(Foto di Yuri Colleoni)
LA CELEBRAZIONE. «La direzione della storia non è immutabile come forse ci stiamo rassegnando a credere», ha detto monsignor Beschi.
Bergamo
Un pensiero alla Terra Santa e un invito a una testimonianza di pace sono stati i passaggi salienti dell’omelia pronunciata durante la solenne celebrazione dal Vescovo Francesco nella cattedrale di Sant’Alessandro gremita di fedeli.
«In questi giorni – ha detto – abbiamo davanti agli occhi e nel cuore la Basilica del Santo Sepolcro vuota, un tempo piena per la Pasqua. Un luogo oggi svuotato dalle mani dell’uomo. Il sepolcro di Gesù, come narrato nel Vangelo, non viene svuotato dalle mani dell’uomo, ciò che era definitivamente chiuso ora è aperto. La direzione della storia non è immutabile come forse ci stiamo rassegnando a credere». Ha sottolineato quindi il desiderio e il bisogno di pace dell’umanità, quella pace «disarmata e disarmante» invocata da Papa Leone. «Il Risorto non è il Dio della guerra, non si innalzino bandiere di guerra in nome di Dio. Siamo noi in prima persona che in questo tempo possiamo testimoniare il bene anche quando sembra inutile. Deponiamo le armi, tutti». La celebrazione è stata accompagnata dalla musica dell’organo e dei fiati e dal canto della Cappella musicale. Al termine monsignor Beschi ha impartito la Benedizione papale pasquale.
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