Femminicidio di Pamela Genini, la Procura chiede il processo immediato per Soncin
IL DELITTO. Al 53enne sono contestate le aggravanti di stalking, premeditazione, futili motivi e crudeltà. Rischia l’ergastolo.
Come scrivevano le pm nell’imputazione che aveva portato Gianluca Soncin in carcere, su ordinanza firmata dal gip Tommaso Perna, Pamela Genini è stata uccisa «al culmine di una serie di condotte persecutorie» andate avanti per un anno e mezzo. Da qui l’aggravante dello stalking, oltre a premeditazione, futili motivi e crudeltà e a quella della relazione affettiva terminata.
Il 53enne, «dopo averla ripetutamente minacciata di morte» ed essersi «procurato una copia delle chiavi», le avrebbe teso un agguato colpendola anche sul terrazzo dell’appartamento, con alcuni vicini che avrebbero visto la terribile scena. Dopo la richiesta dei pm, per le accuse contenute nell’ordinanza cautelare, il giudice disporrà il giudizio immediato davanti alla Corte d’Assise: Soncin rischia l’ergastolo.
I precedenti episodi
Anche l’ex compagna di Soncin, tra i tanti testimoni, aveva confermato a verbale l’indole violenta e prevaricatrice del 53enne. Pure altri testi avevano parlato di quel rapporto «tossico» fatto di violenze, soprusi e prevaricazioni. All’isola d’Elba, solo per citare un caso, Soncin aveva colpito la giovane «con calci e pugni» e l’aveva minacciata «con cocci di vetro nella camera d’albergo», cercando peraltro «di buttarla dal balcone». A Cervia, dove lui viveva, le aveva rotto un dito e l’aveva fatta finire in ospedale a Seriate. Lei raccontò ai medici il pestaggio e compilò il questionario antiviolenza, ma il codice rosso non scattò. Ora la Procura di Bergamo sta anche indagando sulla macabra e inquietante profanazione della tomba e del cadavere.
Nel frattempo si indaga sulla profanazione del corpo della giovane: l’amico ed ex fidanzato lunedì notte è stato sentito fino a tardi come persona informata dei fatti.
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