Fondazioni scolastiche, due arresti

GUARDIA DI FINANZA. Fondi pubblici dirottati sulle loro società, Daniele Nembrini e la moglie ai domiciliari, indagatala sorella e altri 25 prestanome. Sequestrati quasi 3 milioni, ma lui risulta nullatenente: «Tanto paga Pantalone»

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Nelle carte della corposissima indagine della Guardia di finanza, che vede 27 indagati, si parla di «sistema Nembrini», il «dominus occulto, dotato di elevatissima capacità direttiva, di non comune accortezza operativa e di spiccata attitudine dissimulatoria, stabilmente incline a sottrarsi all’assunzione formale di cariche e responsabilità pur continuando, in concreto, a governare le persone giuridiche».

Per Daniele Nembrini, 58 anni, il pm Emanuele Marchisio aveva chiesto il carcere. Il gip Luca Bonifacio ha disposto invece i domiciliari per lui e confermato le richieste dei domiciliari per la moglie Luisa Carminati, 56 anni, e il divieto temporaneo di rivestire uffici direttivi in persone giuridiche e imprese alla sorella Claudia Nembrini, 71 anni, considerata prestanome della coppia.

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L’indagine, iniziata nel 2023, riguarda «una fitta rete di persone giuridiche (fondazioni, società, cooperative sociali, consorzi, le cosiddette “opere”), tutte riconducibili, di diritto o di fatto, a Nembrini, tutte operanti nel settore dell’istruzione e della formazione professionale, e tutte destinatarie di ingenti finanziamenti pubblici, principalmente provenienti dalla Regione Lombardia». Secondo le accuse, «parte di queste risorse pubbliche venivano distratte dal Nembrini verso proprie società a responsabilità limitata, mediante la sovrafatturazione di servizi da queste resi alle “opere” o fatturazione di prestazioni inesistenti». Una quota significativa delle risorse della Regione, destinate a finanziare o cofinanziare le attività formative gestite dalle «opere» – 50.068.716,57 di euro nel solo triennio 2022-2024 – per l’accusa sarebbe stata dirottata sulle società di capitali «di famiglia», gestite da Nembrini e dalla moglie con la complicità di 25 «teste di legno» tra cui la sorella e il cognato.

Tra i reati contestati ai tre, il filone più importante è il peculato (quasi tre milioni), «essendo stata riconosciuta agli indagati la qualità di incaricati di pubblico servizio in quanto gestori di servizi scolastici finanziati per la quasi totalità da risorse pubbliche». Poi la bancarotta fraudolenta di una società, la «Amber International», cui risultano essere state a suo tempo trasferite risorse di provenienza pubblica per un milione 200mila euro, somma poi fuoriuscita dalla società e di cui si sono perse le tracce. Infine la truffa aggravata ai danni dello Stato in relazione alla parallela attività di accoglienza migranti, con due persone che figuravano impegnate nei centri di accoglienza di Zandobbio, Gromo e Valbondione ma in realtà non vi avrebbero mai lavorato, procurando un esborso alla Prefettura di 73mila euro. Ma in questo caso il gip non ha ritenuto sussistenti per Nembrini i gravi indizi di colpevolezza.

II profitto sinora accertato (le indagini sono ancora in corso) è di oltre 4 milioni di euro. I finanzieri hanno eseguito il decreto di sequestro emesso dal gip di denaro, beni immobiliari e quote societarie alla coppia per 3.094.827,70 euro, recuperandone 2.960.436,23.

La difesa: «Il tema è il peculato»

«Il tema dei temi è il peculato – commenta l’avvocato Barbara Bruni che assiste i tre, insieme al collega Marco De Cobelli – se cioè, come sostiene l’accusa, le fondazioni siano enti di diritto pubblico. Sul falso per i migranti il gip non ha ravvisato i gravi indizi di colpevolezza e per Daniele Nembrini ha scelto la misura meno afflittiva dei domiciliari. Per la coppia stiamo valutando il ricorso al Riesame: stiamo facendo copia dei numerosissimi faldoni depositati dal pm, dobbiamo avere il tempo di leggerli».

Le indagini della Gdf di Bergamo e Milano hanno scoperto «una insistita e sfacciata «frode delle etichette che ha consentito per anni, a Nembrini e al suo entourage, di spacciare come servizio, connotato da commendevoli finalità di promozione e sviluppo della persona, un’attività risultata, invece orientata al drenaggio di ingenti risorse pubbliche per finalità di arricchimento personale». Nel triennio 2022-2024 le fondazioni hanno incassato oltre 77 milioni di fondi pubblici (più del 70% delle entrate complessive) ma nel frattempo faticavano a pagare gli stipendi dei professori. E intanto decuplicavano, rispetto ai costi realmente sostenuti, le richieste di versamenti a titolo di contributi volontari a carico delle famiglie degli studenti. Accanto alle sei fondazioni, il cuore del gruppo delle «opere», nate dalla capogruppo «San Michele Arcangelo», si contano tre consorzi che svolgono attività di supporto amministrativo contabile, quattro società di capitali, tutte nella stessa sede e gestite da Daniele Nembrini e dal suo entourage, «con l’obiettivo di vestire in forme giuridicamente accettabili lo scopo lucrativo – realizzato con il drenaggio di risorse pubbliche – formalmente non perseguibile attraverso gli enti no profit», altre quattro società di capitali italiane partecipate dalle omonime fondazioni cui erano riferibili altre 31 società estere con sedi in Lettonia e in Lussemburgo e quattro società cooperative sociali a responsabilità limitata. Questo, per chi indaga, è «un costante e vorticoso gioco delle tre carte finalizzato, all’evidenza, a rendere impossibile – o comunque molto difficile – la ricostruzione delle vicende gestorie dei vari enti e i connessi profili di responsabilità personale».

