«Lupi in aumento, ma niente allarmismi non c’è un’invasione»
LA SITUAZIONE. Polizia provinciale e Parco delle Orobie sul ritorno del predatore: nel prossimo futuro 25-35 capi. Sale il numero di predazioni. «Sono previsti i rimborsi».
Nembro
Nessun allarmismo: i lupi sono tra noi, ma non è in atto un’invasione. La convivenza è possibile e necessaria, perché il ripopolamento dei lupi, anche nel territorio della provincia bergamasca, è un fenomeno naturale e che era prevedibile già da anni. A sostenerlo sono Parco delle Orobie e Polizia provinciale.
Se ne è parlato venerdì sera al Modernissimo di Nembro dove un folto pubblico ha seguito l’incontro dedicato alla tematica, in cui sono intervenuti Daniele Carrara e Luigi Nervi, rispettivamente vice commissario e sovrintendente della Polizia provinciale di Bergamo e Roberta Cucchi del Parco delle Orobie bergamasche.
I timori vanno ridimensionati
La presenza del lupo (come l’orso) suscita preoccupazioni e timori, ma - come hanno sottolineato Carrara e Nervi -, senza minimizzare gli aspetti emotivi, si deve affrontare la questione con dati alla mano, ridimensionando anche i titoli «forti» che spesso i media utilizzano.
Le segnalazioni delle presenze
Di fatto la presenza del lupo nella Bergamasca è aumentata. I numeri evidenziano che, dopo le prime segnalazioni del 2017, gli eventi, che indicano anche solo il passaggio di un lupo, sono passati da due nel 2020, ai 42 del 2023, diventati 60 l’anno successivo, e 63 nel 2025; quest’anno, sino al 10 aprile, gli eventi sono già 45, e arriveranno presumibilmente a 120.
I lupi: quanti sono e dove nella Bergamasca
Dal punto di vista quantitativo la stima totale dei lupi presenti sul territorio in un prossimo futuro arriva a 25/35 capi. , Al momento tre sarebbero i branchi «storici» e certi: quello in Valle Seriana-Gandellino, a Oltre il Colle-Laghi Gemelli, a Vedeseta-Baciamorti (scoperto nel 2024) per un totale di 12-18 animali. Si può immaginare la formazione di altri 1-2 branchi con 6-10 capi, mentre è difficile stimare gli animali in dispersione, che lasciano il branco originario e che possono dare origine a uno nuovo. Di fatto ogni branco si muove e controlla un territorio molto ampio, cosa che rende impossibile un alto numero di presenze. «Non avremo un’invasione di centinaia di lupi», ha ribadito Carrara.
Cucchi, che ha delineato le caratteristiche del canis lupus, ha spiegato che la riproduzione avviene una volta all’anno, dando alla luce 3-4 cuccioli, e solo il 25% di loro diventerà adulto.
Le aree in cui si espanderanno i lupi toccano tutti gli ambienti della provincia, non solo i boschi. I nuovi branchi potrebbero popolare la zona della Val Taleggio-Valle Imagna e della Valle di Scalve, ma anche la zona della pianura, ovvero tutti i luoghi in cui è possibile trovare cibo. Per esempio ci sono già stati avvistamenti a Bonate Sotto.
L’importanza del monitoraggio
«In pianura i lupi - ha detto Carrara - possono essere un aiuto nel contenimento delle nutrie». Nervi ha sottolineato l’importanza dell’attività di monitoraggio che richiede la collaborazione di chiunque noti segni diretti o indiretti della presenza o passaggio dei lupi. Al pubblico sono state mostrate foto e video realizzati attraverso foto trappole.
Un altro segnale significativo dell’espansione del canide è l’aumento delle predazioni. Nel 2023 sono state 24, di cui 12 di animali domestici per 84 capi; l’anno successivo 28, di cui 23 nei confronti di animali di animali domestici per un centinaio di capi, nel 2025 le predazioni sono state 22 di cui 12 di animali domestici per 87 capi. Per il 2026 si contano a oggi 24 predazioni di cui nove di animali domestici per 23 capi, ma si prevede un aumento quando si tornerà agli alloggi.
I rimborsi per gli allevatori
Carrara ha ricordato che per allevatori anche amatoriali è previsto il rimborso per i capi persi e per i danni subiti, senza per questo banalizzare il valore affettivo che può avere una pecora o una mucca per il suo proprietario. E si tratta di un centinaio di capi a fronte di 10/20mila capi sugli alpeggi, è stato detto. Inoltre ci sono strategie per cercare di prevenire e limitare le predazioni come recinzioni elettrificate, utilizzo di cani da guardiania, dissuasioni, il cui acquisto può essere coperto dal progetto Life Wolfalps o da altre misure di sostegno.
Per concludere Carrara ha ricordato che «al tavolo in cui si discute del fenomeno manca un interlocutore: il lupo, animale che fa quello che fa per natura. La gestione prevede l’accettazione della sua presenza come presupposto imprescindibile».
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