Omicidio di via Novelli, il giovane: «Sono stato minacciato di morte in carcere»

Alessandro Patelli lo ha riferito nell’interrogatorio, dal pm il nullaosta al trasferimento. Il gip ne sottolinea la «pericolosità sociale e l’incapacità di controllare i propri impulsi». «Lui ha provocato Tayari».

È stato minacciato di morte in carcere da un detenuto tunisino e per questo Alessandro Patelli, accusato dell’omicidio di Marwen Tayari domenica scorsa in via Novelli, potrebbe essere trasferito in un altro penitenziario. È stato lui stesso a raccontare delle minacce ricevute nell’interrogatorio di convalida dell’arresto mercoledì, davanti al gip Maria Beatrice Parati, difeso dall’avvocato Enrico Pelillo. In carcere erano già state adottate delle misure in modo da non metterlo in contatto con detenuti tunisini, ma dopo la minaccia di morte il pm Paolo Mandurino ieri mattina ha dato il nullaosta al trasferimento, allegando alla direzione penitenziaria il verbale dell’interrogatorio reso dal ragazzo. Si spera che sia trasferito in un carcere non troppo lontano, così da non complicare le visite dei familiari.

L’avvocato Pelillo aveva chiesto gli arresti domiciliari in via Novelli, ma nella sua ordinanza di convalida, il gip ha stabilito il carcere «per il concreto e attuale pericolo di recidiva». È vero che il ragazzo è giovanissimo e incensurato, ma il giudice evidenzia che le modalità della sua condotta, considerati anche i futili motivi che hanno portato all’omicidio, «si ritengono indicativi della pericolosità sociale dell’indagato e dell’incapacità dello stesso di controllare i propri impulsi». Patelli, infatti, «ha posto in essere una condotta connotata da particolare violenza sostanziatasi nell’aver attinto con sei coltellate e, quindi, reiterando la propria azione, zone vitali, così cagionando in pieno giorno la morte di Tayari che era disarmato». Nell’ordinanza vengono sottolineate anche la disponibilità da parte del giardiniere di armi da taglio, «l’assenza di concrete manifestazioni di resipiscenza e di consapevolezza per quanto occorso» e il fatto che Patelli abbia agito in pieno giorno alla presenza delle due figlie di Tayari, di 2 e 12 anni, e a due passi da casa, segno di «gravità e allarme sociale del fatto», e che «lumeggiano negativamente la personalità dell’indagato». Secondo il gip che lo ha messo in carcere, anche i motivi alla base del delitto, un banale alterco, sono «espressivi di una scarsa capacità dell’indagato di controllare i propri impulsi e non consentono, allo stato, di formulare un giudizio prognostico positivo in ordine alle capacità autocustodiali dello stesso».

Nell’ordinanza il gip ricostruisce la dinamica dell’omicidio e le incongruenze nelle dichiarazioni del diciannovenne che, dopo il primo battibecco perchè Tayari e la sua famiglia bivaccavano sui gradini di casa sua, è sceso armato di coltello e con il casco in testa in situazione di vantaggio rispetto al tunisino che peraltro si stava già allontanando. Sarebbe stato il giovane, quindi, «a provocare in un primo momento il Tayari, attirandone l’attenzione e così innescando il successivo diverbio» quando invece avrebbe potuto, se si fosse davvero sentito minacciato, chiamare aiuto, tornare in casa o alla vicina caserma dei carabinieri. Le sei coltellate inferte a Tayari, poi, secondo il gip sono «sproporzionate»: «l’indagato ha infatti attinto con sei coltellate, tutte in punti vitali, il Tayari. Le modalità di azione e i punti attinti appaiono invero indicativi della volontarietà che ha sorretto l’azione posta in essere dall’indagato».

Poco verosimile, insomma, secondo il gip, la versione di Patelli che sostiene di aver agito per paura e per difesa.

Intanto proseguono gli accertamenti sul suo cellulare e su una segnalazione arrivata alla nostra redazione da parte di un trentenne residente in città. L’uomo sostiene di essere stato vittima di un tentativo di rapina da parte di Tayari e di un suo amico domenica mattina in stazione. Poco cambia ai fini delle indagini, ma i carabinieri stanno comunque valutando le sue dichiarazioni.

L’avvocato Sofia Pedrinelli, nominata dalla compagna di Tayari, Eleonora Turco, ha presentato istanza per l’estradizione della salma in Tunisia ma il pm ha negato sia l’estradizione sia la cremazione, dando il nullaosta alla sepoltura. Ci sarà quindi, con modalità ancora da definire, una cerimonia e la tumulazione al cimitero islamico di Bergamo.

«I familiari di Tayari in Tunisia sono molto tristi per questa decisione, speravano di poter riavere a casa la salma» fa sapere l’avvocato Gino Salvatori, nominato da mamma, fratello e sorella della vittima.

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