Nuovo Superbonus, salvo lo sconto in fattura per caldaie e infissi

IL DECRETO. Boccata d’ossigeno per aziende e categorie allarmate per il rischio blocco degli ordini. Tra le novità, la proroga dei lavori per le villette.

Un nuovo capitolo nella lunga storia dei bonus edilizi. Con la conversione definitiva in legge del decreto 11 del 2023, sono state apportate modifiche al regime e alle scadenze relativi al Superbonus per chi ristruttura casa, cessione dei crediti e sconti in fattura per lavori su caldaie e infissi, detrazioni, proroghe e interventi vari. Tra le principali novità del testo figurano le norme «salva caldaie», cioè per gli interventi in edilizia libera come caldaie e infissi è possibile accedere alla cessione dei crediti e allo sconto in fattura (e quindi mantenerli) in caso di lavori non cominciati ma contrattualizzati entro il 16 febbraio 2023. In pratica basterà dimostrare l’esistenza di un accordo tra cliente e fornitore, ad esempio avere la ricevuta del bonifico o un’attestazione di pagamento dell’acconto. In mancanza dell’acconto, «l’esistenza di un accordo vincolante deve essere attestata sia dal committente sia dal prestatore mediante dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà».

Il rischio rientrato

Una soluzione che potrebbe rappresentare una boccata di ossigeno anche per numerose aziende bergamasche che effettuano interventi medio-piccoli in edilizia libera, e che con il blocco dello sconto in fattura e della cessione dei crediti temevano una contrazione importante dei ricavi. Si auspicava una soluzione logica, equa e perseguibile, che evitasse di mettere a rischio solo nel territorio bergamasco più di 2mila imprese, con la concreta possibilità di scatenare un mercato al ribasso in un’intera filiera e il blocco degli ordini, come aveva paventato un mese fa il presidente di Confartigianato Bergamo, Giacinto Giambellini, esperto delle dinamiche di un settore in continua evoluzione. Secondo le stime di FederlegnoArredo, di cui fanno parte Assotende e Assolegno, lo stop allo sconto in fattura avrebbe determinato mancati ricavi per 3 miliardi alle imprese di questi settori. Solo Assotende aveva stimato per il 2023 un calo delle vendite tra il 25% e il 40%, previsioni simili e giro di affari in calo anche per Assotermica (caldaie) e Assoclima (pompe di calore).

La proroga

Tra i punti principali della nuova disciplina dei bonus c’è poi la proroga per completare i lavori del Superbonus al 110% sulle unità unifamiliari, le cosiddette villette. Il nuovo termine passa dal 31 marzo al 30 settembre 2023, a condizione che alla data del 30 settembre 2022 siano stati effettuati lavori almeno per il 30% dell’intervento complessivo. Resta nel decreto la data spartiacque del 17 febbraio 2023: per il Superbonus la cessione dei crediti e lo sconto in fattura sono applicabili se la Cilas (comunicazione inizio lavori) risale appunto a prima del 17 febbraio (fanno eccezione il Superbonus «sisma» per le zone colpite da terremoti, mentre la cessione è sempre possibile per i lavori del bonus barriere architettoniche, a prescindere dalla data di inizio lavori).

Sara De Palma, segretario provinciale di Anaci Bergamo (associazione degli amministratori di condominio) evidenzia due fattori del nuovo decreto, riferiti ai condomini: «In qualità di amministratori Anaci speriamo che le cessioni dei crediti relativi alle pratiche vecchie possano essere sbloccate a breve, risolvendo quindi le problematiche di cantieri sospesi o mai iniziati pur avendone i requisiti. Si eviteranno molte delle azioni legali che già si profilavano all’orizzonte. Il secondo aspetto da rimarcare è quello relativo alle pratiche nuove, che di fatto non ci saranno. Questo decreto conferma il ritorno alle vecchie modalità di detrazioni fiscali, pertanto non ci saranno, o quasi, nuovi cantieri. Purtroppo però gli istituti di credito non finanziano il condominio, manca la liquidità necessaria e molti condòmini non hanno la capienza fiscale per portare in detrazione grandi somme». E, proprio in tema di detrazioni, un’altra novità introdotta dal decreto riguarda la possibilità di detrarre in 10 anni e non in 4 i crediti maturati per interventi di efficientamento . Una soluzione che si potrà valutare a partire dalla dichiarazione dei redditi 2024. La disciplina è articolata. Ad esempio, se in una villetta sono stati realizzati lavori da 100mila euro che danno diritto a un bonus di 110mila, con l’obbligo di detrarre in 4 anni i 27.250 euro cui si ha diritto si ottengono tutti solo se si ha un imponibile Irpef da 80mila euro. Con un imponibile di 40.300 euro si ottengono invece 11mila euro in 10 anni. Chi ha un imponibile inferiore continuerà a perdere una parte della detrazione e, in caso di reddito zero, la perderà tutta. In sostanza, con la detrazione in 10 anni si calcola che la platea di beneficiari dovrebbe quadruplicare rispetto al regime della detrazione in 4 anni.

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