«Non ha mai chiesto aiuto». Delitto di via Novelli, Patelli resta in carcere

Alessandro Patelli ha risposto alle domande, fornendo una sua versione dei fatti che per gli inquirenti risulterebbe su più punti incongruente e con diverse contraddizioni. Ma per la difesa il giovane avrebbe agito per paura, dopo il battibecco avuto con il tunisino: temeva di essere aggredito.

È durato oltre due ore l’interrogatorio di convalida dell’arresto davanti al gip Beatrice Parati: all’udienza, che si è tenuta in tribunale e non in carcere, Alessandro Patelli, 19 anni - accusato di omicidio volontario per aver colpito a morte con sei coltellate domenica pomeriggio il tunisino Marwen Tayari, sotto gli occhi della moglie Eleonora Turco e delle due figlie di 2 e 12 anni - è arrivato da un’entrata laterale, sul furgone della polizia penitenziaria, poco prima delle 11. Dalle 12 fino a dopo le 14, assistito dall’avvocato Enrico Pelillo, ha risposto alle domande del gip; pare che in più di un momento non sia riuscito a trattenere la disperazione, ma non avrebbe comunque pronunciato parole di pentimento per quanto accaduto, fornendo una sua versione dei fatti che per gli inquirenti (le indagini sono condotte dal pm Paolo Mandurino), risulterebbe su più punti incongruente e con diverse contraddizioni.

Al termine dell’interrogatorio, il gip si è riservato di decidere, riserva poi sciolta con l’ordinanza di convalida arrivata in serata : arresto convalidato, con l’accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, applicata la custodia in carcere per il pericolo di reiterazione di reato (la difesa aveva chiesto gli arresti domiciliari).

Quali sono i punti su cui si è concentrato l’interrogatorio, che hanno quindi portato all’ordinanza di convalida? Domenica intorno alle 13, in via Novelli, mentre sta affrontando i gradini di casa, Alessandro Patelli, 19 anni, incensurato, un’occupazione nell’azienda di famiglia «Giardini Veri», dove lavorano il padre John e il fratello maggiore Matteo, ha un battibecco con Marwen Tayari, tunisino, 34 anni, con diversi precedenti, che è seduto proprio su quei gradini con la moglie Eleonora e le due figlie di 2 e 12 anni. Il tunisino sta mangiando un panino, una bottiglia di birra a fianco, prima di tornare a casa con la famiglia a Terno d’Isola: vedendo il ragazzo muoversi di corsa, pare urtando anche la sua figlioletta, gli dice di stare attento; Alessandro Patelli non nega lo scontro verbale, né nell’interrogatorio di domenica sera né nell’udienza di mercoledì . E avrebbe spiegato che dopo il primo battibecco è tornato in casa per prendere il casco che aveva dimenticato: doveva andare in motorino (che ha parcheggiato davanti casa dopo essere andato in cortile a prenderlo) a Trescore per lavorare nel vivaio del padre. Il battibecco riprende quando lui esce di casa, con il casco calato in testa e il coltello in mano che, dice Alessandro, ha sfoderato davanti a Marwen perché era spaventato per la situazione. Il tunisino gli si avvicina, gli fa lo sgambetto, Alessandro cade e qui partono le coltellate.

Un atto sproporzionato, aggravato dalla reiterazione dei colpi, una grave condotta insomma, emergerebbe nell’ordinanza, rispetto ai banali motivi della discussione, e oltretutto, si ribadisce, Alessandro Patelli si trova in una condizione di vantaggio, presentandosi davanti al tunisino con il casco calato in testa già all’uscita del portone di casa, e con il coltello sfoderato (lui stesso ha ammesso di essersi avvicinato per primo impugnando l’arma, ma, avrebbe dichiarato, lo aveva fatto perché si sentiva spaventato). Era intimorito, aveva paura - è la posizione della difesa - eppure, il diciannovenne, per sua stessa ammissione nel corso dell’interrogatorio, pur essendo a due passi da casa, in pieno giorno, in una zona con molte abitazioni, e a pochissima distanza dalla caserma dei carabinieri che è in via Novelli, non ha mai provato a chiedere aiuto. Se era in una situazione di pericolo, se si sentiva spaventato perché non l’ha fatto?

E su quella bottiglia di birra (brandita o no dal tunisino, o poggiata a terra e infranta dopo?) che avrebbe spaventato Alessandro ci sono testimonianze che smentiscono la sua versione (e oltretutto anche lui avrebbe detto in diversi momenti dell’interrogatorio che forse, probabilmente, «non ricordo bene», il tunisino non l’aveva in mano quando lui, al contrario, aveva il coltello impugnato nel momento in cui il tunisino, che si stava allontanando con la famiglia, è tornato indietro). Non solo il senzatetto già sentito come testimone, la moglie di Marwen e la figlia dodicenne sostengono che il tunisino non aveva la bottiglia in mano, ma anche due vicini di casa sostengono che di aver sentito un netto fragore di cocci infranti solo quando il tunisino si era accasciato a terra già ferito.

E ancora, quando Alessandro è uscito di casa con il casco in testa dice di aver sentito Marwen inveire con diverse frasi contro di lui ma di non aver capito bene perché sotto il casco indossava le cuffiette, ma in altri momenti avrebbe detto di aver sentito: pare che abbia anche detto di aver avvertito una porta del condominio chiudersi e che forse per quel rumore il tunisino che si stava allontanando sarebbe tornato indietro avvicinandosi a lui. Le cuffiette gli impedivano di sentire o no?

Un’altra incongruenza riguarderebbe quel coltello che Alessandro Patelli ha usato per colpire Marwen Tayari: nel primo interrogatorio il diciannovenne ha spiegato che lo usava soltanto per lavorare a Trescore nell’impresa del padre, ma mercoledì avrebbe dichiarato che quel coltello lo aveva acquistato perché gli piaceva, dopo averne visto uno simile a un amico . Con quel coltello Alessandro, avrebbe ammesso di essersi avvicinato, per primo, a Marwen, calzando anche il casco: il tunisino, dicendogli qualcosa (che Alessandro sostiene prima di aver sentito e poi no per quelle cuffiette indossate sotto il casco), gli avrebbe fatto lo sgambetto: il diciannovenne finisce a terra e in quel momento, da sdraiato, così avrebbe dichiarato, ha sferrato le prime due coltellate, e poi le altre quattro. Una, quella mortale, è arrivata al cuore di Marwen.

© RIPRODUZIONE RISERVATA