Nel 2022 trovato il medico a 4.128 pazienti. «Altri dottori in campo entro febbraio»

Il report. Nell’ultimo anno il numero degli utenti cosiddetti «orfani» si è ridotto da 20mila a poco meno di 16mila. Sofia (Ats): «Alcune aree critiche, ma imboccata la strada giusta». Marinoni: «La professione va resa più appetibile».

Le radici del problema affondano nel passato, l’orizzonte della soluzione è (almeno) nel medio periodo. Nel mezzo, c’è un presente che intreccia le prime soluzioni e le difficoltà note. Bergamo resta una delle aree d’Italia con il maggior carico di «assistiti» (cioè di pazienti) per i medici di base, ma nel giro di un anno la carenza dei camici bianchi s’è attenuata con numeri incoraggianti: al 1° gennaio 2022 erano infatti 20.008 i bergamaschi senza medico di base, mentre al 10 gennaio 2023 questa platea è scesa a 15.880 persone. In 4.128 hanno così trovato un medico, i «pazienti orfani» (la definizione di chi non ha un medico di base) si sono ridotti del 20%. Rispetto al totale degli «assistiti» in Bergamasca (che sono 918.236: dal computo della popolazione residente vanno infatti tolti i bambini che sono in carico ai pediatri di libera scelta e i soggetti in carico alle strutture della rete sociosanitaria), dunque, l’1,7% non ha il medico di base ma è assistito tramite il progetto degli «ambulatori diffusi».

Il «recupero» degli ultimi mesi è stato reso possibile in particolare grazie all’inserimento dei medici «corsisti», che possono avere sino a 1.000 pazienti. «La Direzione di Ats vuole guardare il lato positivo rispetto a un tema di attualità e di forte impatto sugli assistiti, soprattutto i più fragili – commenta Michele Sofia, direttore sanitario dell’Ats di Bergamo –. Investiamo risorse, professionalità e impegno istituzionale a tutti i livelli per corrispondere alle esigenze del nostro territorio, e i risultati annuali ci ritornano il dato di circa 4.000 cittadini in meno tra coloro che non hanno un medico assegnato. L’Accordo collettivo nazionale dei medici prevede che l’incarico cessi al compimento del 70° anno di età: i nuovi inserimenti di medici negli ultimi due mesi, oltre 25, uniti alla giovane età media, ci stimolano a proseguire su questa strada, ben consapevoli delle maggiori criticità in alcune aree, costantemente attenzionate. Tra gennaio e febbraio si insedieranno altri medici, come il dottor Bosio che prenderà servizio il 3 febbraio a Treviglio».

Il «carico» di assistiti

Il miglioramento recente va a tamponare una situazione che vedeva Bergamo tra le zone d’Italia più sotto stress, dal punto di vista numerico. Un indicatore per cogliere il problema della carenza di queste figure professionali è quello del numero medio di pazienti per ogni medico di medicina generale: in provincia di Bergamo ogni camice bianco ne ha in carico 1.517 (contro una media nazionale di 1.245), secondo il recente dossier dell’associazione Cittadinanzattiva (elaborato su dati del ministero della Salute riferiti al 2020, ultimo anno disponibile); solo Bolzano ha un rapporto pazienti/medici più elevato (1.539 assistiti in media per ogni medico), poi il podio è completato da Brescia (1.516). Cittadinanzattiva parla di «primato negativo per le province del Nord», considerato che le prime dieci posizioni sono tutte appannaggio di territori settentrionali.

Questione di densità demografica da un lato, ma anche (e soprattutto?) di minor presenza di queste figure professionali. «Questi dati sono la conferma di un problema che evidenziamo ormai da anni – sospira Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo – per una serie di ragioni storiche note, a partire dagli errori di programmazione e sino ai carichi burocratici e di lavoro che rendono sempre meno attrattiva la professione».

«Professione più appetibile»

La ricetta per uscire dall’impasse è quella che da tempo viene ribadita: «Salvaguardare la capillarità del servizio e tutelare il rapporto tra paziente e cittadino, fornire supporto amministrativo e infermieristico negli studi dei medici di base, rivedere il percorso di formazione, favorire il lavoro associato dei medici in realtà su misura come gli studi della medicina di gruppo – riepiloga Guido Marinoni –. E si deve rendere la professione più appetibile a partire dal corso di formazione specialistica: è un dato ormai costante quello della mancata copertura di tutti i posti disponibili. È un tema simile ad alcune specializzazioni universitarie, come Medicina di emergenza-urgenza, Anestesia o Chirurgia generale: ci sono altre discipline più appetibili perché hanno maggiori spazi per l’attività libero professionale. C’è un ulteriore problema di fondo: siamo uno dei Paesi europei che paga meno i medici». La mobilitazione degli ultimi anni ha ridato centralità al tema della medicina territoriale. «Ma per risolvere la situazione, anche cominciando adesso – ragiona ancora Marinoni –, ci vorranno almeno quattro-cinque anni: è una questione fisiologica legata ai tempi della formazione».

I numeri recenti però consegnano un miglioramento della situazione: «È un miglioramento importante – riconosce Marinoni –, seppur non enorme, ma per fortuna che c’è stato. I corsisti sono risorse preziose, da valorizzare».

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