( foto yuri colleoni)
VERSO LA PASQUA. Il saluto del Vescovo a personale e pazienti del «Papa Giovanni», tra loro anche la prof accoltellata. Monsignor Beschi ha celebrato la Messa: «Qui in buone mani, medici e infermieri sono emanazione di quelle di Dio».
La visita del Vescovo Francesco Beschi all’ospedale «Papa Giovanni» in occasione delle celebrazioni pasquali è iniziata dal primo piano della Torre 4 dove è ricoverata Chiara Mocchi, la docente di francese dell’istituto «Leonardo da Vinci» di Trescore accoltellata da uno studente di tredici anni. L’incontro con l’insegnante, accompagnato dal direttore generale Francesco Locati e da Cristina Caldara, direttrice delle professioni sanitarie e sociali, si è svolto in modo riservato.
«Ho trovato la signora in buone condizioni – ha detto il Vescovo –. Ho colto una grande forza interiore e il desiderio che da questa vicenda dolorosa nasca qualcosa di buono per tutti, un nuovo modo di percepire sia da parte degli adulti che dai ragazzi. La signora ha anche espresso riconoscenza per le cure ricevute e l’assistenza rivolta a tutti i pazienti, oltre a profonda ammirazione per il lavoro medico sanitario che meriterebbe più riconoscimento a livello sociale».
Il Vescovo ha poi presieduto la Messa della Domenica delle Palme, concelebrata da don Alberto Monaci, direttore dell’Ufficio per la pastorale della salute, Fra Attilio Gueli, Fra Stefano Dubini, Fra Angelo Colombo, Fra Mauro Mariani.
«Gesù non ci abbandona nella sofferenza e nella prova»
«I Vangeli – ha detto monsignor Beschi dopo la benedizione dell’ulivo e la lettura della Passione – nascono intorno alla passione, morte e resurrezione di Gesù. Questo racconto è il cuore e la sorgente della nostra tradizione cristiana che viene raccolta nel simbolo della croce, ancora molto diffuso e capace di interrogarci quando una persona è provata dal dolore. Leggere la Passione in questo ospedale è speciale. È il racconto di quanto accade dalle nove della sera del giovedì alle tre del pomeriggio di venerdì, quando Gesù muore. Sono diciotto ore di dolore provato da Gesù, sotto ogni forma. Ci sono malati la cui sofferenza dura anni. Ci si chiede che consolazione possa venire dalla croce per chi è nella stessa condizione. Gesù non ci abbandona nella sofferenza e nella prova. In questo luogo – ha continuato monsignor Beschi – la persona si trova nelle buone mani degli uomini e delle donne che sono emanazione delle mani di Dio. Il crocefisso è più forte della prova e nella prova. La croce è il segno offerto nella sofferenza».
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