Over 80, nella Bergamasca in 20 anni +88,6%. «Prevenire l’isolamento»
ANZIANI. Sono 76.388, nel 2005 erano 40mila. Gli over 65 a quota 255mila. Messina: «Costruiamo una comunità longeva che sostenga salute e relazioni».
Si vive sempre più a lungo e, per certi versi, anche meglio che in passato. E mentre i nuovi nati continuano a calare, il numero degli anziani – anche nella provincia di Bergamo – continua a salire. Ma guardare ai dati sulla longevità con un’accezione solo negativa sarebbe fuorviante: i numeri dell’Istat restituiscono sì una popolazione che invecchia, ma il fenomeno può essere interpretato anche in un’ottica di rilancio, per provare a costruire una comunità più longeva ma anche attiva, sana e capace dunque di valorizzare questa trasformazione invece di subirla.
I numeri
I dati mostrano con chiarezza la portata del cambiamento. Al 1° gennaio 2006 gli over 65 in Bergamasca erano 176.442, pari al 17,1% dei residenti. Vent’anni dopo, al 1° gennaio 2025, sono diventati 255.221 (il 22,9% della popolazione), con un incremento del 47,8%. Ancora più evidente la crescita degli over 80: dai 40.900 del 2006 (4%) ai 76.388 del 2025 (6,9%), con un aumento complessivo dell’88,6%.
Cresce la speranza di vita
La buona notizia è che accanto all’invecchiamento cresce anche la speranza di vita. Nel 2005 un uomo viveva in media 77,9 anni; nel 2025 arriva a 82,2, con un guadagno di 4,3 anni. Per le donne si passa da 83,8 a 86 anni (+2,2). L’indicatore combinato maschi-femmine sale da 80,8 a 84 anni. Sono dati che raccontano un miglioramento reale delle condizioni di salute, delle cure e della qualità della vita, ma che richiedono nuove politiche, nuovi servizi, nuove forme di prossimità.
«Solitudine, una sfida»
«I dati dell’Istat ci parlano chiaro e ci chiedono di ascoltarli con attenzione», osserva Marcella Messina, assessora alle Politiche sociali del Comune di Bergamo. Il suo sguardo parte dal quadro nazionale, dove la popolazione ha raggiunto i 58,9 milioni di residenti e, dopo dodici anni di calo, è tornata a una crescita zero. «Un segnale di stabilità che dobbiamo in larga parte alle migrazioni», sottolinea. Ma la stabilità non cancella le fragilità. «Sono numeri che non possiamo accettare come un destino inevitabile e che ci dicono quanto ancora dobbiamo fare per supportare le famiglie, i giovani, la conciliazione vita-lavoro». L’invecchiamento, infatti, non riguarda solo gli anziani, ma l’intero equilibrio sociale: «Il 37,1% delle famiglie è composto da una sola persona – prosegue Messina –. Vent’anni fa erano il 25,9%. La solitudine è una delle sfide sociali più silenziose e più grandi del nostro tempo. Per noi questi dati non sono un esercizio statistico, ma volti, storie, bisogni reali di persone che vivono nella nostra città». Da qui la necessità di un welfare che non sia solo assistenziale, ma comunitario, capace di prevenire l’isolamento e di promuovere salute, autonomia, partecipazione. «Bergamo deve continuare a essere una città che risponde, che include, che si prende cura», afferma l’assessore, ricordando il lavoro quotidiano svolto insieme alle realtà del territorio.
Il tema digitalizzazione
Il tema della longevità, insiste l’assessore, deve diventare centrale nelle politiche pubbliche: «Vuol dire garantire un invecchiamento che non guarda solo agli aspetti assistenziali. Dobbiamo guardare questi dati come una possibilità di vivere di più e meglio». Attività motoria, alimentazione sana, educazione digitale, tecnologie di supporto: sono tutti tasselli di un nuovo modello di welfare. «Il Comune sta investendo anche nella costruzione di un centro per le tecnologie accessibili», ricorda Messina, «perché imparare a convivere con la digitalizzazione è parte integrante dell’autonomia».
Il rischio, secondo l’assessore, è concentrarsi solo sul calo delle nascite, che pure rappresenta un problema serio. Ma la chiave di lettura deve essere più ampia: «Al centro di questi dati non dobbiamo guardare soltanto il tema della denatalità, ma l’aspetto di rilancio: costruire una comunità longeva - conclude Messina - che sostiene la salute, che promuove relazioni, che non lascia indietro nessuno.
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