Lo sviluppo dello scalo di Orio
divide i candidati sindaci

Stop allo sviluppo del Caravaggio, trasparenza nelle decisioni, organica distribuzione del traffico aereo: i temi sul tavolo dei candidati sindaci per Bergamo.

Lo sviluppo dello scalo di Orio divide i candidati sindaci
L’aeroporto di Orio al Serio

Stop allo sviluppo del Caravaggio, assoluta trasparenza nelle decisioni, affidamento di studi più approfonditi a società indipendenti (anche straniere), più organica distribuzione del traffico aereo. In sostanza, accordi con Malpensa e Montichiari. Sono alcune delle richieste che il Comitato Colognola per il suo futuro mette sul tavolo degli aspiranti sindaci a Palafrizzoni.

Che, tra le altre cose, detiene il 13,8 % di Sacbo, società che gestisce l’aeroporto di Orio. Auditorium di San Sisto strapieno nella serata di venerdì 3 maggio: sul tavolo il futuro del quartiere «alla vigilia di un momento cruciale». Non le elezioni, semmai «la Vas, valutazione d’impatto strategico che precederà poi la zonizzazione».

Il sorteggio dei candidati favorisce (o forse no) Nicholas Anesa, esponente dei Cinque Stelle: «Un sindaco deve mettersi a fianco dei suoi cittadini nelle lotte per la salute, e voi siete stati messi in disparte». Un attacco a quelle «istituzioni che sono mancate in questi anni». Poi l’affondo: «L’aeroporto ora si deve fermare. Le scelte fatte finora sono state prese solo in base ad interessi economici». «Perché siamo arrivati a questo punto? Di chi sono le responsabilità?» attacca Francesco Macario, candidato di Bergamo in Comune in versione barricadera. «Tutta la città è stata organizzata in funzione dello sviluppo dell’aeroporto. Un modello di crescita deciso dai grandi poteri». La conclusione è persino logica: «Sono contrario alla crescita di Orio, anzi sarei per tornare indietro».

Più prudente Giacomo Stucchi, candidato del centrodestra: «Ci troviamo di fronte ad una scelta, cosa fare di questo aeroporto: produce ricchezza, è chiaro. Ma un’espansione senza limite non va bene. Serve uno sviluppo che sia quindi compatibile con le esigenze del territorio, non mirare al massimo profitto. Meglio fermarsi a riflettere, visto che quello che era previsto per il 2030 è già stato raggiunto oggi». «Un tema complesso che non può essere semplificato in modo demagogico» replica Giorgio Gori, sindaco uscente e candidato del centrosinistra. «Sono convinto che sia arrivato al massimo del suo sviluppo», ma serve «una lettura complessiva». Ricorda come una delusione «i risultati negativi della sperimentazione» e le difficoltà con gli altri quartieri, ma ribadisce che «chi dice di mettere un tetto e basta dice una cosa che non si può fare». Meglio «trovare un assetto a livello regionale capace di assecondare una domanda in continua crescita, ma non più solo ad Orio». Ergo, alleanze con altre società, «e non penso serviranno decenni».

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