Insegnanti di italiano per stranieri. Solo 21 posti in Bergamasca, scoperte 115 scuole
IL CASO. Tetto agli studenti migranti nelle classi? I sindacati denunciano una carenza strutturale. «Risorse insufficienti per assumere personale qualificato. Si investa di più sull’integrazione».
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L’attenzione è puntata sugli studenti stranieri che non parlano italiano e sulla necessità che conoscano la lingua prima di entrare in classe. Ma c’è una questione che rischia di non venire considerata: i docenti formati per insegnare l’italiano ai non italofoni ci sono, ma troppo spesso mancano i posti finanziati per farli entrare in classe.
È il paradosso della proposta di Giorgia Meloni riguardante il mettere un tetto alla presenza degli studenti stranieri nelle classi (soprattutto gli alunni con una conoscenza insufficiente dell’italiano): si chiede a bambini e ragazzi di sapere la lingua, ma il sistema non mette sempre nelle condizioni di insegnargliela. I docenti della classe di concorso A023, formati per insegnare italiano a chi è nativo di un’altra lingua, infatti, spesso non possono insegnare ciò in cui sono specializzati perché i posti non sono resi disponibili, mancando i fondi necessari per finanziare maggiore organico di docenti.
I numeri in Bergamasca
In Bergamasca, per l’anno scolastico in corso, sono state deliberate solo 21 cattedre di potenziamento sulla classe di concorso A023 («Lingua italiana per discenti di lingua straniera»), distribuite su 136 scuole, che compongono la rete scolastica della provincia di Bergamo. «Questi sono assegnati nelle scuole dove c’è maggiore necessità. Tuttavia – spiega Fabio Cubito, segretario generale della Flc Cgil di Bergamo – si tratta di un numero di ore molto limitato. Considerando un istituto con un docente che ha 18 ore settimanali a disposizione, gestire ragazzi in 3 o 5 classi diventa un compito difficile. Di fatto, su 136 scuole, solo 21 dispongono di potenziamento, il che significa che 115 scuole restano completamente scoperte. E per un vero investimento sugli studenti migranti sono necessari più fondi, risorse e personale. Così come corsi di formazione per i docenti che si occupano di alfabetizzazione, supportati anche dai servizi sociali e dagli sportelli dell’immigrazione, creando un aiuto stabile e strutturato».
Un organico inadeguato, quindi, specialmente a fronte di 27.883 studenti stranieri iscritti nell’anno scolastico 2026/27 in Bergamasca, di cui oltre 600 «Nai» cioè «neo arrivati in Italia» (l’Ufficio scolastico territoriale è ancora in attesa del dato esatto dal ministero per l’anno in corso, ndr) e di un fabbisogno di italiano L2 (Lingua Seconda: si impara appunto nel Paese in cui la lingua viene usata correntemente, ad esempio da chi vive o studia in Italia).
La normativa
Così, mentre cresce l’attenzione sulla necessità che gli studenti stranieri conoscano l’italiano, il suo insegnamento fatica a trovare una collocazione stabile nell’organizzazione ordinaria della scuola. Ma facciamo un passo indietro. La classe di concorso A023 è stata istituita nel 2016 con l’obiettivo di formare docenti specializzati nell’insegnamento dell’italiano come seconda lingua. La sua presenza è stata inizialmente legata soprattutto ai Cpia, i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, ma negli anni l’utilizzo dei docenti A023 si è esteso anche alle scuole «tradizionali», in particolare nei contesti in cui sono presenti studenti neoarrivati in Italia o con competenze linguistiche ancora insufficienti per seguire pienamente le lezioni. Ma non sempre si traduce in un insegnamento strutturale dell’italiano. Infatti, l’A023 non corrisponde a una disciplina ordinaria e il suo impiego avviene in larga parte attraverso l’organico di potenziamento e tramite progetti a termine, finanziati da enti locali, o interventi di alfabetizzazione spesso portati avanti dai docenti di lettere tradizionali (ma non specializzati nell’insegnamento della lingua agli stranieri).
«Garantire strumenti e professionalità»
Inoltre, spesso i docenti specializzati in A023 vengono impiegati per compiti diversi dall’insegnamento dell’italiano L2, snaturando il loro ruolo: come la copertura delle supplenze brevi di altre materie e, in casi limite, anche ore di sostegno, penalizzando gli studenti stranieri. «Se riconosciamo che la conoscenza dell’italiano è fondamentale per l’integrazione e per il successo scolastico, dobbiamo anche garantire alle scuole gli strumenti e le professionalità necessarie. La classe di concorso A023 rappresenta proprio una di queste professionalità: sono docenti specificamente formati per l’insegnamento dell’italiano come seconda lingua. Eppure il loro utilizzo è ancora fortemente condizionato dalla disponibilità di posti e di risorse», sottolinea Paola Manzullo, Segretaria Generale della Cisl Scuola di Bergamo. «Se, quindi, l’insegnamento dell’italiano viene indicato come una priorità, questa scelta debba essere accompagnata da un investimento concreto. In altre parole, alla dichiarazione del fabbisogno deve corrispondere la possibilità concreta di soddisfarlo. E la presenza di una professionalità specifica come quella dell’A023 dovrebbe essere considerata una risorsa da utilizzare pienamente, non una professionalità che rimane in parte inutilizzata per la mancanza di posti», conclude Manzullo.
«In Italia meno di 800 docenti»
«La classe di concorso A023 rappresenta una risorsa strategica, ma oggi drammaticamente insufficiente – dice Michele Gaverini, segretario provinciale della Uil Scuola –. In tutta Italia contiamo meno di 800 docenti di questa categoria e le graduatorie locali mostrano una carenza strutturale, troviamo infatti appena 15 candidati specializzati in I fascia e 79 in II fascia. A complicare il quadro ci sono la mancanza di continuità e un utilizzo spesso improprio di queste risorse. Molti docenti segnalano di venire impiegati come “jolly”. Investire davvero sull’integrazione significa superare questa precarietà».
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