Le società come «cassa continua»

Nel corso delle indagini sono stati sentiti diversi ex dipendenti, che hanno lasciato gli incarichi proprio perché in contrasto con il «sistema Nembrini»: hanno confermato come le società commerciali fossero utilizzate come delle «casse continue», da cui Nembrini attingeva per spese personali. Soldi utilizzati per comprare una casa a Milano per il figlio, una casa in Sardegna, una in costruzione in via Zanica a Bergamo, un immobile (peraltro inagibile) in via Carnovali, l’acquisto e la ristrutturazione della loro villa a Cenate Sotto, speculazioni come l’acquisto di azioni della Banca del Fucino, finanziato con i fondi elargiti dalla Regione Lombardia alla Fondazione Ikaros. C’è anche un conto corrente sospetto in Albania con la creazione di alcune società, poi chiuse.

«Tanto c’è Pantalone»

Intercettato il 13 maggio 2024 durante una riunione per la definizione dei criteri di redazione dei bilanci 2023 di tutte le opere e delle realtà collegate, Nembrini spiega che «la gestione della “San Michele” è in capo a noi tre... esattamente come tutte le altre società... tanto la “San Michele” è una fondazione di famiglia e ci sta anche... è la cassaforte... di cui nessuno sa un c...» e a un interlocutore precisa: «Hai capito quello che voglio dire?... Che tanto c’è Pantalone che paga no...». Esprime anche preoccupazione: «Se dovessimo cadere in una definizione da parte del fisco come soggetto commerciale andiamo a finire a pagare le imposte, per farla breve, mentre qui godiamo tutto di un mondo di esenzione dalle imposte».

«Firme falsificate»

Il 1° gennaio 2025 Luca Baravalle viene nominato presidente della Fondazione San Michele, nel tentativo di salvare il salvabile dopo che a luglio 2024 l’inchiesta era finita sui giornali. Agli inquirenti riferisce «di aver preso contezza del fatto che il conto della fondazione presentava un saldo negativo di circa 700.000 euro e di essersi avveduto che nel periodo compreso fra il 1° gennaio e la metà di febbraio erano stati disposti finanziamenti infruttiferi a diverse opere per ben 370.000 euro» falsificando la sua firma. Ieri in un comunicato in cui si dice fiduciosa nell’operato della magistratura, Fondazione Baravalle ribadisce che «la propria partecipazione in Fondazione San Michele Arcangelo è ispirata alla tutela della sua missione educativa e sociale e conferma l’impegno in difesa degli studenti, delle famiglie e dei lavoratori, nel segno della responsabilità, della trasparenza e della piena tracciabilità delle decisioni». Nonostante il cambio alla presidenza, Nembrini avrebbe continuato ad agire da dominus. È lui stesso il 28 ottobre 2025 a rispondere via mail alle lamentele di Baravalle dicendo di avere «ogni diritto di interloquire con gli amministratori delle singole Fondazioni grazie al ruolo che ricopro sia all’interno della Fondazione Sma sia altre Fondazioni, in qualità di prefetto, socio e collaboratore». Per il gip, Nembrini ha usato Baravalle come «specchietto per le allodole, mettendolo alla direzione della Fondazione Sma per dare l’impressione di un rinnovamento organizzativo e gestionale verso il quale, da oltre un anno, non ha mostrato alcuna disponibilità, mantenendo saldamente in capo a sé la gestione delle Fondazioni che gestiscono gli istituti scolastici e percepiscono le risorse pubbliche». Nella primavera 2026 è ancora Nembrini a liquidare dopo pochi mesi dalla nomina il legale rappresentante delle Fondazioni Ikaros ed Et Labora dicendo che «lui stesso avrebbe ripreso in mano personalmente la gestione delle fondazioni» e il giorno dopo nomina presidente il fratello don Eugenio.

Il 17 giugno 2026 Regione Lombardia scrive alla Procura spiegando che «con riferimento all’anno formativo 2025-2026, vengono segnalate gravi carenze in ordine all’inerenza delle spese sostenute rispetto agli obiettivi per i quali gli anticipi erano stati concessi alle Fondazioni del gruppo Nembrini, nonché una sistematica e ingente movimentazione di risorse finanziarie verso soggetti giuridici collegati, in un quadro di opacità e assenza di giustificazione». Ad agosto revoca gli accreditamenti alla Fondazione Ikaros.

Nell’interrogatorio preventivo dell’11 settembre i coniugi hanno negato gli addebiti, sostenendo anche di aver lasciato ogni incarico. Nembrini è anche diventato nullatenente. Per il gip «la formale nullatenenza di Daniele Nembrini, conseguente alla donazione dell’intero patrimonio immobiliare alla moglie Luisa Carminati, lungi dal ridimensionarne la pericolosità, ne costituisce ulteriore indice, rivelando una stabile propensione alla schermatura patrimoniale e alla separazione tra potere sostanziale e titolarità formale dei beni».

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