L’eredità di Tentorio, il ricordo commosso a Palazzo Frizzoni

IL RICORDO. L’abbraccio dell’amministrazione comunale di Bergamo alla famiglia dell’ex sindaco. La prima cittadina ha ricordato la fiducia nei giovani, la qualità dei rapporti interpersonali.

Non è stata una commemorazione formale, ma qualcosa di più vicino a una memoria condivisa, quasi un passaggio di testimone. Nell’Aula del Consiglio comunale di Bergamo, nella serata di mercoledì 1 aprile, gremita fino a non lasciare più spazio, si è ritrovata una comunità politica e umana per ricordare Franco Tentorio, sindaco dal 2009 al 2014, scomparso improvvisamente venerdì scorso.

La famiglia a Palazzo Frizzoni

C’erano la moglie Angela, i figli Francesca e Ottorino, i fratelli Angelo e Mario. Attorno a loro, l’«abbraccio» di una città intera: amministratori di oggi e di ieri, amici di una vita, volti di schieramenti diversi. Tutti, in modi differenti, attraversati dalla stessa esperienza: aver condiviso con Tentorio un pezzo di strada lungo quasi mezzo secolo.

Il filo che ha unito gli interventi non è stato la nostalgia, ma il valore concreto di un’eredità. «La casa delle scelte, delle discussioni appassionate», l’ha definita la presidente del Consiglio Romina Russo, richiamando uno stile fatto di dedizione e responsabilità. La sindaca Elena Carnevali ha parlato di «equilibrio e continuità», qualità oggi non scontate, che trasformano la politica da parentesi a impegno duraturo.

Fermezza e umanità

Nei ricordi affiora un tratto comune: la capacità di tenere insieme fermezza e umanità. Dalla fiducia data ai più giovani – «non sei solo» – alla cura dei rapporti, fino a quella leggerezza che stemperava anche le tensioni. C’è chi lo ricorda come riferimento capace di appianare conflitti, chi come presenza discreta ma costante, chi ancora come esempio che ha avvicinato alla politica.

Al di là delle appartenenze, resta l’idea di un servizio vissuto senza scorciatoie: rispetto, dialogo, senso delle istituzioni. Non un modello «di altri tempi», ma una misura ancora attuale, forse necessaria. In quell’Aula piena, più che il passato, si è guardato avanti: a come custodire e rendere vivo, nelle scelte quotidiane, ciò che Tentorio ha lasciato.

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