(Foto di Bedolis)
LE CELEBRAZIONI. Nel Giorno della Memoria, il 27 gennaio, le parole della sindaca di Bergamo Elena Carnevali e le commemorazioni in città.
Bergamo
«Essere qui oggi non è un gesto rituale. Sappiamo bene che c’è il rischio che questa Giornata della Memoria sbiadisca nella retorica delle celebrazioni o in una “ritualità consolatoria”. Per noi significa invece permettere all’oggi di incontrare il passato per comprenderne le conseguenze e, soprattutto, i meccanismi che hanno reso possibile la Shoah». È la riflessione che la sindaca di Bergamo, Elena Carnevali, ha voluto condividere con tutta la comunità in occasione delle cerimonie istituzionali in ricordo delle vittime dell’Olocausto, ad 81 anni di distanza dal 27 gennaio del 1945, quando veniva liberato il lager nazista di Auschwitz.
«Quel giorno segnò la fine di un luogo, ma non la fine di ciò che aveva reso possibile quell’orrore - ha detto la sindaca, durante il suo intervento in Rocca-. Per questo la Memoria non è mai solo uno sguardo alla storia. È una domanda rivolta al presente e al futuro. Un dono prezioso, affidato a ciascuno di noi perché possa essere consegnato, intatto e vitale, a chi verrà dopo. La Shoah è il punto estremo di un progetto di annientamento totale, fondato sull’odio razziale, sulla disumanizzazione scientifica, sulla riduzione dell’essere umano a cosa. È questo che fa dei campi di sterminio un abisso nelle pagine della Storia e ci obbliga senza ambiguità a condannare ogni forma di antisemitismo e custodire l’unicità della Shoah. E allo stesso tempo, difendere l’inviolabilità della vita umana e il diritto alla libertà e all’autodeterminazione dei popoli – così a Gaza, in Ucraina e in Iran – è un dovere civile e la base di una pace vera».
Le cerimonie organizzate dal Comune per il 27 gennaio hanno riunito nel ricordo e nella memoria autorità civili, religiose e militari, associazioni combattentistiche e d’arma, cittadini e molti studenti. Al parco delle Rimembranze in Rocca sono state deposte le corone d’alloro alla lapide in ricordo degli ebrei bergamaschi deportati nei campi di sterminio ed è stato tributato l’omaggio alla lapide dedicata alle ceneri dei deportati nei lager presso la chiesetta di Sant’Eufemia. A seguire, alla s tazione ferroviaria, è stata posizionata una corona d’alloro alla lapide in memoria dei lavoratori del Nord Italia deportati da Bergamo nei campi di concentramento, con gli interventi a cura di Aned Bergamo e degli studenti dell’Itis Paleocapa con l’organizzazione di Isrec e Cgil.
Nel giardino di Palazzo Frizzoni è andato in scena il momento di raccoglimento in memoria dei venti bambini ebrei uccisi nel campo di Neuengamme, con l’atto di memoria a cura di studenti dell’Istituto comprensivo Donadoni. Infine nel centralissimo passaggio Cividini è stato reso omaggio a Pierantonio Cividini, letterato ed educatore, internato militare dai nazisti.
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