Licenziato a Bergamo, riparte dall’Australia: «Ora è casa mia»

LA STORIA. Michael Tosi, 35 anni, cresciuto a Colognola, si è trasferito nel 2013. Tra sacrifici e impieghi diversi, ora lavora per una compagnia assicurativa. «Tra Melbourne e Redcliffe ho imparato a dare valore alle cose più semplici».

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Redcliffe (Australia)

Può una delusione trasformarsi nell’opportunità che cambia tutto? Michael Tosi certamente annuirebbe. Lo spartiacque determinante, per lui, arriva quando è poco più che ventenne. Un licenziamento improvviso, e la rabbia scaturita, lo portano a prendere una decisione drastica. Il ragazzo pensa sia arrivato il momento di andare via dall’Italia, il più lontano possibile. Michael dà forma a quell’impeto. Prende il mappamondo in mano, lo scruta e punta il dito sulla terra dei canguri.

Sbarca in Australia nel 2013 e nel 2022 ne ottiene la cittadinanza. Oggi abita a Redcliffe (nel Queensland) con un coinquilino italiano e il suo cane Rex, lavora per una nota compagnia di assicurazioni e vede il suo futuro in quell’angolo remoto della terra. Lo chiama «un progetto a tempo indeterminato»: le possibilità che torni a vivere in Italia sono scarse. Casa sua è a pochi passi dalla spiaggia, ama esplorare la natura australiana, campeggiare e fare escursioni in bicicletta. Un viaggio lungo in cui non si può certo dire siano mancati gli ostacoli e le difficoltà. Ma anche una grande dose di sacrificio.

La tibia rotta

Michael, classe 1991, cresce con la sua famiglia a Colognola, dove frequenta le scuole elementari. Poi le medie al Seminario vescovile e un anno e mezzo di superiori al Cesare Pesenti. Vuole diventare termoidraulico. Il primo «incidente» che cambia il corso degli eventi arriva a 16 anni: Michael si rompe la tibia durante una partita di calcio con la sua Interseriatese. A casa manca l’ascensore e lui abita al quarto piano. Con il gesso fino all’inguine non può più andare a lezione. Quattro mesi di verifiche, tanti corsi da recuperare e una passione per la scuola mai stata forte lo convincono a imboccare in anticipo la via del lavoro. E trova subito qualcosa in linea con i suoi studi: «Ho fatto l’elettricista per cinque anni in una piccola ditta dell’hinterland, eravamo solo io e il titolare» spiega il 35enne. Ma quando arriva il momento di passare a operaio, gli viene sbattuta la porta in faccia: «Mi hanno licenziato per mancanza di fondi».

L’Australia

Un fulmine a ciel sereno, dato che a Michael quel lavoro piace pure. Il giovane bergamasco trasforma la rabbia e lo scoramento in forza per cambiare e prendere in mano la propria vita. «Era arrivato il momento di andarsene, ma non sapevo dove». L’assist vincente glielo fornisce Matteo Rodigari, suo amico d’infanzia. «Mi ha detto di prendere la mappa, scegliere un posto e buttarsi». Un tuffo da 15 mila chilometri. Michael sta per partire in solitaria, ma in extremis viene raggiunto dal suo migliore amico, Valerio Cisotto, e da Leila Galega, la fidanzata del fratello di un altro suo amico. L’idea iniziale è quella di stabilirsi a Perth, ma alla fine opta per la costa sud-orientale. Siamo a febbraio del 2013. «A Melbourne c’è la comunità italiana più grande del Paese. Ho pensato quindi che in quella città avrei avuto meno difficoltà a integrarmi». I primi sei mesi, però, sono durissimi. Tra lavori saltuari come il lavapiatti o il traslocatore e due esperienze in fattoria, Michael si adatta a fare un po’ di tutto. Non ha paura di sporcarsi le mani. «Facevo il contadino e amavo stare all’aria aperta, a contatto con la natura e gli animali». Il valzer di impieghi ha una motivazione specifica: il visto allora in suo possesso gli consente di lavorare solo pochi mesi consecutivi per lo stesso datore.

La partita della Juve

Un incontro casuale allo stadio con alcuni italiani cambia ancora il corso degli eventi. Michael è di fede bianconera e decide di andare a vedere una partita di Alessandro Del Piero, una delle più grandi leggende juventine. «Pinturicchio» in quel periodo milita nel Sydney Fc e la sua squadra è di scena a Melbourne per il «The Big Blue», il derby tra i due club più blasonati della A-League. In tribuna, proprio due file davanti a lui, ci sono altri italiani. Fa la loro conoscenza e, grazie a quell’incontro, trova altri due lavori: prima addetto alle vendite per una ditta di lampadine led, poi in un’officina meccanica, dove parte dalla gestione degli ordini sul computer, per passare poi all’installazione dei pezzi di ricambio. Nell’autofficina ci resterà un paio di anni. Nel 2015 ottiene anche un nuovo visto.

«Adesso che sono lontanissimo mi rendo conto di quanto sia magnifica Bergamo e la sua provincia»

Michael consegue anche due titoli di studio australiani: «Un Diploma in Childhood Education and Care, utile all’epoca per il visto, e un altro in Social Media Marketing, ottenuto durante il Covid». La permanenza lavorativa più lunga è alla Airport Metals. Sei anni da magazziniere in un’azienda che vende metalli pregiati per macchine da rally e velivoli. Siamo nel 2022 e, terminata anche questa esperienza lavorativa, Michael torna in Italia per tre mesi. Una visita agli affetti, ma anche un’occasione per girarla (più in lungo che in largo ovviamente). È solo uno dei tanti viaggi compiuti negli anni australiani. «Ho avuto anche molto tempo per girare il mondo. Sono stato in Brasile, a Bali, in Nuova Zelanda, a Singapore, in Turchia».

Il ritorno in Italia

Tra queste “gite” ci infila anche cinque ritorni in Patria. Un legame che, nonostante la distanza siderale, resta forte. «Adesso che sono lontanissimo mi rendo conto di quanto sia magnifica Bergamo e la sua provincia. È sempre bello poter tornare per vedere gli amici d’infanzia, la famiglia e luoghi, come le Mura o la natura delle valli, che ho imparato ad apprezzare fino in fondo solo ora che sono dall’altra parte del mondo».

A ottobre del ’22 riesce a trovare quello che è il suo attuale impiego: «Mi occupo di supporto clienti e assistenza tecnica interna per Suncorp Group, una delle maggiori compagnie assicurative del Paese».

Verso Redcliffe

Nel 2024 Michael affronta l’ultimo grande cambiamento. Diciotto ore di macchina lo portano fino a Redcliffe, dove vive tuttora. «Ho deciso di trasferirmi perché Melbourne è la Londra d’Australia: fredda, cupa, con dieci mesi di inverno all’anno. Redcliffe è l’opposto: ci si gode il caldo e la spiaggia in tutte le stagioni. Ed è proprio questo, forse, l’aspetto che il trentacinquenne ama di più del paese che l’ha adottato. «Qui ho imparato a dare valore anche alle cose più semplici, come stare seduto in riva al mare per delle ore a guardare le onde o ammirare un tramonto che cala all’orizzonte». È bastato puntare il dito sul mappamondo. Oggi, quel puntino remoto è casa.

Bergamo senza confini

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