzata. Risultato? «Una fotografia fatta di luci e ombre», la definisce la Uil: «Da una parte emerge un dato estremamente positivo: nel 2024 l’aspettativa di vita nel nostro Paese ha raggiunto il livello record di 84,1 anni, il valore più alto in Europa insieme alla Svezia. Un risultato che conferma la qualità complessiva del nostro sistema sanitario e della professionalità di chi vi opera quotidianamente. Dall’altra parte, però, emergono criticità profonde che non possono essere ignorate. La spesa sanitaria italiana si ferma all’8,4% del Pil, ben al di sotto della media europea, con una spesa pubblica inferiore del 27% rispetto agli altri Paesi dell’Unione europea. Un dato che inevitabilmente si riflette sui territori, sulla tenuta dei servizi e soprattutto sulla carenza di personale sanitario».
«La riduzione dei medici di medicina generale, la crescente difficoltà nel reperire personale sanitario e le liste d’attesa sempre più lunghe rappresentano segnali concreti di un sistema che necessita di investimenti strutturali e di una programmazione seria»
Le proiezioni locali
Dal piano internazionale e nazionale, la riflessione si proietta anche su scala orobica: «Bergamo vive pienamente questa situazione. La riduzione dei medici di medicina generale, la crescente difficoltà nel reperire personale sanitario e le liste d’attesa sempre più lunghe rappresentano segnali concreti di un sistema che necessita di investimenti strutturali e di una programmazione seria», si legge nella presa di posizione della Uil, e «per questo motivo appare sempre più necessario aprire una riflessione sul futuro della formazione sanitaria nel nostro territorio».
«Bergamo può già contare su realtà di assoluta eccellenza come l’ospedale Papa Giovanni XXIII, riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Proprio per questo il tema dell’istituzione di un indirizzo universitario di Medicina sul territorio bergamasco non può più essere rinviato»
Di nuovo torna in auge il dibattito – apertosi nei mesi scorsi sulle colonne del nostro giornale – sulla valorizzazione del ruolo del «Papa Giovanni» e sulla possibilità di affiancarvi a una Facoltà di Medicina, rafforzando le esperienze didattiche già attive. «Bergamo può già contare su realtà di assoluta eccellenza come l’ospedale Papa Giovanni XXIII, riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Proprio per questo il tema dell’istituzione di un indirizzo universitario di Medicina sul territorio bergamasco non può più essere rinviato – rimarca a tal proposito la Uil –. Ma sarebbe un errore limitare il dibattito esclusivamente alla Facoltà di Medicina. Il rapporto Ocse evidenzia chiaramente come l’emergenza più grave riguardi oggi il personale infermieristico. L’Italia presenta infatti uno dei rapporti infermieri-medici più bassi d’Europa: appena tre infermieri per ogni medico. Una situazione che rischia di diventare insostenibile nei prossimi anni, soprattutto alla luce dell’inverno demografico e dell’aumento della popolazione anziana. Serviranno sempre più professionisti della cura, dell’assistenza e della presa in carico territoriale. Ecco perché come Uil Bergamo sosteniamo da tempo la necessità di costruire un’offerta accademica più ampia e moderna, capace di investire non solo sulla formazione medica, ma anche sulle professioni sanitarie, a partire da quella infermieristica». Quindi, l’auspicio finale: «Occorre affrontare con coraggio i temi che oggi rendono queste professioni poco attrattive: salari insufficienti, carenza di politiche abitative, difficoltà di conciliazione familiare e condizioni di lavoro spesso pesanti. Non bastano misure temporanee o interventi emergenziali. Servono scelte strutturali e una visione di lungo periodo».
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