«Narcotizzò e abusò di due donne»: niente rito abbreviato per l’ex bidello

L’INCHIESTA. Il 35enne è in carcere, la difesa ha chiesto i domiciliari: il gup si è riservato la decisione. Una vittima sarà parte civile.

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Il gup Michele Martino Ravelli ha rigettato l’istanza dei difensori Federico Pedersoli e Stella Belotti che mercoledì 9 settembre in udienza preliminare per il 35enne ex bidello in una scuola superiore della città di Bergamo, hanno chiesto il rito abbreviato condizionato all’audizione delle due donne che, secondo le contestazioni, sarebbero state narcotizzate e violentate dall’indagato. Dunque, nella prossima udienza, il 14 ottobre, il giudice sarà chiamato a decidere se rinviare a giudizio il 35enne, come da richiesta della pm Giulia Angeleri, oppure se disporre il non luogo a procedere. L’uomo si trova nel carcere di Cremona dal novembre scorso. Ieri la difesa ha chiesto gli arresti domiciliari; il gup si è riservato la decisione.

Farmaci per narcotizzare le vittime

I fatti contestati sono concentrati tra il 2022 al 2025. L’accusa è che, dopo aver conosciuto le due attraverso alcuni siti di incontri, le avrebbe stordite somministrando di nascosto (spesso in bicchieri di vino) fentanyl o altri farmaci di cui l’ex bidello era in possesso perché servivano a curare la madre, per poi abusare di loro. In alcune occasioni il 35enne avrebbe filmato e fotografato le sue vittime. In un caso avrebbe minacciato di spedire video al nuovo compagno di una delle due, se lei non si fosse riavvicinata. Fu quest’ultima a denunciarlo per prima, anche per stalking (lui era riuscito a entrare tramite una app nel cellulare di lei controllandone i movimenti e costringendola a trasferirsi in un’altra città) oltre che per violenza sessuale e lesioni. E mercoledì 9 settembre, assistita dall’avvocato Marcella Micheletti, si è costituita parte civile. L’altra donna invece resta semplice parte offesa.

L’ex bidello ha sempre negato le accuse, parlando di serate ad alto tasso alcolico. Ma sul suo cellulare sono state sequestrate immagini che l’accusa ritiene compromettenti. Un amico a cui erano state inviate le foto ha confermato le circostanze. Sotto un immagine che gli aveva spedito via whatsapp, il 35enne si vantava di aver fatto «il piccolo chimico».

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